10 giugno 2011

La legge più profonda dell'universo è la tecnologia. Di S. D.


Nel diritto esiste un principio fondamentale che impone a chi asserisca un evento o una circostanza, l'onere di provarla. Un principio analogo esiste nella scienza. Esso è un principio di buon senso: se tu sostieni che esiste qualcosa sta a te provarla e finchè non la provi hai torto e stop.

Ecco perchè gli atei semplicemente giudicano con sufficienza chi crede: perchè non tiene conto di questo cruciale principio e baratta il suo cervello per un pò di tranquillità a buon mercato. Chiaramente l'idea di un demiurgo è completamente fuori dall'esperienza umana (non se n'è mai vista traccia) e dunque le argomentazioni di chi crede sono insostenibili.

Questa convinzione granitica ha accompagnato chi scrive per tutta la vita finchè un bel giorno non ho letto le idee del filosofo svedese: Nick Bostrom.

Come ha fatto quest'uomo a folgorare sulla via di Damasco un ateo di ferro? Presto detto. L'artificial life è la creazione di un mondo simulato all'interno di un computer. In questo mondo simulato vivono esseri che combattono, esplorano, si riproducono muoiono e si evolvono. Universi A-life se ne creano per mille ragioni: studio dell'intelligenza artificiale, di sistemi informatici più efficienti, simulazioni di dinamiche di gruppo, etc. Chi crede nell'intelligenza artificiale (come il sottoscritto e come Bostrom) ritiene che un giorno saremo in grado di sviluppare negli universi A-life esseri autocoscienti.

Ecco arrivare la raffinatezza del ragionamento del filosofo: quando una razza arriva a poter creare A-life, crea tanti di quegli universi simulati, popolati da talmente tanti di quegli esseri, che verosimilmente gli esseri simulati supererebbero di gran lunga quelli che vivono nella realtà "reale". Praticamente se tu sei un essere autocosciente è statisticamente più probabile che tu viva in un universo simulato che in uno "reale".

Insomma, l'idea di un demiurgo che crea la vita era fantasiosa e lontana dall'esperienza umana finchè (e se) non sarà lo stesso uomo a concretizzarla. A quel punto non solo l'idea di un demiurgo non sarà più inconcepibile, ma anzi delle due possibilità diverrebbe anche quella più probabile.

Su un sito dedicato a lui ho letto un commento che diceva che il ragionamento di Bostrom era l'unica argomentazione convincente all'esistenza di un dio che avesse mai letto. Ebbene, è quello che penso anch'io!

Ma com'è possibile che proprio io che sino a ieri consideravo l'idea di un dio completamente e manifestamente ridicola, magicamente ora la trovo ragionevole? Questa cosa mi ha alquanto turbato. Soprattutto mi turbava questo: com'è possibile che una nostra invenzione, l'A-life, cambi così tanto e così profondamente le carte in tavola? Che una profonda scoperta scientifica cambi la nostra visione del mondo, va bene... lo abbiamo visto tante volte: ogni grande scienziato ha rivoltato come un calzino le nostre convinzioni sull'universo e sulla realtà; ma una banale invenzione, che per definizione è una mera applicazione ingegneristica di concezioni scientifiche precedenti, come fa a far diventare razionale ciò che prima era tranquillamente etichettabile come delirante? Come fa a far cambiare drammaticamente la nostra visione della realtà?

La cosa non mi dava pace finchè non sono giunto ad una conclusione radicale:

Le nostre invenzioni ci forniscono informazioni sulla realtà più profonde di quelle che ci fornisce la fisica.

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Immagine: The Game of Life (Wikipedia)

7 commenti:

meGoingUpstairs ha detto...

Un elemento irrinunciabile del concetto di Dio* è l'incommensurabilità rispetto alle sue creature, all'intero creato anzi. Il tuo demiurgo non ha questa caratteristica. Potrebbe benissimo essere superato dalla sua stessa creazione, come verosimilmente Homo sapiens sarà superato dalle sue.

Il Dio dei tre grandi monoteismi, poi, è creatore di tutto l'esistente, tranne che di sé stesso, dunque non potrebbe essere "parte" di un universo.

Demiurghi come quelli che ipotizzi possono benissimo esistere, ma nulla hanno a che vedere con il concetto di Dio, anche se, per qualche tempo o pure per sempre, restassero su un ordine di complessità e "intelligenza" superiore a quello delle loro creature.

Anche l'argomento della probabilità di trovarsi in un A-life creato da un demiurgo non tiene molto**, perché si può ben immaginare che gli stessi A-life arrivino a generare altri A-life (prova a pensarli in chiave evolutiva) ad un ritmo superiore a quello sostenibile da demiurghi personali.


* Un concetto di divinità meno stringente, quale quello relativo agli dei olimpici, delinea semplicemente dei super-esseri che non hanno praticamente nulla a che vedere né con un Dio demiurgo né tanto meno con un Dio onnipotente.

** Resta comunque notevole la questione che una semplice invenzione, anche solo filosofica, può modificare sostanzialmente l'immagine che abbiamo del mondo, o anche solo smontare e rendere insoddisfacente quella precedente.

Francesco ha detto...

queste riflessioni sono prive di senso... che differenza c'è tra l'inesistenza di un demiurgo creatore e l'esistenza di un demiurgo creatore che non si cura delle sue creature? se anche possa dal punto di vista proposto sembrare "ragionevole" che un dio possa esistere e altrettanto evidente che non interviene nel sistema.... si è limitato ad introdurre le variabili iniziali e ora osserva distaccamente il tutto... e quindi a quale scopo perdere il sonno sulla sua esistenza o meno? è del tutto irrilevante... quello che è rilevante invece è come l'idea della sua esistenza abbia effetti negativi sulla mente umana... come diceva weinberg: "con e senza la religione avremo uomini buoni che fanno cose buone e uomini cattivi che fanno cose cattive, ma per far fare cose cattive a uomini buoni ci vuole la religione" l'idea religiosa è deleteria per l'essere umano... settorializza... inculca dogmi precostruiti che rifiutano di adeguarsi velocemente al ritmi dell'evoluzione... e insegna che esiste una vita migliore di questa che ci aspetta... non è importante se dio esiste o no... quello che è importante è prendere atto che non è un giocatore del sistema... e quindi non va considerato.

Ugo Spezza ha detto...

Credo che l'idea del nostro stimato Nick Bostrom sia valida ma l'interpretazione che se nè è data è eccessiva. Ovvero si è saltato a delle conclusioni che non sono state ancora dimostrate.

Questo ricorda un po' l'episodio del ponte ologrammi in Star Trek nel quale un bel giorno il personaggio che interpretava sherlock holmes diviene cosciente del fatto che esiste una realtà oltre la sua e interagisce con gli esseri "creatori" al suo esterno. Di qui il dubbio: come facciamo a sapere se esiste un creatore esterno che ha creato la nostra realtà virtuale? Dovremmo trovare dei limiti nel nostro universo o un punto cieco o un ingresso verso l'esterno, ma se così fosse questo impatterebbe col primo principio della termodinamica per cui qualcosa che non appartiene a questo universo non può provocare alterazioni in esso. Quindi o le leggi della fisica sono sbagliate o un vacuum esterno non esiste. Seconda cosa: le entità delle simulazioni IA non sono coscienti di sè. Quando una di esse lo diverrà potrà comunque solo esplorare il suo ambiente e non si accorgerebbe mai di noi creatori esterni poichè noi saremmo comumque posti su un'altra "dimensione" cognitivamente parlando. Per cui essa si accorgerebbe di noi solo se contattata e stimolata accuratamente. Questo significa che se noi siamo una simulazione il creatore, visto che nessuno lo ha ancora visto, in almeno 6000 anni di storia non si è mai fatto vivo e questo è strano per chi segue il divenire di una simulazione...

tommasogecchelin ha detto...

Non vedo perché dovrebbe essere così strano che un ipotetico creatore non abbia ancora interagito con noi.
Seguendo la logica di Bostrom, ci dovrebbero essere, come minimo, milioni di simulazioni come la nostra, che probabilmente si evolvono all'interno dell'hardware del creatore a velocità che per il creatore stesso sono impensabili (come una ipotetica futura AI capace di evolvere autonomamente). 6000 nostri anni di storia potrebbero essere 2 secondi di simulazione "nell'iPhone 30" del nostro creatore... con ciò voglio dire che di fatto potrebbe esistere qualsiasi cosa "fuori" dall'universo... fuori dalla simulazione... e di fatto non possiamo saperne nulla, e nulla di ciò che possiamo conoscere qui può dare informazioni su ciò che sta fuori (come un personaggio di the Sims non può uscire dalla CPU ne modificare il codice del gioco).
E' noumeno, è metafisica; ma la realtà virtuale ci farà sempre più rendere conto della fragilità del nostro concetto di realtà, di fisica, di tempo, di coscienza, di vita, di morte, di creatore...

Marco71 ha detto...

Ho letto l'intero articolo ed è un bel mattone:) E' l'equivalente di un ricco saggio riassunto in "poche" pagine. Un testo molto affascinante che ha l'ambizioso scopo di rovesciare il rapporto tra scienza e tecnologia. Mi ha fatto meditare molto.

Quoto in pieno ciò che ha scritto meGoingUpstairs. S.D. ha avuto un' intuizione molto potente: un'invenzione può modificare la visione che abbiamo del mondo più di una scoperta scientifica. E' un concetto di una profondità abissale...

Anonimo ha detto...

La tecnologia, pur derivando dalla scienza stessa, ha più "forza" della scienza per quanto riguarda la possibilità di incidere sul nostro destino.
Ritengo che non sia necessario padroneggiare la totalità delle basi teoriche di una data branca per costruire un'invenzione che nasca da tale branca e che abbia comunque il potere di mutare la condizione umana.
Sicuramente non conosciamo tutti i misteri della meccanica anche classica, ma abbiamo potuto costruire le automobili.
Idem dicasi per gli acceleratori di particelle, per i computer, in futuro per l'intelligenza artificiale e le nanotecnologie, ecc..

Riguardo i mondi virtuali: potendoli realizzare con accuratezza tale che siano indistinguibili dalla realtà "reale", la loro realizzazione sarebbe la concretizzazione del pensiero kantiano sul fatto che ci è dato di conoscere solo il fenomeno, non il noumeno, e a quel punto non avrebbe più alcuna importanza distinguere il vero dal fittizio, poiché vero è solo ciò che ci suggeriscono i sensi. Il film Matrix è assolutamente strepitoso nello spiegare tale concetto con semplicità.

Kelly T ha detto...

Ci ho messo un pò a capire cosa volesse dire S.D. Ma quando ci sono arrivata è stata un'illuminazione! E' incredibile, ma è così: una scoperta scientifica ci dice di più sulla nostra realtà, di un concetto della fisica, perchè ci dice con precisione dove si trova il confine tra fantasia e realtà...questo concetto non c'entra niente con la futurologia: è rivoluzionario dal punto di vista dell'epistemologia!