10 luglio 2017

Crionica, longevismo e gestione del terrore esistenziale

Ripubblico un articolo (dal vecchio sito) che ritengo importante per chi volesse capire/studiare la resistenza spesso dimostrata dal grande pubblico di fronte ai concetti di estensione radicale della vita.

Un'analisi del relativo insucceso di crionica e longevismo alla luce della teoria psicologica della "gestione del terrore esistenziale".

Centomila persone uccise ogni giorno. Nel giro di due mesi le vittime sono tante quante quelle dell'Olocausto. Dove sono i manifestanti in piazza, gli appelli all'ONU, le richieste di intervento? Non ci sono. Siamo tutti in una trance [1] che ci fa ignorare la carneficina intorno a noi. La ragione è che la causa di queste morti non è la fame, la guerra, o un regime totalitario, ma un fenomeno generalmente accettato come "naturale" e "inevitabile": l'invecchiamento.

Noi fautori della longevità estrema, sognatori di vite senza data di scadenza, siamo a volte accusati di negare la realtà della morte. Nulla di più  sbagliato: è proprio la consapevolezza del destino che ci aspetta, che spinge la nostra ricerca di un'alternativa concreta, al di là delle promesse metafisiche delle religioni. In questa ricerca, spesso ci chiediamo: com'è possibile che le organizzazioni crioniche abbiano solo qualche centinaio di iscritti su sei miliardi e mezzo di abitanti del pianeta? [2] Perché non c'è una strategia di ricerca, coordinata a livello internazionale e generosamente finanziata, con lo scopo dichiarato di sconfiggere invecchiamento e morte? Come mai una malattia che affligge ogni singolo abitante del pianeta non attira più ricercatori e investimenti? Perché è necessario l'arrivo di uno scienziato iconoclasta come Aubrey de Grey per dare la spallata necessaria al settore biogerontologico perché si muova nella direzione giusta?

Una possibile risposta a queste domande circola da tempo fra longevisti e crionicisti, e si basa sulla teoria della gestione del terrore esistenziale, o Terror Management Theory (TMT), una teoria non conosciutissima, in Italia. Per introdurre la TMT riporto alcuni brani da "Le rappresentazioni della vecchiaia", di Teresa Bonifacio, in particolare dal capitolo 1.3, dedicato appunto alla TMT. Il contesto, come evidenziato dal titolo, è quello dell'invecchiamento in generale, non certo quello del longevismo estremo e tantomeno quello della crionica, ma la Bonifacio presenta un'utile introduzione alla TMT e molte sue osservazioni possono facilmente essere applicate al nostro contesto.

La Terror Management Theory (TMT) è stata sviluppata a partire dagli anni 80 del Novecento presso lo Skidmore College di Saratoga Spring, New York, da Jeff Greenberg, Tom Pyszczynski e Sheldon Solomon. Quest'ultimo, come dichiara in un'intervista, da graduate student "inciampò" accidentalmente nel lavoro di Ernest Becker, secondo le cui teorie "la consapevolezza unicamente umana della morte, e la sua negazione, guida e indirizza una sostanziale proporzione del comportamento umano". La teoria prende appunto le mosse dall'assunzione che la consapevolezza squisitamente umana - a differenza dell'istinto di conservazione, comune a tutte le specie - della propria mortalità, unita alla nostra capacità di autoriflessione, si configuri come una fonte continua di angoscia esistenziale, o per meglio dire di un terrore contenibile solo attraverso l'azione della cultura, apportatrice di significati, organizzazione e senso di continuità all'esistenza.
L'adesione ai valori culturali e la fiducia nella loro presunta validità consente di trovare conferme alle proprie convinzioni ed accrescere di conseguenza il proprio senso di sicurezza ed autostima, per la quale la TMT ipotizza una funzione "anxiety-buffer" che la correla inversamente all'ansia: le persone con un buon livello di autostima sarebbero meno portate ad assumere atteggiamenti difensivi in presenza di indicatori collegati alla morte […]
L'istinto di proteggere il nostro sistema culturale, la nostra visione del mondo da tutto ciò che potrebbe far sì che essa si svaluti, cessando di esercitare la sua benefica funzione sulla nostra autostima, è particolarmente forte soprattutto quando una persona viene indotta a focalizzarsi sulla propria mortalità: secondo il paradigma della mortality salience indurre le persone a pensare alla morte comporterebbe un aumento del favoritismo verso l'in-group e dell'ostilità verso l'out-group.
Nel nostro caso, questo significa un aumento del favoritismo verso l'accettazione della morte, o "mortalismo" (in-group), e un aumento dell'ostilità verso i sostenitori delle idee, nel nostro caso longevismo e crionica (out-group), che minano il sistema culturale dominante. Questo rappresenta un circolo vizioso al quale sarà difficile sfuggire: la TMT suggerisce che si tende ad assumere atteggiamenti difensivi dei propri valori culturali se confrontati con qualcosa che evochi la nostra mortalità. Ma chi prendesse in considerazione la crionica, o volesse sostenere un'organizzazione longevista, non potrebbe certo ignorare il fatto che entrambe le attività sono strettamente collegate al tema della morte. Sia crionica che longevismo soffrono di due fondamentali svantaggi, dal punto di vista della TMT: causano un'ansia esistenziale dovuta al fatto che ci ricordano la nostra mortalità e, come non bastasse, minacciano i valori culturali dominanti (mortalisti). Non può sorprendere quindi che siano pochi coloro in grado di avvicinarsi a crionica e longevismo senza soccombere ad un crescente senso di "angoscia esistenziale" e senza cercare rifugio nel conformismo dello status quo mortalista. L'unico barlume di speranza, in questo scenario, viene dal fatto che coloro dotati di solida autostima sembrano essere almeno parzialmente immuni alle reazioni irrazionali, in presenza di indicatori della propria mortalità, come confermato in recente studio scientifico [3]. Una nota cautelativa: questo scenario si occupa del grande pubblico in preda alla "trance mortalista" di cui sopra, ma anche all'interno dei movimenti crionico e longevista gli effetti della TMT potrebbero essere all'opera. In questo caso il rischio è quello di una situazione speculare, in cui l'inevitabile presenza di indicatori collegati alla morte spinge a rinforzare le proprie convinzioni, in questo caso immortaliste, rifugiandosi nel confortante abbraccio del proprio complesso memetico.

Naturalmente, è impossibile discutere del relativo insuccesso della crionica ignorando un altro fattore, indipendente dalla TMT e assolutamente essenziale, un fattore talmente ovvio che a volte sembra essere trascurato da alcuni crionicisti: la crionica è tutt'altro che una terapia di dimostrata efficacia e può al massimo essere descritta come una "scommessa razionale", un concetto sintetizzato da Ralph Merkle in una famosa tabella. La situazione resterà immutata fino a quando un essere umano sarà criopreservato e riportato in vita: quel giorno la crionica diverrà una branca della medicina. Ma in assenza di tale dimostrazione, o simile, per esempio su topi da laboratorio, sembra inevitabile che l'ansia esistenziale causata dal pensiero della morte abbia, tranne rare eccezioni, il sopravvento su quella che è, in fin dei conti, solo una lontana speranza. Il terrore esistenziale causato dal pensiero della morte potrà essere controbilanciato dalla speranza di un ritorno in vita, nella psiche del grande pubblico, solo se la reversibilità della crionica sarà dimostrata. Fino ad allora, almeno secondo la TMT, la crionica rischia di restare un'alternativa a sepoltura e cremazione che solo pochi immortalisti convinti sceglieranno.

[1] Il biogerontologo Aubrey de Grey ha descritto questa trance come una "pro-death" o "pro-aging trance". Vedi: Life Span Extension Research and Public Debate: Societal Considerations, Aubrey D.N.J de Grey (Pdf)

[2] Una nota sul "relativo insuccesso" della crionica: le organizzazioni crioniche godono di ottima salute e gli iscritti continuano a crescere. Inoltre, la prima persona criopreservata, nel 1967, è ancora in biostasi (anche se altri sono stati meno fortunati). Ma è ovvio che la crionica è tutt'altro che una scelta comunemente accettata e che non ha la sicurezza che centinaia di migliaia di iscritti offrirebbero.

[3] The Sweet Escape: Effects of Mortality Salience on Consumption Quantities for High- and Low-Self-Esteem Consumers (Pdf). Qui segnalato su Estropico Blog.

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