15 febbraio 2010

Chiesa, mezzi di comunicazione e prospettiva del postumano

Ho ricevuto, e volentieri passo ai lettori, due link ad articoli sul rapporto, spesso difficile, fra religione e tecnoscienza. Il primo e' l'introduzione, di Carlo Formenti, a "Chiesa e mezzi di comunicazione. Un rapporto da approfondire", di Ruggiero Doronzo, frate presbitero dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Un estratto: "Osservando l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei moderni mezzi di comunicazione - e in particolare dei cosiddetti “nuovi media”, come i Personal Computer, Internet e le altre tecnologie scaturite dalla “rivoluzione digitale” -, mi è spesso capitato di interrogarmi, da studioso laico di formazione neomarxista, in merito alle ragioni del sostanziale “ottimismo” che contraddistingue il discorso delle gerarchie ecclesiastiche sul tema. Perché, mi chiedevo, la Chiesa assume posizioni duramente critiche nei confronti di una serie di innovazioni tecnologiche che riguardano il campo biomedico (basti pensare alla fecondazione assistita, alla clonazione, alla manipolazione genetica, all’uso delle cellule staminali, ecc), mentre tace sugli effetti – potenzialmente non meno sconvolgenti – che certe tecnologie della comunicazione potrebbero avere nei confronti dell’essenza stessa dell’umano (non a caso, l’ala più “entusiasta” degli studiosi dell’innovazione tecnologica in questo settore, parla esplicitamente dell’imminente avvento di un soggetto “postumano”)?"

Il secondo, e' un articolo dello stesso Doronzo: Cybergnostici alla ribalta. Un estratto: "Il tempo che noi stiamo vivendo segna, invece, un forte ritorno dell’attenzione allo spirito nelle forme più diverse che spaziano dal new age alla cybergnosi. La cosa strana è che proprio gli scienziati e gli sviluppatori di tecnologie avanzate, che nel passato per lungo tempo hanno rappresentato l’emblema della razionalità opposta alla superstizione dell’invisibile, oggi rappresentano i promotori della spiritualità neognostica. Un esempio? Roberto Siagri, un cybergnostico di casa nostra. La sua intervista, sul numero di dicembre 2009 di Wired, esprime bene il processo che questi scienziati vogliono compiere per arrivare alla completa smaterializzazione. Il nostro corpo, limitato, insoddisfacente, deperibile, viene prima integrato con chip e protesi per renderlo onnisciente, incorruttibile, onnipotente. La codifica in digitale di alcune sue funzioni, quali l’aspetto fisico e la voce, lo rendono onnipresente attraverso il viaggio nella rete. L’homo tecnlogicus sembra, per ultimo, impegnato in una lotta contro il tempo per superare anche l’estremo limite della morte attraverso la connessine e fusione con la grande “creatura planetaria cognitiva” nella quale il suo avatar, o la sua stessa coscienza “scaricata” tramite download nel computer, potrà ancora continuare a vivere per sempre." Vi avverto che questo secondo articolo comincia in maniera promettente, ma finisce per approdare su lidi tipicamente mortalisti...

1 commento:

David ha detto...

Segnalo che un altro interessante libro che parla del ritorno allo gnosticismo nell'era dell'informazione (con qualche excursus nell'estropianesimo) è Techgnosis di Erik Davis:

http://www.ibs.it/code/9788886908269/davis-erik/techgnosis-miti-magia-e.html