12 giugno 2010

L'alba dei replicatori



E' ormai prossima l'era in cui le macchine saranno in grado di riparare se stesse e infine di replicarsi. E non saranno a portata di mano solo per scienziati o ricercatori, o di un'élite, ma potenzialmente per tutti. Per avere una macchina di questo tipo basta ad esempio ordinare via internet un kit delle industrie MakerBot di New York per 750 dollari, e costruire da se stessi la macchina che è del tutto opensource. MakerBot e la maggior parte dei suoi parenti sono essenzialmente una rivisitazione a prezzo ridotto della stampante 3D cioè macchine che non riproducono testi e disegni su fogli di carta, ma creano oggetti tridimensionali in plastica di pressoché qualunque cosa, compreso sé stesse. Mentre le macchine professionali hanno ancora un alto costo di decine di migliaia di dollari, una coalizione di studiosi, ricercatori e appassionati di tutto il mondo ha creato le versioni che fanno la stessa cosa per molto meno. Tutto è partito dalla RepRap la prima macchina progettata per riprodurre parti di sé da un'idea di Adrian Bowyer, un ingegnere di meccanica presso l'Università di Bath nel Regno Unito (intervistato nel video qui sopra). Nel 2006 ha iniziato il progetto con due obiettivi: creare una stampante 3D che chiunque potrebbe costruire e utilizzare, nonchè renderla capace di auto-replicarsi, questo ha portato ad un vero e proprio ecosistema di macchine tipo RepRap in tutto il mondo. Per chi è interessato sul sito del New Scientist un approfondito articolo sull'argomento (in inglese).

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