17 novembre 2010

Il mondo invecchia. Che fare? (2)

Ieri ho segnalato, riassunto e commentato un articolo di Foreign Policy su quello "tsunami grigio" che e' l'invecchiamento della popolazione globale previsto per i prossimi decenni. Per evitare un drastico rallentamento della crescita economica (e del relativo progresso tecnoscientifico), sara' necessario un approccio longevista quale quello proposto da un gruppo di esperti interpellati dal californiano LifeStar Institute e illustrato da Michael Rae sul sito della SENS Foundation. La domanda loro posta e' stata: in una situazione di invecchiamento della popolazione globale, fino a che punto potranno le nuove terapie biomediche rallentare, fermare, o riparare, i danni apportati dall'invecchiamento?

Il gruppo di biogerontologi interpellati include Judith Campisi, Caleb "Tuck" Finch, Aubrey de Grey, George Martin e il "leggendario" e recentemente scomparso Robert Butler (oltre allo stesso Michael Rae). La loro risposta e' stata che le terapie all'orizzonte sono promettenti, ma che, per svilupparne il potenziale, sara' necessario un aggressivo programma di investimenti. Se gli investimenti arriveranno, sara' possibile trasformare un'incombente calamita' sociale di carattere globale in un'opportunita' per creare un futuro in cui la longevita', in ottima salute, sia la norma. Le conclusioni del gruppo di esperti sono raccolte in The Demographic and Biomedical Case for Late-Life Interventions in Aging, che e' stato pubblicato l'estate scorsa su Science Translational Medicine (si noti l'enfasi sugli interventi in 'late-life', cioe' in tarda eta').

Il documento suggerisce tre approcci:

1) Salute pubblica: interventi tesi a prevenire il diffondersi dei disturbi tipici della terza eta' (medicina preventiva)

2) Ricerca e sviluppo su nuovi medicinali in grado di rallentare il processo degenerativo dell'invecchiamento, così permettendo vite piu' lunghe, piu' sane e piu' produttive

3) La creazione di terapie che neutralizzino il deterioramento che si accumula, a livello cellulare, in seguito al processo dell'invecchiamento. In pratica: creare terapie in grado di ringiovanire corpi e menti anziane. L'approccio piu' promettente in questa direzione sembra essere quello della SENS Foundation, il cosiddetto 'regenerative engineering'.

Dal documento (riassumo/traduco liberamente):

L'ora e' giunta. Abbiamo la conoscenza scientifica necessaria. La necessita' [di questo intervento] continua a crescere, insieme a ogni baby-boomer in Occidente e insieme alle equivalenti generazioni in India, Cina, Africa, Sud America e Medio Oriente. Questo rapporto e' una chiamata alle armi a favore di investimenti massicci e mirati, da parte del National Institute of Health e da parte di altre organizzazioni, sia pubbliche che private, per la ricerca necessaria a sviluppare terapie che contrastino efficacemente quel processo degenerativo meglio conosciuto come "invecchiamento". Il non voler affrontare la situazione comporta enormi costi (finanziari, sociali e umanitari) che giustificano pienamente gli investimenti suggeriti - anche quelli in progetti particolarmente costosi e il cui successo e' incerto. Per poter sperare di riuscire in questa ambiziosa missione, dobbiamo lanciare immediatamente un attacco frontale all'invecchiamento biologico.

Nella foto, i firmatari dell'appello. Michael Rae e' il terzo da destra, Aubrey de Grey (e la sua barba) sono inconfondibili.

Nessun commento: