22 gennaio 2010

Per vincere in Afghanistan ci vuole una supertecnologia di infosaturazione del territorio, di Carlo Pelanda

Dopo quello su spazio e privati, ecco un'altro recente articolo futurizzante del Professor Carlo Pelanda, originariamente pubblicato su CarloPelanda.com.

Questa rubrica trova sorprendente che la Nato non applichi in Afghanistan sistemi di controllo del territorio sufficienti sia per offesa sia per difesa contro attentati ed imboscate. Nessuna critica. Ma va fatta una riflessione di scenario strategico sul come ridurne la vulnerabilità alla guerriglia. La soluzione qui proposta è tecnologica.

Le tecnologie oggi possibili permetterebbero la costruzione del seguente sistema di saturazione informativa del territorio da controllare. Una rete multilivello di osservazione sia ottica sia sensoriale a copertura permanente delle aree suddivise in quadrati. Ogni quadrato di territorio viene controllato da una rete di satelliti con alta capacità di risoluzione, con visione Sar (passa le nuvole) e con sensori che rilevano qualsiasi emissione elettromagnetica, termica, chimica, ecc.. Il tutto è integrato, via infofusione, da altre piattaforme, quali aerei robotizzati, aerostati, elicotteri, ecc. In ogni quadrato, inoltre c’è un sottosistema di sensori a terra (e sotto). Il tutto viene gestito da una sistema di intelligenza semiartificiale in grado di gestire la visione totale e da questa sia selezionare minacce incombenti sia inferire i modelli di comportamento del nemico e altro. Una capacità essenziale del sistema dovrebbe essere quella di “marcare” elettronicamente ogni singolo individuo rilevante e seguirne gli spostamenti 24h in remoto. Un’altra capacità prioritaria è quella di rilevare le mine sia con osservazione ottica continua che scopre chi le mette sia con sensori che individuano buche, metalli, esplosivi, ecc.. Essenziale, poi, creare la fanteria aerea per velocità di intervento: tutto via elicotteri e simili, poco via ruote, a piedi solo azioni puntuative. Tale sistema, pur fattibile, non c’è per due motivi. Il costo è enorme. Ma lo sarebbe anche il beneficio, considerando la riduzione di vittime e lo spin-off nel settore civile per sistemi di controllo dell’ambiente. Più importante, il pensiero militare è lento nell’adattarsi ai nuovi conflitti, nell’integrare forza aerea e terrestre, e non formula le giuste specifiche alle industrie.

Raccomandazioni. Per la Nato: (a) elaborare una nuova dottrina della superiorità aerea combinata con la saturazione informativa ed operativa del territorio a bassa intensità umana ed alta robotizzazione; (b) progetto Manhattan a costi condivisi per sviluppare in un biennio, con le industrie dell’Alleanza consorziate, il nuovo sistema. Per l’Italia: (c) spingere tale progetto vista la grande capacità dell’industria nazionale nel settore e la necessità di avere più vittorie e meno funerali.

Image credits: Air-assault mission in Paktika province, by the US Army.

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