9 marzo 2011

Dimostrazione della prima automobile controllata dalla mente


Il team AutoNOMOS della Freie Universität di Berlino, fondato nel 2006, sta ricercando e sviluppando sistemi che potrebbero in futuro portare alla produzione di automobili autonome e senza guidatore. In precedenza hanno avuto successo nello sviluppo di sistemi di controllo della loro Volkswagen Passat usando un iPhone, un iPad e un dispositivo di tracciamento oculare. Adesso, usando l’interfaccia cervello computer Emotiv EPOC che è disponibile sul mercato dei dispositivi di gioco, hanno dimostrato che un’automobile può essere controllata solo con il pensiero.

Nel primo test, il sistema ha guidato l’automobile autonomamente e, arrivato ad una intersezione, il passeggero umano ha comunicato da che parte girare l’auto. In un secondo test, l’occupante dell’auto ha controllato in modo continuo l’acceleratore, i freni e lo sterzo; il sistema aveva solo un lieve “ritardo” nell’eseguire i comandi.

Per ora il sistema è solo sperimentale e dimostrativo, ma il team di ricerca crede che la tecnologia ha sicuramente delle possibili applicazioni, come assistere il sistema di navigazione di un’auto nel decidere la rotta da utilizzare, etc.

Con  lo sviluppo e la diffusione delle interfacce neuronali tra cervello e computer e l’incremento della loro utilità nelle applicazioni più diffuse e per un gran numero di persone mi aspetto che l’idea di impiantare dei sensori sottocutanei direttamente nello scalpo, per migliorare la sensibilità del sistema, verrà a molta gente. Le dimensioni dei sensori sono minuscole (meno di un grano di riso) e potrebbero essere connessi ad un sistema impiantato che ritrasmette i dati all’esterno, come fa una protesi cocleare.

Strano? Non credo. Dopotutto c’è un mucchio di gente che si pianta ferraglia nel naso, nelle sopracciglia, nei padiglioni auricolari (e in altre parti del corpo) per ragioni semplicemente estetiche. Un impianto utile e invisibile che problema sarebbe?

Cross-posted su Extropolitica

Immagine dalla fotogalleria dell'articolo di Gizmodo.

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