16 settembre 2010

Cacciatori di alieni in cerca di intelligenza artificiale nel cosmo


Il SETI, Search for Extraterrestrial Intelligence, ha finora cercato segnali radio provenienti da mondi come la Terra. Ma il dottor Shostak, astronomo del SETI, sostiene che il tempo impiegato dagli alieni nello sviluppare la tecnologia radio e l'intelligenza artificiale (IA) potrebbe essere breve. In una rivista sostiene che le probabilità sono a favore dell'individuare questi alieni in forma di IA piuttosto che di vita biologica.

Molti scienziati coinvolti nel SETI hanno a lungo sostenuto che la natura può avere risolto il problema della vita utilizzando diverse forme o sostanze chimiche, suggerendo che gli extraterrestri non avrebbero non solo il nostro aspetto, ma anche che non avrebbero nemmeno il nostro stesso livello biologico.

Tuttavia i ricercatori del SETI hanno lavorato per lo più ancora sotto l'ipotesi - come punto di partenza per una ricerca del cosmo intero - che l'alieno sia "vivo" nel senso che noi conosciamo. Questo ha portato a una caccia per la vita che è tenuta a seguire almeno alcune regole di biochimica: vivere per un periodo limitato di tempo, procreare, e soprattutto, essere soggetti a processi di evoluzione.

Ma il dottor Shostak fa osservare che mentre l'evoluzione può assumere una grande quantità di tempo per sviluppare esseri capaci di comunicare oltre il proprio pianeta, la tecnologia starebbe già avanzando abbastanza veloce per eclissare le specie che l'ha creata. "Se si guardano i tempi per lo sviluppo della tecnologia, nel giro di poche centinaia di anni dall'invenzione della radio si inventano macchine pensanti".

Dal punto di vista della probabilità, se tali macchine pensanti si siano mai evolute, ci sarebbe più probabilità di individuare segnali da loro che dalla "vita biologica" che le ha inventate.

"Avendo già cercato segnali per 50 anni, il SETI sta pensando che il modo in cui la nostra tecnologia sta avanzando può costituire probabilmente un buon indicatore di come altre civiltà - se sono là fuori - avrebbero fatto progressi" ha detto il dottor Elliott un ricercatore del SETI alla Leeds Metropolitan University. "Certamente ciò che stiamo guardando là fuori è un bersaglio in movimento evolutivo."

Sia il dottor Shostak e che il dottor Elliott ammettono che la ricerca e la decodifica di qualsiasi messaggio da tali eventuali macchine pensanti può rivelarsi più difficile che nel caso "biologico". Il dr. Shostak dice che la vita aliena artificiale è probabilmente destinata a migrare in luoghi dove sia la materia che l'energia - le uniche cose che dice potrebbe essere di interesse per le macchine - sarebbero abbondanti. Ciò significa che il SETI potrebbe concentrare le attenzioni vicino a stelle calde e giovani o anche vicino al centro di galassie. Fonte: BBC News

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