22 febbraio 2010

Transumanisti: fra l'incudine e il martello

Obama come Bush? No, non sto parlando di Guantanamo o dell'Afghanistan. Il punto di questo articolo del transumanista libertario Ronald Bailey e' che noi transumanisti ci troviamo fra l'incudine bioconservatore e il martello neoluddista. In altre parole: sia a destra che a sinistra l'opposizione alle tecnologie postumanizzanti non manca...

Bailey apre l'articolo con un test: riporta otto frasi pronunciate da politici americani sui risvolti etici delle applicazioni delle biotecnologie e chiede ai lettori di identificarne la provenienza - destra o sinistra? E' piu' difficile di quanto si potrebbe pensare... L'idea gli e' venuta in seguito al lancio di Progress in Bioethics: Science, Policy, and Politics recentemente presentato presso il Center for American Progress (CAP), un think tank di Washington i cui membri sono ben rappresentati nell'amministrazione Obama (ergo la battuta su Obama/Bush all'inizio). L'obiettivo della pubblicazione e' di fornire una panoramica della bioetica progressista e di sfidare la scuola di bioetica conservatrice che ha dominato l'era Bush. Ma sfogliando Progress in Bioethics, Bailey giunge alla conclusione che lo spartiacque fra conservatori e progressisti, con l'ovvia eccezione di aborto e dintorni, e' tutt'altro che ben definito. Entrambe le parti hanno adottato il principio di precauzione (o "principio di stagnazione", come preferisco chiamarlo da queste parti...), imponendo agli innovatori l'onere di dimostrare la totale sicurezza delle nuove tecnologie prima della loro introduzione sul mercato. Vi e' certamente del vero in quanto dicono due degli autori nel capitolo introduttivo a proposito dell'opposizione spesso istintiva dei conservatori verso le nuove tecnologie (piu' che altro, direi io, quelle che hanno a che fare con fecondazione assistita e simili), ma e' altrettanto vero che quella del rigetto e' la reazione istintiva anche di molti a sinistra, in particolare quando si parla di OGM, per non dire delle richieste di moratorie sulla ricerca e sviluppo nanotecnologica. Bailey accredita queste reazioni da sinistra al timore che mercato e progresso tecnologico, operando in tandem, portino ad esacerbare la disuguaglianza sociale. Io aggiungerei un'altro fattore: una certa impazienza con i meccanismi di mercato che, nel corso del tempo, portano ad un crollo dei costi e alla diffusione capillare delle nuove tecnologie (come nel classico caso del telefonino).

James Hughes, per anni direttore della World Transhumanist Association (ora Humanity+) e transumanista di sinistra dichiarato, conferma l'esistenza di numerosi "bioconservatori di sinistra" nel suo contributo alla pubblicazione. Bailey conclude che, quando si tratta di bioetica, alcuni progressisti si sono distanzianti talmente dalle proprie origini da ritrovarsi, in pratica, su posizioni molto simili a quelle dei conservatori e neocon che tanto odiano.

Su Reason: Bioethics and the Progressive Neocons. Some progressives have progressed so far that they've become technophobic reactionaries.

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