21 dicembre 2009

Le piante dispongono di un cervello

E' difficile da credere ma sembra che le piante dispongano di un vero cervello, ovvero di un centro di elaborazione dei segnali che provengono dal mondo esterno che pianifica le azioni da intraprendere relativamente alle fasi di orientamento, crescita e difesa. E non solo, sembra che questi "cervelli" siano anche interconnessi, come in una rete, permettendo l'interazione con altre piante, insetti e animali.

A dimostrarlo sono i decennali esperimenti di un team di ricercatori coordinati da Stefano Mancuso, professore associato di fisiologia delle specie arboree all’università di Firenze, che nel 2010 comincerà a costruire il primo ibrido pianta-robot. Mancuso sostiene che si può parlare senza dubbio di "intelligenza vegetale", di comportamenti sociali delle piante e conta di realizzare ibridazioni, anche artificiali, che consentano di produrre esemplari speciali per la colonizzazione di altri pianeti. Egli afferma:

« Fu Darwin il primo a ipotizzare la presenza di una specie di cervello nelle radici delle piante, alla fine dell’Ottocento. Anche Aristotele aveva avuto intuizioni simili che però non aveva sviluppato. Nessuno aveva mai raccolto delle prove. Più o meno dieci anni fa però, mentre studiavo le radici per altre ragioni, ho scoperto al loro interno una piccolissima parte che consuma molto più ossigeno del resto e che viene accuratamente protetta dalla pianta. Mi sono chiesto: qual è l’organo animale che consuma più ossigeno e che il corpo difende più gelosamente? La risposta era ovvia e ha aperto nuovi scenari: è il cervello. Alcuni mesi fa (in articolo pubblicato dalla Accademia delle scienze Usa) abbiamo dimostrato che i segnali elettrici che partono da questa zona della radice sono molto simili a quelli del cervello umano. Non c’è dubbio: le piante hanno un centro di comando. I giornali a volte lo chiamano "cervello" ma a me la definizione non piace. Anzi, i centri di comando sono molti, e lavorano in rete come i computer connessi. Il principio ispiratore della natura è stato simile a quello di Arpanet (la rete militare USA antesignana di Internet). Poiché la pianta può essere in gran parte predata e mangiata, così come moltissimi obiettivi militari possono essere distrutti durante una guerra atomica, costruire una rete e collegarvi tutti i cervelli o i computer equivale a rendere la rete non solo super potente, ma praticamente indistruttibile ».

Stefano Mancuso vanta collaborazioni con l’Esa e la Nasa ma la maggior parte dei suoi colleghi non raccoglie la sua idea:

« La prima reazione della comunità scientifica alla pubblicazione dei miei articoli è sempre la stessa ed è quasi unanime: questa teoria è una follia assoluta. Il tempo passa, io continuo a ricercare e a pubblicare sulle riviste più importanti, tengo lezioni in giro per il mondo, collaboro con enti di ricerca, università e aziende private (tra le ultime la Bose, che gli ha commissionato una ricerca sugli effetti del suono sulle piante, ndr), ma le reazioni non sono cambiate. La cosa più curiosa è che i colleghi non rispondono alle mie argomentazioni, che sono di tipo scientifico, con altre argomentazioni scientifiche: lo fanno con argomenti di tipo emotivo. Insomma, non contestano i risultati delle mie ricerche pubblicando altre ricerche. Ho scoperto a mie spese che gli scienziati sono conformisti quanto degli adolescenti, e piuttosto conservatori. Ma presto costruiremo il primo ibrido pianta- robot che spero servirà a dimostrare le capacità di calcolo delle piante ».

Questo dimostra, come ho sempre affermato, che gli organismi biologici sono molto più complessi di quello che sembrano. Inoltre sembra sussistere un sistema di interconnessione tra i viventi, una sorta di wireless biologica, che è l'unico media che può spiegare la complessità della interazione tra di essi e le raffinatissime strategie per la sopravvivenza. Sono con questo un sostenitore delle teorie di James Lovelock, il quale, a suo tempo, nelle sue consulenze alla NASA per la esobiologia marziana, definite "stravaganti" dai suoi colleghi e invece oggi dati sperimentali dimostrano inequivocabilmente la veridicità di molte delle sue intuizioni. (Stralci tratti da Wired.it)

3 commenti:

David ha detto...

Estremamente affascinante, una ricerca che apre la finestra su un mondo che mi era sconosciuto. Tuttavia questo non fa che provare ancora una volta la validità della scienza delle reti e della teoria della complessità: mi riferisco soprattutto ai "cervelli" o "unità di comando" interconnessi dei vegetali in modo simile a una rete informatica come affermato dal ricercatore: la struttura a rete in effetti la ritroviamo ad es. anche nei formicai, negli alveari e nei... cervelli umani.

Sarebbe interessante sapere anche quale funzione possano svolgere queste piante bioartificiali da creare in laboratorio per la colonizzazione spaziale: forse potrebbero fornire energia, catturandola dal sole, a eventuali colonie spaziali o per operazioni di terraforming...

Cmq sono un convinto sostenitore anch'io delle teorie di Lovelock, uno scienziato ritengo che ha saputo dare una delle migliori spiegazioni di come funziona il nostro ecosistema terrestre.

David De Biasi

Franco Fiori ha detto...

Bellissima ricerca. Del resto già Chagadish Chandra Bose scoprì cose simili 100 anni fa ( vedi "autobiografia di uno Yogi" di Yogananda), dimostrando che le piante reagiscono con seganli elettrochimici interni se vengono toccate, o minacciate anche solo col pensiero da una persona che sta vicino. Non sono ancora state accettate perchè richiedono una cambio di paradigma scientifico, alla Popper.
Queste ricerche sulle itnerconnesioni tra esseri viventi spiegano anche il fenomeno delle piante vecchie che ad un certo punto secernono feromoni che attirano coelotteri che le distruggono. Naturalmente i creazionisti e i religiosi hanno preso questo fatto come prova dell'esistenza di forze supernaturali...

Estropico ha detto...

Lovelock sta simpatico anche a me, soprattutto in quanto "anima critica" dell'ambientalismo (vedi: http://estropico.com/id39.htm), ma confesso di preferire a Gaia il Metaman di Gregory Stock, che potrebbe essere descritto come una versione aggiornata di Gaia e che non ignora il ruolo della tecnologia in quel superorganismo che e' il nostro pianeta - vedi: Metaman http://estropico.blogspot.com/2005/06/4-giugno-2005-letture-metaman-il.html