24 marzo 2011

Creare strumenti di superintelligenza ristretta. Intervista a Peter Norvig, Direttore Ricerche, Google


“La gente ha detto per 50 anni che l’AI era dietro l’angolo. Perché finora abbiamo fallito?”

Quando la ricerca AI è nata, negli anni ’60, c’era una certa euforia. Dicevano, "Abbiamo questo nuovo strumento, i computer. Probabilmente risolveremo questo problema molto in fretta." Poi scoprimmo, col passare del tempo, che le cose erano più difficili del previsto. Pensavamo che il pensiero fosse solo una questione di logica, saper seguire le regole A, B, fino a C, e poi abbiamo scoperto che il pensiero è più di questo. È analogico, è gestire le incertezze, il fatto che là fuori, nel mondo, c’è molto di più. Capire tutto questo, e farci i conti, è più dura di quanto pensassimo.

“Cos’è l’Intelligenza Artificiale?”

Quando scrissi il mio manuale, dovevo definire cosa fosse l’AI. Una delle cose che volevo evitare erano tutti quei dibattiti filosofici. La questione della realizzabilità stessa dell’AI, cos’è il pensiero, cos’è l’intelligenza, cos’è la coscienza? In alcune definizioni entrano in gioco tutte queste domande. Ma ho cercato di delimitare il campo dicendo che l’AI consisteva nel costruire il miglior programma possibile. Ti si assegna un compito da fare, un qualche robot o un qualche computer con cui farlo, e poi ci sono tanti possibili programmi. Per farla semplice, ci sono n o 2 alla n programmi possibili, e l’AI consiste nel trovare il programma migliore. O almeno trovarne uno molto buono.

“Ci stiamo dirigendo verso una Singolarità?”

Penso sia una questione interessante. Vi consiglio, al riguardo, di tornare alle storie di Vernor Vinge, e alle idee di I.J.Good. È una questione interessante da discutere, e penso che come scienziati sia nostra responsabilità considerare questo tipo di idee. Dovremmo sempre chiederci: “Ciò su cui stiamo lavorando sarà una forza positiva o negativa? Quali saranno gli effetti sulla società?” E questa è una delle possibilità, perciò ci dobbiamo pensare. Arriverà? Se sì, cosa succederà e come ci prepareremo?

“La Singolarità è vicina?”

Beh, ci ho riflettuto e non la vedo ancora. È come prendere un sismografo e dire: “C’è un terremoto?” Ancora non ci sono segnali, per quel che vedo. D’altro canto, a volte i terremoti avvengono all’improvviso.

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