9 maggio 2010

Tecnosalvazione trascendente o suicidio? (video)



E' domenica. Come ormai quasi da tradizione, volevo proporre un video non troppo impegnativo, ma temo che quello qui sopra lo sia solo apparentemente... E' un cortometraggio di animazione che si apre con delle atmosfere vagamente alla Blade Runner. Manhattan e' invasa da una grey goo non particolarmente aggressiva e il nostro eroe, forse per sfuggirgli, forse per tedio esistenziale, sceglie la strada della tecnosalvazione trascendente tramite mind upload. O e' suicidio? Ve l'ho detto che era solo apparentemente poco impegnativo... In soli sei minuti, e quasi poeticamente, il video qui sopra solleva il vespaio della coscienza soggettiva e del "potenziamento che uccide"...

Qui altri video dell'autore (Adrian Cox), su Vimeo, ma non aspettatevi altro di transumanistico....

5 commenti:

Franco Fiori ha detto...

è un problema serio eccome.. le esperienze di premorte, come dimostrato dal medico Pim Van Lommel nel famoso articolo pubblicato sulla rivista Lancet, stanno li' a testimoniare che la coscienza e la mente sono molto di più che il prodotto del cervello: l'upload sarebbe un suicidio.

Estropico ha detto...

Quello citato e' uno studio interessante: qui il "summary" sul sito del Lancet (per l'articolo intero serve l'iscrizione gratuita):

http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736%2801%2907100-8/abstract

Forse m'e' sfuggito qualcosa, ma non mi sembra che contenga nulla di utile nel decidere se l'uploading corrisponda, o meno, al suicidio. E' semplicemtne uno studio delle near death experiences, dei fattori che potrebbero esserne responsabili, della loro frequenza, dell'impatto psicologico su chi le subisce, etc.

Franco Fiori ha detto...

Ti è sfuggito qualcosa. Lo studio , come spiega l'autore, dimostra che la coscienza non è prodotta dal cervello, è un ente indipendente. Cioè lo studio dimostra l'esistenza dell'anima.
E' chiaro che una copia elettronica dell'attività neuronale non conterrebbe più la coscienza dell'individuo, l'anima, che dopo la morte attraversa il tunnel di luce e poi si trova in un altro piano di esistenza.

Franco Fiori ha detto...

Vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Esperienze_ai_confini_della_morte :

"Da un punto di vista strettamente scientifico, il contributo a tutt'oggi più approfondito è probabilmente quello di Pim van Lommel, un cardiologo olandese che insieme ad altri colleghi nel 2001 pubblicò sulla prestigiosa rivista medica “The Lancet” i risultati di uno studio condotto per oltre 10 anni su 344 pazienti. Lo studio, condotto con metodi statistici, aveva come obiettivo la verifica dell'esistenza o meno delle NDE. Più specificamente, lo scopo fu quello di verificare se ciò che chiamiamo coscienza e memoria fosse un fenomeno dell'attività cerebrale o se fosse indipendente da questa.[senza fonte] Dopo una lunga disquisizione sui metodi adottati, sui pazienti, sulle medicine usate negli interventi etc. van Lommel e colleghi conclusero che i fenomeni riscontrati potevano essere spiegati solo assumendo che la coscienza non fosse un semplice epifenomeno dell'attività cerebrale."

Estropico ha detto...

Franco ha detto che lo studio in questione "dimostra che la coscienza non è prodotta dal cervello, è un ente indipendente. Cioè lo studio dimostra l'esistenza dell'anima." Sono andato a rileggermelo e quello che dice e' tutt'altra cosa: "With lack of evidence for any other theories for NDE, the thus far assumed, but never proven, concept that consciousness and memories are localised in the brain should be discussed. How could a clear consciousness outside one's body be experienced at the moment that the brain no longer functions during a period of clinical death with flat EEG?" Inoltre: "Another theory holds that NDE might be a changing state of consciousness (transcendence), in which identity, cognition, and emotion function independently from the unconscious body, but retain the possibility of non-sensory perception." In altre parole, gli autori si pongono delle domande e accennano a delle *ipotesi* tutt'altro che dimostrate e che gli autori citano solo come possibili aree di studio per ricerche future.