25 ottobre 2010

Su La Repubblica: Kurzweil e il backup del cervello

Segnalazione lampo: un breve articolo di La Repubblica su Ray Kurzweil e sulle sue previsioni riguardo al backup del cervello, considerando che tali temi di interesse transumanista sono trattati decisamente di rado su giornali online di questo peso direi che è un articolo da leggere.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

A cosa potrebbe servirmi una copia di back-up del mio cervello?
Rispetto al mio sè, la copia sarà comunque un lui, distinto e autonomo da me.
Quando poi morirò, non sarò io a "rinascere", sarà la mia copia.

Estropico ha detto...

La risposta alla tua domanda, come suol dirsi, e' complicata...

Vedi:

Coscienza soggettiva

L'anno è il 2030… La tecnologia necessaria a creare una copia perfetta di un cervello umano è disponibile (che si tratti di una copia identica a livello atomico, creata con mezzi nanotecnologici o di un modello su computer, basato su scannerizzazione del cervello originale, poco importa ai fini di questa discussione…) La domanda è: se il cervello in questione fosse il tuo, la copia saresti sempre tu?

http://estropico.org/index.php?option=com_content&view=article&id=108:coscienza-soggettiva-&catid=39:mind-uploading&Itemid=78

Ciao,
Fabio

Anonimo ha detto...

L'individuo non è solo informazione, ma informazione più un centro di imputazione.
Una volta fatta una copia del mio cervello, può anche darsi che nel computer IO mi risvegli immortale, ma alzandomi dal lettino sul quale mi hanno scannerizzato non potrò fare a meno di pensare "IO crepo comunque". Appena fatta la biforcazione l'IO-a e l'IO-b sono cose diverse. L'IO-0 che vuole copiarsi sa che morirà e che non morirà allo stesso tempo. Si ha l'immortalità, ma si muore lo stesso. Però, per dirla con Woody Allen, io l'immortalità la voglio ottenere non morendo...

L'unica sarebbe fare la scannerizzazione al momento stesso della morte. In questo caso ci sarebbe una soluzione di continuità tra l'IO originale e l'IO copia, ma dato che l'IO originale non può avvertire la discontinuità (essendo morto), essa non esisterebbe. D'altro canto, per l'IO copia, la morte dell'IO originale non ha nessuna importanza. In questo caso sarebbe davvero come risvegliarsi da un sonnellino. Non sussisterebbero due IO (uno mortale e l'altro mortale). Morendo non avrei la sensazione angosciosa di irrimediabilità che definisce la morte, perchè saprei che il processo interrotto dalla morte sarà ripreso (e ripreso da me) là dove si è interrotto, e TUTTO il mio IO si risveglierà, senza biforcazioni e senza perdere nulla.

Questo potrebbe essere fatto, mi pare, in due modi, che però mi sembrano entrambi impraticabili.
1. Sostituire pezzettino per pezzettino tutto il cervello con materiali funzionalmente equivalenti ma più resistenti, il tutto in maniera tale da non interrompere i processi mentali. Ma per far ciò, occorrerebbe la possibilità di scannerizzare, riprodurre e sostituire un segmento infinitesimale del cervello tutto contemporaneamente. Il che mi pare francamente impossibile.
2. Trovare un modo di "paralizzare" ogni processo del cervello, scannerizzarlo, riprodurlo su computer e distruggere l'originale senza risvegliarlo, riattivare il computer, che ripartirebbe esattamente da dove il cervello era stato fermato. Così si eviterebbe la biforcazione. Al limite si potrebbe farlo su un soggetto incosciente, sempre senza risvegliarlo.
Ma sia nel caso 1 che nel 2 mi pare probabile che la precisione della scannerizzazione necessaria a riprodurre la coscienza e la memoria sia tale da essere incompatibile col principio di indeterminazione.

Inoltre, come possiamo essere sicuri che l'hardware sia irrilevante per il sorgere della coscienza? E se la coscienza potesse funzionare solo sul supporto cervello? (secondo me no, però è solo una mia sensazione). In questo campo ci possono essere solo ipotesi, dato che la coscienza di una persona non è empiricamente conoscibile da terzi. Nessun test mi potrà mai dire se nel computer c'è davvero una coscienza che può pensare se stessa, o se vi è una simulazione che si comporta, a livello di output, come se ne avesse una. Potremmo fare il trasferimento, col solo risultato di ucciderci e diventare morti che camminano.

Mi scusi per il commento troppo lungo, ma è un argomento che mi sta interessando molto.

Estropico ha detto...

Molte domande, poche certezze. Questo certamente riassume lo stato del dibattito su mind uploading e dintorni. A me piace una citazione (dall'articolo linkato sopra): Per vivere, muoio (To live, I die). Mi piace in quanto e' una frase vaga e contraddittoria al punto giusto... Sospetto che, quando qualcosa di simile sara' tecnicamente possibile, la sua adozione, o meno, sara' una scelta profondamente personale, paragonabile all'adottare una religione, o all'avere un certo orientamento sessuale. E spero che l'arrivo di tali tecnologie non sia accompagnato dall'intolleranza che spesso accompagna i due esempi da me citati...

Roby ha detto...

Se teniamo conto di quanto gli esseri umani abbiano 'paura della propria morte' , direi proprio che non sarebbero cosi' pochi a considerare il backup o il mind uploading una sorta di strumento verso l'immortalità.