8 febbraio 2010

Maggior onestà sui cambiamenti climatici


L'impatto del riscaldamento globale è stato esagerato da parte di alcuni scienziati e vi è una necessità urgente di una maggiore divulgazione onesta vista l'incertezza delle previsioni sul tasso di cambiamento climatico. Lo dice il solito negazionista o scettico di turno? No ma il capo consulente scientifico del governo inglese, professore sir John Beddington al Timesonline.

John Beddington ha parlato sulla scia di una ammissione da parte del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), che grossolanamente aveva sovrastimato il tasso di scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya.

Il professor Beddington ha detto che gli scienziati del clima dovrebbero essere meno ostili riguardo agli scettici che mettono in questione il riscaldamento globale. E ha condannato gli scienziati che hanno rifiutato di pubblicare i dati alla base della loro rapporti. Ha anche detto che la fiducia del pubblico nella scienza del clima sarebbe migliore se ci fosse una maggiore trasparenza circa le sue incertezze, anche se ciò significasse ammettere che gli scettici abbiano ragione su alcune questioni aspramente contestate.

E' quindi necessaria particolare cautela quando si comunicano le previsioni sul cambiamento climatico effettuate con l'ausilio di modelli di computer. E' sbagliato da parte degli scienziati rifiutare di divulgare i propri dati ai loro critici: "Penso che, per quanto possibile, dovremmo cercare di garantire che vi sia trasparenza e che il materiale originario sia disponibile per l'intera comunità scientifica".

Phil Jones, il direttore della University of East Anglia's Research Unit e un collaboratore per i rapporti dell'IPCC, è stato costretto a dimettersi, mentre si svolge l'inchiesta per la fuga di e-mail che proverebbero il suo tentativo di nascondere i dati.

Il professor Beddington ha sostenuto che l'incertezza su alcuni aspetti della scienza del clima non deve essere usata come una scusa per non agire: "Alcune persone chiedono perché dovremmo agire quando gli scienziati dicono che solo al 90 per cento si è certi in merito al problema. Ma vorresti salire su un aereo che abbia un 10 per cento di possibilità di atterraggio?"

Leggi l'articolo intero in inglese.

Picture credits: watch out global warming!, by Wumai

22 commenti:

extropolitca ha detto...

Dopo il Climategate (la pubblicazione delle e-mail e dei codici sorgenti del software usato dal CRU) adesso stiamo passando per il Glaciergate (la fusione dei ghiacciai Himalayani che doveva avvenire entro il 2035 e che derivava, alla fine, da una chiacchierata al telefono tra un ricercatore indiano che riferiva una sua opinione non supportata (che però riguardava il 2350 e non il 2035).
Ma già siamo passati all'Aficagate:
nel Rapporto finale dell'IPCC che doveva servire ai politici per definire le politiche da intraprendere è stato incluso uno studio non peer-review prodotto dal WWF da parte di un oscuro scienziato nord-africano sulla riduzione del 50% delle precipitazioni in Africa a causa dell'AGW. Ovviamente il fatto che il Sahara si stia ritirando in favore della savana (e si vede benissimo dai satelliti) non è stato incluso nel rapporto.

Qualcuno ha scritto che i Dipartimenti di Climatologia, fino a pochi anni fa erano il rifugio di chi non sapeva fare fisica, statistica ne riusciva a trovare lavoro per l'Ufficio metereologico. La gran parte erano/sono mezzi calibri incapaci di produrre un lavoro serio.

Per questo nascondono i dati, i metodi utilizzati, etc. Se li mostrassero cascherebbe tutto il palco. Fosse un'altro settore, non politicizzato, non sarebbe un problema, dato che è normale che uno studio venga dimostrato invalido. Ma questi si sono, piano piano, scavati la fossa. Se ammettessero, adesso, di essersi sbagliati, avrebbero un mucchio di politici che li hanno sostenuti furiosi e desiderosi di avere la loro testa su un piatto (e non tutti in modo figurato). Inoltre, potrebbero (come pare stia succedendo) partire indagini penali e civili, processi, etc.

Ovvio che, fin che possono, tirino avanti negando e minimizzando.

Anonimo ha detto...

@ extropolitica

Ah, ecco, un po' di sano complottismo ci mancava...

Comunque, dato che dici "si vede benissimo dai satelliti", prova ad andare su Google Images e cercare "scioglimento ghiacciai" così potrai anche "vedere benissimo" come i ghiacciai in giro per il mondo si stanno sciogliendo...

David ha detto...

@Anonimo: la tesi sul global warming è dibattuta nella comunità scientifica ma ancora più dibattuta, come dimostra l'articolo qui sopra, è la tesi del global warming antropogenico.

Quindi anche se Google Maps dimostrasse che i ghiacciai si stanno sciogliendo questo non dimostrerebbe nulla a favore di chi specula su queste cose per introdurre politiche illiberali...

Painlord2k ha detto...

non serve un complotto, per giustificare la situazione. Bastano gli incentivi che esistono.
Il catastrofismo, ogni catastrofismo, aiuta i politici a sostenere politiche interventiste e ad accrescere la loro influenza.
Quindi questi politici tendono ad incentivare gli studi che dimostrino questo, e gli scienziati che lo fanno [abbastanza bene da essere creduti]. I giornali vendono di più facendo titoli clamorosi.

Ogni dinamica tende a rinforzale le altre. Se poi ci si aggiungono ricercatori che giocano con il sistema, per sostenere le loro tesi e ostracizzano quelli che le avversano, facilmente si raggiunge il "consenso".

Questa è la natura umana, semplicemente. Ed è per questo che esistono regole morali, che apparentemente sono inutili. Ma solo nel breve termine.

Anonimo ha detto...

La comunità scientifica NON è divisa sulla questione della causa antropica sui cambiamenti climatici. Non lo è ora e non lo è mai stata veramente da almeno 30 anni.
Non vi fidate dei climatologi? Chiedete ai paleo-climatologi cosa ne pensano oppure credete che ci sia un complotto che ha coinvolto tutta l'attività di carotaggio dei ghiacci artici fin da quando esiste questa disciplina?
Far credere che vi siano dispute a livello di comunità scientifica ed attaccare singoli esponenti tramite mezzo stampa fa parte di una tattica di delegittimazione volta a creare nelle masse l'illusione che ci siano dei dubbi scientifici sulle effettive responsabilità umane sul clima. Lo scopo, prettamente economico, è quello di far pressione sui politici affinchè continuino ad assecondare la leadership economica con il solito zelo di sempre. Al riguardo poi, non è certo un segreto che le fonti che spingono in tale direzione siano fortemente legate alla lobby dei combustibili fossili e al suo indotto.
Sul fatto infine che dei cambiamenti climatici siano effettivamente in atto è ormai questione di guardarsi attorno piuttosto che di scienza, satelliti o inferenza statistica: abito a Reggio Emilia e qui, nel giro di pochi decenni, la neve si è ridotta drasticamente, la nebbia ancora di più e ci sono insetti ed animali non autoctoni provenienti tutti da regioni più calde. Io personalmente vedo spesso vicino a casa mia gli esemplari di una colonia stabile di pappagalli verdi (anche d'inverno). Si aggiunga che le falde acquifere nel reggiano sono permanentemente sotto alla media storica e sono probabilmente la causa dell'abbassamento del livello del suolo nelle zone circostanti. E questo, purtroppo non è catastrofismo, questo non è nemmeno 'quello che potrebbe accadere in futuro se...', questo è il presente.
Potrei citare casi ancora più ecclatanti rigurdanti il Trentino (dove vado spesso in vacanza), come, ad esempio, l'espansione dei ritrovamenti storici di cimeli della prima guerra mondiale a seguito del progressivo e costante ritrarsi dei ghiacciai... ecc... ecc...
Mi scuso infine per la lunghezza del mio intervento e concludo semplicemente ricordando che
il tecno-ottimismo dovrebbe a mio avviso servire a trovare soluzione ai problemi, non a far finta che non esistano.

Painlord2k ha detto...

Di quale comunità scientifica parli?
Qui c'è una lista (certamente non completa) di scienziati (tra cui molti climatologi) che sono scettici sulla Teoria dell'AGW:
List of scientists opposing the mainstream scientific assessment of global warming
500 Scientists Whose Research Contradicts Man-Made Global Warming Scares

Accusare gli scettici di essere disonesti e di delegittimare i sostenitori dell'AGW è ingiusto. Le mail del CRU che sono state rese pubbliche mostrano che anche gli scienziati del CRU prendevano soldi dalle multinazionali petrolifere per condurre studi. Per non dire del fatto che alcune multinazionali erano interessate ad investire nel mercato dei Carbon Credits. Se l'associazione con i petrolieri (falsa) degli scettici li delegittima, allora quella (vera) dei sostenitori cosa dovrebbe fare?
La realtà è che i sostenitori dell'AGW hanno importanti alleati politici che li finanziano con i soldi pubblici nell'ordine di miliardi di $ all'anno (e pasteggiano ad aragoste). Non sono le verginelle disinteressate che vorrebbero far credere.

L'aumento delle temperature dove vivi si spiega facilmente con l'urbanizzazione. Se sostituisci la campagna con edifici, strade, industrie, auto, riscaldamento domestico, etc. fai presto ad avere aumenti di 2-3 gradi. Ma questo non ha nulla a che fare con la CO2. Altrimenti dovrebbe, nello stesso modo, essere aumentata la temperatura in tutto il mondo (e così non è). Alle falde acquifere non interessa la temperatura della troposfera inferiore, gli interessa la quantità di precipitazioni, che è diminuita.
L'AGW dovrebbe aumentare la quantità di umidità nell'aria, quindi anche le precipitazioni, non il contrario. Però questo combacia con la cementificazione del territorio.

Preferisco meno consenso e più metodo scientifico. Per questo sono tecno-ottimista.

Anonimo ha detto...

Vorrei ringraziare Painlord2k per la sua precisione. Fornire l'origine delle propri fonti è una qualità che apprezzo.
Le fonti linkate sono 'The Heartland Institute' e un articolo di wikipedia (in cui sono ben riportate le fonti).

Non potendo fare ricerche approfondite mi sono concentrato sui legami più immediati ed evidenti tra fonte ed interessi economici.
MediaTransparency sostiene che 'The Heartland Institute' abbia ricevuto finanziamenti da fondazioni politicamente conservatrici come la Castle Rock Foundation, la Sarah Scaife Foundation, la John M. Olin Foundation e la Lynde e Harry Bradley Foundation.
Più nello specifico, le compagnie petrolifere hanno contribuito in modo sostanziale all'Istituto Heartland. In particolare la ExxonMobil ha contribuito per un totale di 560.000 $ tra il 1998 e il 2005.
Va ricordato infatti che 'The Heartland Institute' è un think tank che si occupa di diversi argomenti e non solo di cambiamenti climatici, ma è interessante notare che quasi il 40% dei fondi proveninti da ExxonMobil sono stati specificamente ddestinati a progetti inerenti il cambiamento climatico. Per concludere, partire dal 2008, l'Istituto Heartland ha ricevuto circa 800.000 $ da ExxonMobil.

Le principali fonti della pagina di Wikipedia provengono da giornali conservatori (es. The Wall Street Journal e National Post) la cui proprietà, in alcuni casi, è attiva nel settore del petrolio (es. 'The Washington Post' posseduta dalla Salomon brothers). Le fonti di origine russa abbondano, ma il paese è privo di libertà di stampa e democrazia ed è un produttore di gas e petrolio. Per brevità, elenco alcune altre fonti di informazione collegate alla pagina wikipedia (stabilendo chi sono e/o chi li finanzia):

1 - Cato Institute (think tank con molti finanziatori in comune con The Heartland Institute tra cui la ExxonMobil)

2 - National Center for Policy Analysis (think tank con molti finanziatori in comune sia con cato Institute sia con The Heartland Institute)

3 - New Zealand Climate Science Coalition (finanziata da ExxonMobil)

4 - Science and Environmental Policy Project (finanziata da ExxonMobil)

5 - George C. Marshall Institute (finanziata da ExxonMobil)

6 - Wisconsin Energy Corporation (è essa stessa un'azienda di fornitura energetica)

Sono d'accordo nel dire che l'effetto isola dovuta alla cementificazione spiega un aumento locale della temperatura (in città), ma NON spiega la diminuzione della nebbia in campagna o della neve sulle colline. Men che meno può spegare il ritirarsi dei ghiacciai sulle Dolomiti.
L'idea che "se" ci fosse un surriscaldamento allora le temperature dovrebbero aumentare uniformemente ovunque, mi pare una semplificazione che mal si adatta ai sistemi complessi in genere. Anche senza scomodare l'AGW, è ben noto, ad esempio, che la norvegia è più calda di terre ugualmente a nord come l'Alaska o la Siberia e finchè ci sarà la corrente del Golfo continuerà così. Il fatto che, localmente, si creino dei climi "fuori media" è normale e naturale ed è precisamente per questo motivo che occorre guardare alla temperatura media mondiale. E questa si è alzata.
L'AGW prevede essenzialmente instabilità climatica: aumenta la temperatura, quindi aumenta la cinetica, quindi il clima diventa più instabile. Al rigurdo, se si vuole, si possono guardare le posizioni delle assicurazioni per le coperture dei rischi legati a fenomeni atmosferici estremi.
Ciò detto, non mi fido di nessuna fonte a priori: la globalizzazione è pervasa da enormi interessi economici in ogni settore e di questo ne sconvengo.

extropolitca ha detto...

Ci sono due errori logici nel post precedente:
1) un attacco Ad-hominem (se si suppone che essere un think-thank conservatore è male)
2) un attacco per associazione (se riceve soldi da, vuol dire che..., se viene dalla Russia è controllato dal governo russo)

Allo stesso modo io potrei dire che, dato che la maggior parte dei fondi usati dai sostenitori del Riscaldamento Glocale vengono dai governi, i politici che finanziano gli allarmisti controllano direttamente o indirettamente i risulati delle ricerche scientifiche. No AGW, no soldi per le ricerche.

Lasciamo perdere, non sono, in entrambi i casi, buone ragioni per rifiutare le conclusioni altrui.

I metodi degli allarmisti appaiono discutibili a livello scientifico; un economista, quando pubblica una ricerca DEVE pubblicare contemporaneamente tutti i dati di partenza e i codici sorgente del software usato e tutti i metodi impiegati; altrimenti niente pubblicazione peer-review.
Sarà mica troppo chiedere lo stesso ai signori del CRU,del GISS, del NOAA e simili?
Sarà troppo chiedere che vengano giustificati pubblicamente (senza necessita di chiedere) come e perché i dati delle temperature vengono corretti prima di essere utilizzati? Magari c'è un buon motivo, ma a molti piacerebbe saperlo e non dover tirare a indovinare.

Se la Terra è in pericolo, io non credo che sia troppo chiedere che tutto sia pubblicato e disponibile. Invece dalle mail e dai fatti risulta che hanno fattodi tutto per non pubblicare nulla che potesse essere usato per smontare le loro conclusioni.

Mi spiace, ma questa non è scienza e questi non sono scienziati. Uno scienziato mostra tutto a tutti e accetta che qualcuno possa smontare le sue teorie. Gli altri leggeranno le sue conclusioni, leggeranno la refutazione e trarranno le conclusioni che credono corrette. Se Mann e soci considero questo una aggressione o una seccatura sono loro che sbagliano, non gli scettici.

David ha detto...

@Anonimo: anche Chaucer nel XIV sec. che raccontava i vigneti scozzesi e inglesi e i Vichinghi che raccontavano nelle loro epiche la loro colonizzazione della Groenlandia che fu chiamata, appunto, Terra Verde (e non “distesa di ghiacci”) erano finanziati dai petrolieri?

Qui il grafico e qui l'articolo scientifico che mostra chiaramente come le temperature fossero chiaramente più alte nel Medioevo rispetto ad oggi:

http://4.bp.blogspot.com/_4ruQ7t4zrFA/R0KAEMsTutI/AAAAAAAAALw/uWvtlwDOG0k/s1600-h/mwp-lia.JPG

http://www.ncasi.org/publications/Detail.aspx?id=3025

Quindi dimostrare il surriscaldamento globale è ben lungi dal dimostrare anche che esso è stato causato dall'uomo.

Anonimo ha detto...

Non esprimo giudizi politici parlando di conservatori, ma mi riferisco a precisi interessi ECONOMICI.

Il mio "accanimento" vs la ExxonMobil non è fazioso. Io stimo chi svende la propria morale per miglioni di dollari poichè il mondo è pieno di gente pronta a farla per le noccioline.

Rispondo ad entrambi i post precedenti con un link di un articoletto del NewScientist:

http://www.newscientist.com/article/mg19626273.300-exxons-funding-of-polar-bear-research-questioned.html

in cui per altro si da spazio anche alle vostre posizioni.

I cambiamenti climatici naturali sono ben noti (Groellandia compresa) e vengono spesso usati a fine propagandistico.

Se migliaia di ricerche dicono che c'è un chiaro problema antropico e alcune di esse sono accusate a torto o a ragione di falsità, questo non fa variare il mio giudizio in merito. Il motivo non è ideologico, ma statistico.

extropolitca ha detto...

Quest'ultima risposta mostra il fatto che non comprendi come funzioni realmente la pubblicazione di studi peer-review.

Moltissimi si basano su dati che non sono stati verificati dallo studioso, ma sono presi dalle solite tre fonti. O si basano su altri studi pubblicati.

Einstein, una volta venne informato che studiosi tedeschi avevano scritto 25 articoli per confutare le sue teorie. La risposta fu: "Sono troppi. Se le mie teorie fossero errate ne basterebbe uno solo".

Certo, è razionale dubitare di una teoria, se molte persone dicono che è errata. Ma, altrettanto razionale è verificare che il consenso non sia solo dovuto al group-thinking. La scienza non è democratica. Le leggi della fisica non vengono votate a maggioranza.

David ha detto...

Aggiungo, e per quanto mi riguarda concludo, che si dovrebbe dare anche un'occhiata agli sporchi affari del capo dell'Ipcc, qui un articolo del Telegraph a riguardo:

http://www.telegraph.co.uk/news/6847227/Questions-over-business-deals-of-UN-climate-change-guru-Dr-Rajendra-Pachauri.html

Tanto per vedere qual'è la 'credibilità dei catastrofisti'...

Anonimo ha detto...

Sono proprio articoli come quello del Telegraph a far dubitare fortemente della buona fede di alcune ISTITUZIONI negazioniste. Il presunto scandalo mi pare montato da spregiudicati professionisti della dis-informazione che ben sanno che un titolone in prima pagina oggi fa più rumore (e soprattutto ha più conseguenze pratiche) di una minuscola smentita tra diversi mesi in un qualche trafiletto. La maggior parte dei lettori e dei telespettatori per questioni esclusivamente pratiche non ha nè il tempo, nè la pazzienza, nè la memoria sufficiente per opporsi efficacemente a tali pratiche giornalistiche.

Sulle intercettazioni illegali e soprattutto sulle estrapolazioni forzate di frasi tecniche dal loro contesto per confonere le idee intenzionalmente è già stato detto molto, ma evidentemente non abbastanza. Al riguardo inviterei ad approfondire quanto riportato brevemente nel seguente articolo:

http://www.internazionale.it/home/?p=16716

Concludo infine ricordando che il Telegraph è un giornale politico di stampo conservatore ed antieuropeista e quindi, dal mio punto di vista (in cui l'appartenenza politica è dettata esclusivamente dall'appartenenza a precisi interessi ECONOMICI), è una fonte sospetta. Questo giudizio negativo mi deriva da un'impostazione scettica di origine economica, non ideologica o partitica.
In questo caso specifico però il mio giudizio è reso più severo dalle circostanze:
il fatto che il Telegraph, a distanza ormai di giorni, non smentisca una notizia che ha provocato gravi ripercussioni internazionali (dimissioni Pachauri, discredito sull'ONU, pressioni sull'UE, ecc...) e che si è presto rivelata palesemente tendenziosa (testo estrapolato, mal tradotto ed incoerente cronologicamente) ed in alcuni punti falsa (legami economici inventati e/o distorti) lo fa scadere per me da fonte sospetta ad inattendibile. Inattendibilità grave in quanto la provenienza della notizia è anonima ed illegale (non meglio precisati hacker). Il diritto di cronaca che io difendo implica però anche la responsabilità di ciò che si pubblica e delle eventuali conseguenze.

Painlord2k ha detto...

L'Internazionale? Se ha la collaborazione di Noam Chomsky deve essere a sinistra di Rifondazione. Non esattamente una pubblicazione scientifica o imparziale. Diciamo che sono stabilmente orientati contro tutto quello che rappresenta l'Occidente, la democrazia liberale, anti-industriale, aristocratico (loro sono l'aristocrazia che deve guidare le masse ignoranti che non si lavano dalle loro torri d'avorio).

D'altro canto, non mi servono le parole scritte sull'Indipendent, mi bastano le parole scritte di John Sheperd a Mike Hulme in una delle famose mail pubblicate:
http://www.eastangliaemails.com/emails.php?eid=159&filename=951431850.txt

The Esso (Exxon-Mobil) situation is still promising, but they're having to
get clearance from HQ in the USA (my best contact retired (with cancer)
just a few weeks ago, so we've had to work around the new CE, to whom all
this is news...). They know the deadline and will do their best for us.


Se i sostenitori del AGW vanno a cercare soldi alla EXXON, non saranno anche loro comprati?

Painlord2k ha detto...

Aggiungo un link appena letto:

http://wattsupwiththat.com/2010/02/12/crus-jones-climate-data-not-well-organised-and-mwp-debate-not-settled/

Phil Jones ammette alla BBC che "i dati sul clima non sono molto bene organizzati" e che questo aveva contribuito alla sua decisione di non condividere i dati con i critici.
Ammette che ci sono stati in passato due periodi caldi come adesso e che il periodo caldo medioevale potrebbe essere stato più caldo di adesso.

Che dire? Piano piano, pezzo a pezzo, la verità viene fuori.
Ma non è certo finita qui.

Anonimo ha detto...

Si potrebbe andare avanti all'infinito citando fonti e contro-fonti. Dubitando legittimamente di entrambe visto gli interessi in gioco. Sono d'accordo che la scienza non si vota, si dimostra, ma qui il difficile è capire di chi ci si può fidare.
Taglio la testa al toro e ribadisco nuovamente: io non mi fido di nessuno.
Quello che vorrei capire però e come si può sottovalutare così fortemente il principio di prudenza: se qualcosa non la conosco, o meglio se non sono sicuro delle conseguenze dei miei atti in una data circostanza, uso prudenza.
Niente politica, etica, filosofia o scienza, ma solo lotta per la sopravvivenza.
E qui mi domando: è prudente immettere miliardi di tonellate di CO2 indefinitivamente, per tacere del metano? Io d'altra parte non negano affatto che in passato ci siano stati periodi anche molto più caldi di quello attuale. Quello che non è mai accaduto finora però è lo stravolgimento della catena del carbonio su scale decennali anzichè in migliaia di anni quando non in milioni. Lo strano quindi è che ciò che io vedo come allarmante voi lo vedete come tranquillizzante: non si sono mai riscontrati gli attuali livelli di CO2 in atmosfera (al di la delle temperatura). Stiamo facendo un esperimento drastico sull'unica atmofera a nostra disposizione, sull'unico pianeta a nostra disposizione (la CO2 non coinvolge solo l'atmosfera), è prudente?
Quando c'è stato molto più caldo o più freddo a livello globale (e non localmente) i livelli dei mari sono variati a volte anche di centinaia di metri. Se uno scenario infinitesimale rispetto a quelli dovesse riaffacciarsi nel giro di decenni o anche di un secolo sarebbe una catastrofe letteralmente senza precedenti (porti e città sommersi, globalizzazione interrotta bruscamente, shock economico, milioni di profughi, carestie, epidemie ecc.). Casi storici come la Groenlandia, l'isola di Pasqua e l'impero dei khmer (e molti altri) fanno pensare che quando una civiltà entra in conflitto con le proprie risorse naturali è destinata a soccombere RAPIDAMENTE. Ovviamente finora non c'è stato nessun precedente che riguardasse tutto il pianeta, noi saremmmo i primi. E' prudente?
D'altra parte se anche l'AGW fosse completamente errata, seguire ugualmente la sua principale raccomandazione avrebbe come conseguenza una drastica riduzione dell'inquinamento complessivo e un'utilizzazione delle risorse non rinnovabili più razionale.
Negare, a torto o a ragione, l'AGW non sembra fornire invece benefici. Seguire economicamente chi nega l'AGW mi pare semplicemente perpetuare il sogno di ogniuno di noi di una crescita economica (quantitativa) infinita su un pianeta con risorse LIMITATE.
La tecnologia non c'entra qua parlo di insiemistica: come si può credere di far stare un insieme infinito all'interno di uno finito?
Temo che se continueremo a sognare così ci toccherà un brusco risveglio. E temo anche che, senza una singolarità tecnologica benevola nel giro di due decenni, si chiuderà una finestra storica irripetibile, AGW o non AGW.ng

Painlord2k ha detto...

Io mi fido di tutti (chi più chi meno) fino a che non ho un motivo di credere il contrario. Per questo i sostenitori dell'AGW stanno cadendo molto velocemente nella mia considerazione.

Il Principio di Precauzione, così come viene propagandato dagli ecologisti, è una risposta da nevrotici, se non da schizofrenici. "Se non sei sicuro che non c'è assolutamente rischio non fare" implica, se ci si crede veramente, non uscire di casa, perché potrebbero ammazzarti (il rischio non è nullo), non mangiare (perché potresti essere avvelenato), non bere, non dormire, non fidarti delle persone.

Il Principio di Precauzione non distingue, non valuta, non ragiona. Tutti i rischi sono trattati allo stesso livello. Dato che questo è impossibile, però, gli unici rischi che vengono presi in considerazione sono quelli più pubblicizzati e eclatanti, anche se la possibilità che si realizzino è infinitesima.
Per il Principio di Precauzione, qualche anno fa, volevano interrare tutte le linee elettriche ad alta tensione, a causa del rischio (che non è provato che esista) che i campi elettromagnetici potessero causare tumori. Il tutto per prevenire al massimo 5 morti all'anno in tutta Italia (che forse non esistono, dato che nessun studio ha mostrato variazioni superiori al margine di errore statistico). Con gli stessi soldi si potevano costruire passaggi pedonali in tutta Italia, sopra o sotto le strade, prevenendo migliaia di morti e decine di migliaia di feriti.

Lo stesso vale per le centrali nucleari, che sono osteggiate per la fobia delle radiazioni, mentre si sostengono le centrali a gas come non inquinanti ma che causano la morte di centinaia di persone ogni anno per incidenti. Oppure si sostengono i pannelli solari, che causano incidenti sul lavoro (visto che della gente deve salire sui tetti e quindi qualcuno, comunque,finisce per cadere).

La CO2, nel passato, è stata anche più alta di adesso. Quando c'erano i dinosauri la concentrazione era 10 volte superiore. Poi le piente si sono evolute e hanno cominciato ad estrarre molto più efficacemente la CO2 dall'atmosfera. Adesso siamo intorno ai livelli più bassi. L'effetto della maggiore CO2 nell'atmosfera è quello (già misurato" di un aumento della crescita delle piante (alberi, per esmepio), visto che per loro la CO2 è cibo.
L'effetto sull'atmosfera mi pare sia ben dubbio, dato che la CO2 continua ad aumentare, ma la temperatura è ferma e lievemente di discesa da almeno 10-15 anni.

I livelli dei mari cambiano anche di parecchi metri nel corso della storia. Nel Medio Evo, il livelo del mediterraneo ha fluttuato di 10 metri al di sopra e al di sotto dei livelli attuali. Attualmente siamo pure sotto la norma.

La Groenlandia è stata un caso di raffreddamento globale, così come il periodo caldo medioevale è stato un evento globale (c'è la documentazione archeologhica, anche se qualcuno fa fonta di non vederla).

A proposito, il Principio di Precauzione cosa potrà dire del fatto che le soluzioni proposte ad un problema che forse non esiste sono la distruzione (in pratica) dell'economia globale e la morte di 3-4 miliardi di persone per fame, malattie, etc.?

Invece di proporre costosissime soluzioni a problemi che non esistono, chi fosse interessato a migliorare la condizione umana sarebbe favorevole a creare le condizioni di una società resiliente agli eventi sfavorevoli (in grado, cioè, di rimettersi in piedi velocemente e di reagire velocemente a qualsiasi imprevisto, se questo si manifesta, quale che sia).

Se il problema è la CO2, il modo migliore di limitare le emissioni è costruire centrali nuclari. Ma pare che il 99% dei sostenitori dell'AGW non ci senta; quindi non li ritengo persone serie. Il fatto è che i sostenitori dell'AGW (quelli che contano) sono anche politici anti-occidentali, anti-industriali, anti-progresso.
In pratica sono l'aristocrazia reazionaria del nostro tempo e i loro sostenitori.

Giuseppe Regalzi ha detto...

"Nel Medio Evo, il livelo del mediterraneo ha fluttuato di 10 metri al di sopra e al di sotto dei livelli attuali".

Direi che 10 cm sia una stima molto più vicina al vero...

Anonimo ha detto...

Painlord2k, parli di principio di prudenza, ma descrivi la paranoia. La prudenza di cui parlo non è ‘fermi se c'è un pericolo’, ma l'esatto opposto: ‘agire avendo conoscenza dei rischi che l'azione comporta’. L'ignoranza non è neutrale nel processo decisionale. La scienza esiste proprio per questo, no? Fare senza sapere cosa si fa non è progresso.
Parli poi di resilienza legata al nucleare? I miei dubbi sul nucleare sono militari ed economici e solo secondariamente ecologici. L'aspetto ecologico (per niente trascurabile) è esaltato dai media per distogliere dalle implicazioni militari e politiche, nonché dai reali costi (insostenibili) delle centrali nucleari. Almeno che non parlassi di centrali al torio (oggi inesistenti). Ma soprattutto: la centralizzazione dell’energia e il puntare su un solo carburante in che senso aumenta la resilienza del sistema?
Che le centrali a gas siano inquinanti un sostenitore dell’AGW non ha nessun problema a confermartelo. L’intera industria del metano, a causa delle perdite, rilascia quantità considerevoli di un gas serra ben peggiore della CO2.
I presunti incidenti d'installazione di pannelli fotovoltaici confrontati ai rischi correlati alle centrali nucleari (fughe di radiazioni dichiarate e non, proliferazione di testate nucleari e costi di stoccaggio e smaltimento scorie dal decadimento ultramillenario, rischio terrorismo ecc..) mi paiono poca cosa. Le centrali nucleari non sono ‘LA’ soluzione anti-CO2. Le centrali nucleari producono grosse quantità d’energia, ma il loro ciclo di vita è altamente energivoro. Ancora una volta la mia posizione è economica: nessun privato investirà mai in perdita, non lo hanno fatto in passato e non lo faranno in futuro… non senza lauti incentivi statali (così come è stato fatto in passato, così come avviene nel presente e così come avverrà in futuro). Il nucleare è pesantemente antieconomico se lasciato al libero mercato.
L'interventismo statale nel nucleare si spiega proprio negli altissimi costi di questo tipo di centrali (possibilità di corruzione infinite e miliardi di euro in pochissime mani) senza scordarsi le pesanti implicazioni politico-militari (Iran docet). Per questo non è affatto strano che il conservatorismo e lo statalismo sovietico si assomigliano tanto in certi frangenti.
Parli di dinosauri e di decine di metri con scioltezza. Tra noi e i dinosauri non sono trascorsi né 30 anni e nemmeno un secolo, ma qualcosina di più.
Se poi gli oceani si alzassero di 10 metri avresti immediatamente la percezione di ciò di cui parlano i cosidetti catastrofisti (Micronesia sommersa così come New York e tutte le pricipali città costiere al mondo -a meno di improbabili opere che definire faraoniche è poco-, azzeramento dei principali porti su tutto il pianeta, salinizzazione delle falde e conseguente perdita di campi coltivati e mi fermo qui per questioni di spazio). Dire poi che i catastrofisti vogliono bloccare la globalizzazione e far morire miliardi di persone per gli interessi di pochi mi pare come dividere il mondo in buoni e cattivissimi. La green-economy genera più posti di lavoro e, ad esempio, la permacultura è più produttiva delle piantagioni intensive. Ridurre la CO2 comunque sarà inevitabile visto l'esaurirsi dei principali combustibili (sia fossili sia fissili). Se convenga oppure no è una forzatura: il punto è 'come', non 'se'. Non c'è nessun 'se' perchè StarTrek è solo un telefilm e non c'è dato di prendere risorse al di fuori di quelle terrestri. Non c'è nessun ‘se’ perchè la scienza non è democratica, ma l'economia anche meno e la natura poi è tirannica. Se riusciremo a trasformare StarTrek in realtà, sarà solo attraverso molta prudenza (ossia freddo calcolo) e tramite, io credo, una singolarità tecnologica benevola. Non ci sarà nessuna singolarità benevola però se nei prossimi decenni disintegriamo le nostre risorse economiche ed il pianeta con esse.

Painlord2k ha detto...

Errore mio, sul livello del Mediterraneo.
Lo studio a cui mi riferivo era questo: The sea level has been rising and falling over the last 2,500 years

"Rising and falling sea levels over relatively short periods do not indicate long-term trends. An assessment of hundreds and thousands of years shows that what seems an irregular phenomenon today is in fact nothing new," explains Dr. Dorit Sivan, who supervised the research.*

The sea level in Israel has been rising and falling over the past 2,500 years, with a one-meter difference between the highest and lowest levels, most of the time below the present-day level. This has been shown in a new study supervised by Dr. Dorit Sivan, Head of the Department of Maritime Civilizations at the University of Haifa. "Rises and falls in sea level over relatively short periods do not testify to a long-term trend. It is early yet to conclude from the short-term increases in sea level that this is a set course that will not take a change in direction," explains Dr. Sivan.

The rising sea level is one of the phenomena that have most influence on humankind: the rising sea not only floods the littoral regions but also causes underground water salinization, flooded effluents, accelerated coastal destruction, and other damage.

According to Dr. Sivan, the changing sea level can be attributed to three main causes: the global cause – the volume of water in the ocean, which mirrors the mass of ice sheets and is related to global warming or cooling; the regional cause – vertical movement of the earth's surface, which is usually related to the pressure placed on the surface by the ice; and the local cause – vertical tectonic activity. Seeing as Israel is not close to former ice caps and the tectonic activity along the Mediterranean coast is negligible over these periods, it can be concluded that drastic changes in Israel's sea levels are mainly related to changes in the volume of water.

In the present study, in light of earlier studies, research student Ayelet Toker and Dr. Sivan, set out to examine Israel's sea level over the past 2,500 years, based on data deduced from many coastal archaeological findings. They made a careful selection of findings that have been reliably and accurately dated, and first focused on findings that were excavated by the Antiquities Authority in Acre of the Crusader period. These revealed that the sea level during the Crusader period – just 800 years ago – was some 50-90 centimeters lower than the present sea level. Findings from the same period at Caesarea and Atlit reinforced this conclusion. When additional sites were examined from periods before and after the Crusader period, it was revealed that there have been significant fluctuations in sea level: During the Hellenistic period, the sea level was about 1.6 meters lower than its present level; during the Roman era the level was almost similar to today's; the level began to drop again during the ancient Muslim period, and continued dropping to reach the same level as it was during the Crusader period; but within about 500 years it rose again, and reached some 25 centimeters lower than today's level at the beginning of the 18th century.

"Over the past century, we have witnessed the sea level in Israel fluctuating with almost 19 centimeters between the highest and lowest levels. Over the past 50 years Israel's mean sea level rise is 5.5 centimeters, but there have also been periods when it rose by 10 centimeters over 10 years. That said, even acute ups and downs over short periods do not testify to long-term trends. An observation of the sea levels over hundreds and thousands of years shows that what seems a phenomenon today is as a matter of fact "nothing new under the sun", Dr. Sivan concludes.

extropolitca ha detto...

"Il nucleare è pesantemente antieconomico se lasciato al libero mercato."

Chissà perché avevo l'aspettativa che questo sarebbe saltato fuori.

La realtà è che il nucleare è altamente antieconomico a causa di tutte le interferenze statali con regolamenti inutili e rallentamenti politici alla costruzione.
Quello che si può costruire in 3 anni con grande guadagno è una perdita enorme se si realizza in 10 o 20 anni.

Anonimo ha detto...

Se usciamo dal contesto italiano (in cui sul nucleare si è deciso, a torto o a ragione, con un referendum forse più per interessi esteri che nazionali) non mi pare proprio ci sia ostruzionismo politico sul nucleare. Al contrario. Mi spiego meglio: "rallentamenti politici alla costruzione" mi pare un po' fantasiosa come spiegazione ad esempio per le perdite economiche (3 miliardi di euro) della centrale nucleare in costruzione in Finlandia. La Finlandia è il paese con meno corruzione al mondo. Il fatto che si sia fatto tanto clamore sulla viceda finlandese dipende propio dalla scarsa ingerenza politica che, a differenza di altri luoghi, non ha imbavagliato la stampa lasciando che la notizia del risultato economico dell'impresa trapelasse.
Non sono contrario a priori al nucleare, preferirei però che gli stati finanziassero ricerche applicative sul Torio pittosto che sul Plutonio e sull'Uranio.
Per quanto riguarda il surriscaldamento del globo, considero autoconsolatorio presumere che miliardi di tonnellate di CO2 immessi in atmosfera non causino sostanzialmente nessun effetto. Milardi di tonnellate di qualsiasi cosa in un sistema chiuso come fanno a non interagire con nulla?
Il futuro temo darà ragione ai cosidetti catastrofisti con i fatti, ma se mi dovessi sbagliare vi garantisco che sarei sicuramente il primo a rallegrarmene. Non vi stupisca quindi se vi dico: cari amici spero proprio che voi abbiate ragione ed io torto marcio.
Detto ciò, cordialmente, mi congedo. Saluti a tutti.