30 aprile 2010

Il taglio dei costi alla Nasa lancerà l’esomercato privato, di Carlo Pelanda


Esoeconomia. Sul momento, la decisione dell’Amministrazione Obama di tagliare i fondi alla Nasa impedendole di proseguire nei suoi programmi di costruzione di nuove astronavi e di tornare sulla Luna ha gettato nello sconforto questa rubrica futurizzante e cosmofila. Ma a ben guardare tale decisione potrebbe diventare, invece, impulso per la formazione di un primo livello di esomercato privato, poi substrato per evoluzioni successive. Il punto: non c’è capitale pubblico sufficiente per megaprogrammi gestiti da enormi apparati burocratici e tecnico-scientifici, ma ne resta abbastanza per finanziare la domanda di progetti privati capaci di ridurre i costi. In particolare, il piano Obama prevede esplicitamente il concorso di più snelle aziende private per fare razzi e veicoli, rifornire la Stazione spaziale internazionale ora in completamento nell’orbita, ed altre esoavventure. Non solo. I tagli di spesa pubblica spaziale lasceranno libere molte competenze specialistiche in materia e queste potranno alimentare lo sviluppo di imprese nel settore. Pertanto la notizia da scenarizzare è la seguente: la limitazione dei programmi spaziali con capitale pubblico porterà ad uno sviluppo di quelli privati. E’ credibile?

Lo è. Sono già visibili, in America, prototipi di veicoli spaziali ed esohabitat poco costosi. Ciò è un segnale che la tecnologia, inizialmente creata da spesa pubblica dissipativa dagli anni ’50 in poi, è maturata abbastanza per continuare a svilupparsi sotto il criterio dell’efficienza economica tipico dell’industria privata. Significa poter ridurre di quasi dieci volte il costo di un carico da mettere in orbita stimolando la domanda pubblica di servizi spaziali a rivolgersi al privato invece che costruire sistemi propri via più costose agenzie e burocrazie. Primo salto precursore di un secondo, più importante. L’imprenditore privato con la possibilità di accedere allo spazio sarà stimolato ad individuare nuovi orizzonti di profitto, certamente la costruzione di stazioni private permanenti. Non solo in orbita, ma nei punti di gravità neutra tra Terra e Luna, nonché nel sistema solare. Per farci cosa? Sarebbero, oltre che cantieri per navi veramente stellari, luoghi dove esplorare in libertà totale tutto quello che si può fare nell’ambiente cosmico e non sulla Terra. Pertanto la rubrica vede nel primo sviluppo del settore spaziale privato i precursori di un secondo trainato dalla visione di libertà totale possibile in un esohabitat. Da qui: mercato di nuovi oggetti e servizi, traffici, pirati e poliziotti spaziali. E nuovi stati sovrani extraterrestri, ma sarà il terzo salto.

Originariamente pubblicato sul sito del Prof. Carlo Pelanda

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