26 gennaio 2010

Avatar, un film di questo tempo, di Adriano Autino


Premetto che ho visto il film in versione 2d, in lingua originale. Forse sarò curioso di godermi la versione 3d più avanti. Per il momento mi interessava soprattutto capire l’effettiva qualità culturale di questo film che, da molte parti, viene già definito un vero e proprio capolavoro. E l’eccezionale affluenza del pubblico, fin dai primi giorni, sembra confermarlo.

In effetti la pellicola merita certamente voti medio-alti su molti parametri di valutazione.

La fotografia, se così si può ancora definirla, visto che in gran parte si tratta ormai di sublime arte multimediale, non può che incassare il massimo dei voti: immagini stupende, dall’inizio alla fine, coinvolgenti, meravigliose. La recitazione, che si avvale di una fantastica Sigourney Weaver nella parte della Dr. Augustine, chair dell’equipe scientifica distaccata sulla luna Pandora, è curata e molto convincente, e dimostra anche il grado di estrema sofistificazione e maestria raggiunto dai progettisti (non si possono definire altrimenti) dell’arte cine-digitale.

Il resto del cast si avvale di nomi meno noti, ma tutti offrono una interpretazione appassionata e convincente. Del resto i precedenti lavori di James Cameron – valga per tutti ricordare la terrific saga di “Alien”, l’eccellente “The Abyss”, e “Titanic” – si distinguono tutti per l’eccellenza della regia e per la capacità di interpretare temi anche diversi, ma sempre con passione e grande talento cinematografico.

La storia è bella ed avvincente, e si fa perdonare anche l’evidente ingenuità – o licenza poetica -- dell’aver collocato un ciclo giorno-notte di tipo terrestre su una luna che orbita intorno ad un pianeta gigante. Del resto la notte si accende di fantastiche luci blu e di fibre ottiche vegetali, e non vorremmo mai essere stati privati di queste immagini in nome di un maggior realismo!

Il tema, collaudato, è quello della ribellione contro l’impero – ben noto ai cultori della saga delle Guerre Stellari di lukasiana memoria –, impero che questa volta aggiunge ai propri peccati l’estinzione della natura del pianeta Terra.

Dal punto di vista filosofico la storia è quindi, per così dire, aggiornata. Ma guarda esclusivamente alle precopernicane concezioni odierne, e ripropone, anche se in modo estremamente sofisticato e convincente, il clichè tutto sommato collaudato, della filmografia americana.

C’è il quanto di critica sociale che ci si può aspettare: il protagonista Jake Sully – nell’eccellente interpretazione di Sam Wortinghton – è un giovane ex-marine costretto alla sedia a rotelle da un tragico incidente. Jake non può permettersi l’avanzata tecnologia neurorigenerativa che gli ridarebbe l’uso delle gambe. E quando registra nel suo video diario le proprie impressioni, il giovane si trova a chiedersi: “e per che cosa i nativi di Pandora dovrebbero volerci concedere lo sfruttamento del loro pianeta? per della birra chiara e dei jeans? non abbiamo nulla che loro vogliano, è tempo sprecato”.

C’è la ribellione contro un potere sciovinista e fascista che, per sfruttare le risorse naturali di un mondo, calpesta con pragmatica indifferenza la propria stessa eccellenza scientifica e filosofica, ed esercita la violenza tecnologica distruttiva contro un “nemico” che si batte con archi e frecce.

Ma i “selvaggi” – molto simili ai nativi americani, soprattutto nel loro grande rispetto per la natura e nel loro carattere indomito – alla fine vincono (niente panico: il lieto fine è assicurato :-), grazie a che cosa?

È qui che il film entra profondamente nel favolistico.

Intanto – altro meme caro al cinema d’oltre Atlantico – alla violenza ed all’uccisione, comunque si risponde solo con la violenza e con l’uccisione, e si ha la possibiltà di vincere solo se si batte il tiranno sul suo stesso terreno, quello della violenza. Come se Ghandi non fosse mai esistito. Da un regista Terrestre, nella nostra globalizzata patria nel tempo, potremmo ormai aspettarci qualcosa di più.

Ad esempio che cosa? Vorrei vedere una tecnologia filosofica ed umanista, moralmente superiore, che consenta ai buoni di vincere senza uccidere né i cattivi né i buoni “collaterali”.

Ma i Na’vi vincono grazie alla capacità di rivivere i propri miti ed, ancor più, grazie ad una sorta di tecnologia filosofica del pianeta stesso, Eywa – metafora di Gaia, pianeta vivente. In questo caso ci troviamo di fronte una Gaia che è anche senziente, dotata di intelligenza, e di mezzi di comunicazione, una sorta di interfaccia neurale, con il proprio popolo. Eywa avverte la devastazione incombente, ed utilizza le proprie forze (non voglio dire troppo per non guastare la suspense) in supporto ai guerrieri Na’vi.

Qual è dunque il messaggio filosofico? Sostanzialmente questo: gli umani hanno fatto male ad incamminarsi sulla strada della rivoluzione neolitica, dovevano restare cacciatori e raccoglitori (come i nativi americani), e vivere quindi in armonia con la natura.

La natura li avrebbe allora ricompensati sviluppando, lei, la “tecnologia” necessaria per difendere loro e se stessa da possibili attacchi esterni. Ovviamente i riferimenti alle antiche credenze sciamaniche, legate ad una concezione mistica e metafisica della natura, sono tutt’altro che casuali, né con questo intendo certo negarne l’innegabile fascino né l’antica saggezza.

Imboccata la strada dell’agricoltura – e della cultura tecnologica – non si può che arrivare alla distruzione della natura, e poi si finirà per avventurarsi su altri pianeti, in una ossessiva ripetizione dello scempio: si sa che quando sbagliamo una volta, tendiamo a continuare, per dimostrare che non siamo stupidi, e che avevamo ragione.

Siamo quindi pienamente nella metafisica pre-copernicana del mondo chiuso, anche se, nella storia di Avatar, i mondi sono più di uno: gli abitanti di ciascun mondo è meglio che se ne stiano a casa loro, a cercare di far la pace con la “propria” natura locale e di vivere in armonia con essa. L’unico problema è quello di difendersi da eventuali invasori.

Nessun accenno ad una più matura concezione di un’ecologia cosmica.

E la tecnologia – la nostra povera tecnologia pesante ed “innaturale” – fa ancora una volta la figura del demonio, incarnando il male.

Nessuna consapevolezza del numero e della fondamentale importanza culturale della crescita – per una specie intelligente che deve percorrere la strada della conoscenza e dell’evoluzione etica con le sue sole forze, inevitabilmente sbagliando, e cercando di riconoscere gli errori e di imparare da essi.

No, Avatar non preconfigura e non auspica una fusione trascendente tra uomo e natura – secondo l'eccellente concettualizzazione dataci da Robert M. Pirsig –, ma immagina una "natura intelligente", che fa tutto il lavoro al posto dell'uomo.

Riassumendo, questi sono i messaggi che chiunque sarà in grado di percepire da questo bel film, soprattutto pensando ad un pubblico che vuole ancora sentirsi dire che la tecnologia è cattiva e la natura è buona.

Guardandola nella sua essenza, ci rendiamo conto della completa assurdità di questa trovata narrativa. La natura è, sì, magica e misteriosa, nessuno lo può negare, ma i suoi regali, quando ne fa, sono di tutt’altro genere. La natura non regala soluzioni “tecnologiche” belle pronte. L’uomo, perlomeno su questo pianeta, deve sudarsi ogni piccolo quanto, mi verrebbe da dire ogni oncia, di conoscenza, e quando arriveremo a capire e misurare l’attività elettrica e le interfacce di comunicazione della natura, sarà certamente un gran traguardo. Né si capisce che posto avrebbe, nell’universo, una specie intelligente che non si trovasse nella necessità di usare la propria intelligenza per accrescere la propria cultura, visto che la natura la coccola sin dall’inizio, fornendole una tecnologia di comunicazione avanzatissima… una sorta di web naturale, laddove noi poveri umani il nostro web abbiamo dovuto sudarcelo… Ed il fatto che un giorno o l’altro la nostra scienza potrebbe arrivare al livello di metterci in grado di utilizzare una specie di web naturale, nulla toglierebbe, in retrospettiva, alla dedizione ed al grande umanismo, ai tanti errori (spesso disastrosi ma non per questo meno teneri) dei ricercatori che si sono sacrificati nella storia, per permetterci di raggiungere grandi obiettivi. E come non pensare alla tenera Sigourney-Dr.Augustin ferita mortalmente che, mentre si affida alle cure dell’albero filosofico di Eywa, dice “dovrei prendere dei campioni…”.

E un altro messaggio, forse meno evidente, c’è, ed è per questo che amo il cinema americano, che si basa su un sottobosco filosofico ambientalista, ma non radicalmente anti-umano. Gli umani, è vero, portano a Pandora morte e distruzione con le loro armi e con la loro arroganza imperialista. Ma portano anche la loro scienza, la tecnologia degli avatar, che permette di interagire direttamente in un’atmosfera non respirabile per gli umani. E portano anche la loro capacità di compassione e d’amore, che si riveleranno essenziali per la salvezza di Pandora e del suo popolo.

La filosofia del profitto, interpreto liberamente, alla fine non è il diavolo: basterebbe che, almeno in caso di conflitto o di potenziale conflitto, non fosse sempre considerata l’autorità suprema e decisiva.

Ed in ultima analisi, gli ideologhi del profitto, affidando le proprie sorti ai militari, nel film Avatar fanno una scelta stupida, perché si troveranno poi, grazie a tale scelta scellerata, a dover rinunciare a qualsiasi profitto. Se si fossero invece affidati alla scienza, alla comunicazione ed alla compassione, probabilmente non sarebbero rimasti a bocca asciutta…

Recensione tratta da qui e ripubblicata con il consenso dell'autore.

Adriano V. Autino è il presidente della Space Renaissance Initiative

Vedi anche il Manifesto Filosofico della Space Renaissance

Per una recensione del film ed informazioni circa la trama ed i contenuti, si vedano ad esempio questi siti:

http://en.wikipedia.org/wiki/Avatar_(2009_film)

http://www.movieplayer.it/film/9803/avatar/

Per informazioni sul regista James Cameron: http://it.wikipedia.org/wiki/James_Cameron

10 commenti:

Estropico ha detto...

Come ho gia' scritto su TecnoTransumani, e' Balla coi lupi in versione fantasy. E trovo ironico che il film piu' tecnologicamente avanzato della storia del cinema spacci un "messaggio" talmente anti-tecnologico... O forse e' un segno di questi nostri tempi di progresso tecnologico accelerato: persino per diffondere memi neoluddisti si ricorre alle tecnologie piu' avanzate...

Bugbear ha detto...

premetto che sono daccordo con la recensione e con estropico sul commento

solo una considerazione: perchè attribuire ad un blockbuster valore messianico?

voglio dire...è un blockbuster! ogni messaggio, ogni frase, ogni contenuto è stato dato solo perchèricerche di mercato hanno indicato che quello avrebbe portato 1 dollaro in più

i temi neoluddisti non sono lì perchèsi vuole convincere la gente al neoluddismo, ma solo perchè ricerche di mercato indicano che la gente si compra l'iPhone e storce il naso all'idea di un robot che fa il call center (come se le due cose non fossero collegate), o che la gente vuole la cura per il cancro ma storce il naso all'idea della nano-medicina

la gente vive in SUV che inquinano come TIR, non ricicla, lascia il trasformatore del telefonino collegato anche quando si porta via il telefonino ma protesta contro l'inquinamento

per usare la frase di un altro blockbuster: "La gente è un animale ottuso pauroso e pericoloso", le ricerche di mercato avranno detto che alla gente piace vedere luci e suoni e tecnologia spettacolare, e una storia che illuda che "prendere coscienza sia il primo passo verso il cambiamento!"
prendere coscienza di che? non conta molto, basta prendere coscienza
cambiamento di che tipo? non conta neanche questo! l'importante è partecipare

esci dal film e senti di aver partecipato, di essere più cosciente, di aver visto un "bel" film, che va oltre gli effetti speciali!

e lo dici al tuo amico

e anche lui spende un dollaro in più

veramente...io non caricherei la cosa di effetti messianici, almeno non più dei messaggi radical chic dell'ultimo di Di Caprio: sono blockbusters, e si esauriscono senza lasciare tracce profonde ;)

fabrizio ha detto...

Pienamente in accordo con bugbear! Quando è finito il film, mi sono alzato con la bocca amara: ho visto, oltre alla mirabile natura pandoriana e al tema del mind uploading, i soliti stereotipati, volgari, bigotti, ottusi, ipocriti, quindi di sapore americano e cattolico, personaggi e sceneggiatura. È più "avanti" La leggenda del pianista sull'oceano!

David ha detto...

Pur se le scene nella foresta bioluminescente
di Pandora mi hanno suscitato "sense of wonder", c'è da dire che il film trasmette al pubblico una visione stereotipata della natura vista addirittura come superorganismo vivente e senziente, benevolo e amorevole.

Un conto è concepire un'interconnessione tra organismi e ambiente (vedi l'ipotesi Gaia) e un conto invece concepire canti collettivi per risvegliare lo spirito della natura che risiede nell'albero sacro come si vede in una scena del film. Questo iato *fa tutta la differenza* tra un film che sottende concetti scientifici credibili e un film new age come Avatar che alla fine si rivela non contenere altro che un animismo mistico e irrazionale che antropomorfizza in modo ingenuo la natura secondo valori estetici e morali umani.

La civiltà Na 'vi è ciò che di più lontano espima una civiltà transumana: è statica, tribale e irrazionale. Il primitivismo espresso denuncia una ideologia di fondo del regista che lo porta a valorizzare la bontà del buon selvaggio contro la civiltà tecnologica. Non è un caso che il film all'estero è stato accusato di “culto irrazionale della natura” e di stupida esaltazione di ritualità tribale pagana.

L'effetto immersivo del film è grandioso 8l'ho visto in 3d) ma l'aspetto visivo cede il passo all'aspetto contenutistico che ricorda i film di stampo disneyano. Personalmente preferisco la fantascenza di stampo maturo tipo Blade Runner.

Pan ha detto...

Io personalmente non ho intutito questa forte contrapposzione tra tecnologia e natura..ovvero, sicuramente la natura ha il ruolo di protagonista in questo film ma questa si contrappone misticamente al colonialismo fascista degli uomini e non mi pare che la tecnologia venga screditata... anzi ho trovato interessante ke passasse appunto in un blockbuster l'idea di un futuro mind-uploading talmente attraente che l'avatar stesso diventa il corpo umano,mentre il protagonista vede come proprio il corpo "costruto".
In ogni caso il mio giudizio abbastanza positivo è dato dal fatto che mi aspettavo un film da vedere per gli effetti speciali, senza aspettarmi storioni o grandi morali insomma...e con questa prospettiva non mi ha deluso.

extropolitca ha detto...

Fabrizio, sarei critico verso la tua affermazione che il film rappresenta stereotipi di sapore cattolico e americano.
Gli stereotipi sono di sapore Hollywoodiano; e se vai a vedere come sono ideologicamente allineati ad Hollywood vedrai che è lo stesso allineamento ideologico che esiste nelle università US (principalmente nelle facoltà umanistiche) e in moltissime università occidentali (anche qui, principalmente umanistiche).

E queste posizioni politiche sono tutto tranne che pro-americane e pro-cattoliche.

RondoneR ha detto...

Qui ho provato a raccogliere solo le incogruenze del film. Fatica sprecata?

Luca ha detto...

L'unica vera innovazione è la tecnologia applicata alla cinematografia, un anticipo del cinema sintetico del futuro di cui si fatica comprenderne pienamente gli sviluppi.
Dobbiamo solo attendere che calino i costi di produzione per vedere qualche buon sci-fi movie.
Avatar è solo una blockbuster pieno di stereotipi per far soldi.

AdrianoAutino ha detto...

Cari amici trans-humanisti, grazie per i vostri commenti!
Nel gruppo google della Space Renaissance Initiative la recensione ha causato una bella discussione, con più di cinquanta commenti. Ed ha permesso di chiarire qualcosa -- considerando che molti attivisti pro-space americani (e la stragrande maggioranza dei membri della SRI sono amerciani) hanno posizioni ecologiste. Qualcosa che in Europa è molto più raro, essendo i verdi nostrani perlopiù anti-tecnologici e quindi anti-astronautici.
Comunque vi allego di seguito una risposta di Rick Tumlinson al mio secondo post nel thread.
Rick è il presidente della Space Frontier Foundation, ed ha dedicato la vita al movimento pro-space. E' amico personale di James Cameron, e sentite cosa ne dice...
Tenete anche presente che gli Stati Uniti sono in questo momento in piena bufera, dato che Obama sta tentando di ridisegnare i compiti della NASA, ed ha cancellato il programma lunare del 2020... (un programma obsoleto che abbiamo molto criticato, perchè copiava il programma Apollo con 40 anni di ritardo... andare sulla Luna ancora con razzi spendibili, 6 anni dopo SpaceShipOne, ma adesso tutti sono molto nervosi, perchè rimanere senza neanche un programma lunare non è una bella cosa).
Comunque, per quanto riguarda J. Cameron, non mi sembrava di averlo trattato tanto male (:-): secondo me il miglior modo di tenere in considerazione una persona è criticare costruttivamente il suo lavoro... ma magari in America la vedono diversamente...
Post di Rick Tumlinson:
Again, let's push for a Prime Directive stating we will essentially (except for research and if "invited" minimal habitation) go around worlds with their own life.
And this brings up an important point.
SRI and a few other groups ourt there need to move up to Top Level discussions. We need to get above debates over this and that particular technology or killer app. (…) Time to go from this sort of discussion to a concrete action, like a global declaration for space settlement, or the destiny of life and humanity or something that gets us all on one major page and then go for more concrete things beond that.... as you move towards your big pow-wow.
SRI and others need to play in the Big game of cultural change and shifts (the Avatar discussion is a an example of this) and getting general agreement on top level goals such as pushing for Human Settlement declarations, establishing broad legal and regulatory regimes that emulate or build upon the best and most pro frontier ones here on Earth, getting the frontier etos into schools and curriculum as opposed to space as just a place for science, taking on the robot vs. people debate (…)
Last point from me as I get busy this week and leave you good folks to have fun...
If I may humbly suggest a nuanced difference with your statement on the movie. Avatar isn't anti-space settlement Adriano, it is anti-the wrong kind of exploitation anywhere - using space as a setting, much like Roddenberry did on purpose in Star Trek. I know Cameron and he is Very much into our goals for example - he was part of Peter D's team at Blast-Off when they were competing with my crew in LunaCorp back in the early 1990's. He had Loretta Hidalgo (Yuri's Night Co-Founder with George Whitesides) serve on one of his exploration trips on the ocean for a bit etc. He also wanted to fly to Mir, and I met with him a couple of times to talk about it. (interestingly he wanted to fly 3-d cameras up and shoot the first 3-d film in space...but Tito put up the money first and the rest is....whatever it is...) Point is Cameron is an Ally. So let's be nice to him. (wink)
I shut up now for now (on this list.)
Rick N. T.

David ha detto...

@Adriano: grazie mille Adriano del tuo intervento. Sono sicuro che lì in america siete più avanti su questi temi dello spazio (d'altronde è da lì che è partita quella impresa grandiosa che è l'Apollo e la conquista della Luna, e mi dispiace davvero sapere che la decisione di Obama avrà ripercussioni negative sull'obiettivo della colonizzazione spaziale).

Grazie anche di averci riportato la testimonianza e l'opinione di Rick Tumlinson, in effetti il film di Cameron sembra essere decisamente pro-space (mi ricordo il suo Aliens...) anche se credo che tra i commenti abbiamo espresso più che altro il nostro disappunto nell'immagine di una civiltà come i Na 'vi davvero distante dal programma pro-tecnologico dei transumanisti. Ma a parte questo, anche grazie alla tua intelligente recensione, il film di Cameron ha avuto sicuramente il merito di aver fatto nascere diversi dibattiti sull'evoluzione della nostra specie e sul destino nello spazio dell'umanità...

Mi raccomando tienici aggiornato e informato sulle attività più importanti della Space Renaissance Initiative :-)

David D.B.