4 novembre 2010

Un "superzucchero"per l'autofagia

Torno ad occuparmi di autofagia, dopo averne parlato il mese scorso, quando ho riassunto un post dal blog di Eric Drexler (MetaModern) al proposito: Autofagia. Le ragioni dell' autocannibalismo. Anche questa volta lo spunto e' un approfondimento dell'argomento sul blog di Drexler, nel quale l'autore segnala una serie di studi sul tema che sono imperdibili per chi intendesse sfruttare il processo autofagico a scopi longevisti (con particolare enfasi alla longevita' del cervello). Ne riassumo e commento alcuni, qui sotto.

Il post di Drexler apre con una citazione: "La macroautofagia (in seguito: autofagia) e' un processo di 'pulizia' cellulare che degrada e ricicla proteine di lunga durata, aggregati proteinici di grandi dimensioni e persino interi organuli cellulari quali i mitocondri. Il termine autofagia deriva dal greco e, tradotto letteralmente, significa mangiare se stessi" (Clearing the Brain’s Cobwebs: The Role of Autophagy in Neuroprotection). 

E qui arriviamo al trealosio, lo zucchero (un disaccaride) dell'immagine in cima al posto e la cui molecola potete vedere qui sotto e che e' anche in vendita su Amazon - si noti che Amazon, per qualche motivo, non puo' spedire il prodotto al di fuori degli States, ma che lo stesso prodotto puo' essere aquistato direttamente dall'azienda produttrice, la Swanson Vitamins. Qui la pagina della Wikipedia italiana sul trealosio e qui quella inglese - dove troverete molto piu' materiale - e sulla quale leggiamo che tratta di un zucchero scoperto nel 1832 e trovato in natura soprattutto in funghi, piante e invertebrati, fra i quali i tardigradi ai quali conferisce la capacita' di sopravvivere in uno stato di animazione sospesa in mancanza di acqua.

Molti dei disturbi della terza eta', come per esempio il Parkinson, l'Alzheimer e altre taupatie sono causati dall'accumulo, nel citoplasma di determinate cellule, di proteine malfuzionanti (si noti che questo accumulo e' tipico dell'invecchiamento, come per esempio nel caso della lipofuscina). Il potenziamento dell'eliminazione di tali sostanze potrebbe quindi essere un approccio terapeutico utile. Questa panoramica prende in considerazione alcuni delle sostanze che inducono l'autofagia: Chemical Inducers of Autophagy That Enhance the Clearance of Mutant Proteins in Neurodegenerative Diseases. Fra le sostanze citate, oltre al trealosio, si parla anche del litio, un minerale spesso discussi in circoli longevisti (sapevo che avesse proprieta' neuroprotettive, ma che promuovesse l'autofagia, proprio non lo sapevo - prima o poi dovro' dedicargli un post...)


In Autophagy induction by trehalose counteracts cellular prion infection leggiamo che il trealosio ha avuto un impatto positivo in un altro esempio di neurodegenerazione, quella causata da prioni.

In Trehalose ameliorates dopaminergic and tau pathology in parkin deleted/tau overexpressing mice through autophagy activation dei topi da laboratorio proni al Parkinson hanno ingerito trealosio (si noti la dose: 1% dell'acqua a loro offerta) e, nel giro di tre settimane, hanno dimostrato miglioramenti nei movimenti e nei livelli di ansieta', nonche' una riduzione dei livelli di proteina tau fosforilata e di β amiloide. Dato che il trealosio e' privo di tossicita' anche ad alte concentrazioni, questo studio apre la porta a studi clinici sull'effetto del trealosio nelle taupatie umane.

In Huntington’s disease: degradation of mutant huntingtin by autophagy leggiamo che il potenziamento dell'autofagia potrebbe essere una strategia per il trattamento della malattia di Huntington. Fra le sostanze in grado di favorire l'autofagia troviamo di trealosio, la cui azione e' indipendente dall'attivazione di mTOR (acronimo di mammalian target of rapamycin, bersaglio nei mammiferi della rapamicina - quest'ultima e' una delle altre sostanze in grado di potenziare l'autofagia, ma, contrariamente al trealosio, e' tutt'altro che priva di effetti collaterali).

In un post successivo, Trehalose vs. trehalase, Drexler si occupa di un possible problema, quello dell'enzima che separa le due molecole di glucosio che compongono il trealosio, e si chiede che fine faccia il disaccaride quando assunto per via orale da un essere umano (a quanto pare non esistono molte informazioni al proposito). D'altra parte, rifletto io, i topi di laboratorio sono anch'essi dotati di questo enzima ma, anche a basse dosi, il trealosio ha avuto effetti positivi nei topi proni al Parkinson (vedi lo studio citato sopra: Trehalose ameliorates dopaminergic and tau pathology in parkin deleted/tau overexpressing mice through autophagy activation). Di conseguenza, mi sembra logico supporre che sufficienti quantita' di trealosio restino in circolazione sufficientemente a lungo e/o arrivino "a destinazione" in quantita' sufficienti ad avere un impatto.

Su MetaModern, il blog di Eric Drexler: Trehalose, autophagy, and brain repair: Sweet; Trehalose vs. trehalase.  

Prossimamente, su Estropico Blog: le brutte notizie... Gli antiossidanti sopprimono l'autofagia (se non volete aspettare, qui c'e' il post di Drexler).

PS: sia ben chiaro che il sottoscritto non ha interessi commerciali con la Swanson Vitamins e che chiunque volesse, come me, acquistare questo prodotto per potenziare il proprio processo autofagico, e' incoraggiato a prendere molto seriamente in considerazione il problema della cosiddetta "scommessa del longevista"...

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