11 dicembre 2009

La classe cognitivamente potenziata, di Andrea Vaccaro

Continua la ripubblicazione su Estropico degli articoli di Andrea Vaccaro per la sua rubrica su l'Avvenire (l'Antipinocchio). Qui e qui gli articoli precedente e qui una recente intervista a Vaccaro, su Estropico.org.

All’inizio dell’anno scolastico si tocca il picco dei buoni propositi da parte degli studenti che si ripromettono di dare il massimo. Poi – è umano – le motivazioni calano, ci si concede qualche pausa e la scuola riprende il solito volto che qualche pinocchino ama marinare.

Se così è stato nel passato, ecco che il futuro prospetta un nuovo scenario: la classe cognitivamente potenziata, uno dei più recenti fiori della cultura del better human e dell’enhancement (miglioramento, accrescimento) di marca statunitense che sembra facilmente acclimatabile anche nella psicologia dell’“aiutino” dei quiz tv italiani. La previsione si basa sugli ultimi dati del National Institute on Drugs Abuse USA, che attestano un incremento inaspettato presso gli studenti dell’uso-abuso di sostanze sintetiche mirate al potenziamento delle funzioni mentali, dall’aumento della memoria a breve termine allo stimolo dell’attenzione, dall’abilità a organizzare le idee al prolungamento della concentrazione. Sono chiamate “smart drugs”, sostanze cognitive, intelligenti, agili.

The cognition-enhanced classroom [1] è il titolo di un contributo scientifico di Barbara Sahakian, docente di Neuropsicologia clinica al Dipartimento di psichiatria dell’Università di Cambridge, divenuta una delle voci più autorevoli in questioni di neuro-etica e psicofarmacologia cognitiva con studi quali Professor’s little helper (Un “aiutino” per il professore) e Towards responsible use of cognitive-enhancing drugs by the healthy (Verso uso responsabile delle sostanze per il potenziamento cognitivo in modo salutare), entrambi pubblicati su “Nature”. Il dato: si aggira intorno al 10% il numero degli universitari statunitensi che dichiarano di aver fatto uso di smart drugs, soprattutto in periodi di esami ravvicinati. Essendo illegale tale uso, la percentuale è avvalorata, in modo incrociato, dalla stima dei furti di questi farmaci per centinaia di migliaia di dosi ogni anno. L’esperimento: dai test emerge che la somministrazione a giovani adulti sani di una singola dose di modafinil (commercializzato come Provigil, per il trattamento della narcolessia) o di metilfenidate induce un percepibile miglioramento delle performance cognitive.

Gli effetti collaterali a breve termine sono minimi. Ancora da verificare la permanenza nel tempo degli effetti positivi, nonché i rischi sottili e quelli nel lungo periodo. La conclusione: “potenziamento” – in questo caso cognitivo – non è una dirty word, una parolaccia, e se è irresponsabile l’uso di questo “Viagra per il cervello” da parte di studenti che vogliono passare dalla media del 7 a quella dell’8, occorre pensare anche ai casi in cui la difficoltà cognitiva è pesante e reca sofferenza sia al ragazzo che la vive, sia ai familiari.

Attorno a questi dati, poi, si muove la nebulosa delle opinioni. In un estremo, i promotori del better than well dileggiano gli “anti-miglioristi” sfidandoli, in nome dei loro principi salutisti-naturalisti, a sostituire il loro comodo caffè mattutino con tre giri di corsa dell’isolato, in modo da ottenere la stessa spinta energetico-stimolante senza assunzione di sostanze neuro-alteranti. Nell’estremo opposto, coloro che profilano la necessità di test anti-doping per gli studenti dopo l’esame, come per gli atleti dopo la gara, e chiedono quale soddisfazione morale possa derivare da successi scolastici ottenuti con questi vantaggi sleali. Per non parlare, poi, dell’acuirsi dei contrasti generazionali: cosa potrà dire un genitore sessantottino che consumava la sostanza per “mandare in vacanza” il cervello al figlio che la assume per “farlo lavorare di più”?

[1] Il rapporto in cui si trova l'articolo (Better Humans? The politics of human
enhancement and life extension
) e' scaricabile qui, in formato Pdf, dal sito della Demos.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

L'unico svantaggio di queste sostanze è che non sappiamo ancora bene gli effetti a lungo termine.

"cosa potrà dire un genitore sessantottino che consumava la sostanza per 'mandare in vacanza' il cervello al figlio che la assume per 'farlo lavorare di più'?"

In realtà sono sostanze diverse.

Poi ognuno, con il suo cervello, deve essere libero di fare quello che gli pare. L'importante è che conosca i rischi.

gaetano ha detto...

il potenziamento cognitivo è un'opportunità per l'intera umanità, più ci globalizziamo più dobbiamo apprendere "essere sul pezzo", ma il suo raggiungimento cosa comporta, la "pillola" cosa produce sul medio e lungo periodo? Alcune delle reazioni potrebbero anche essere eccessive. Capisco che per la farmaceutica potrebbe rappresentare oro, però forse ci sono anche altre strade, percorribili per migliorare le capacità cognitive. Sicuramente la "Pillola" rappresenta una scorciatoia del tipo, festa, festa, festa, studio, esame, mi risulta molto in voga oltre oceano. Però è innegabile che molti potrebbero trarne giovamento mettendosi in pari. Mi sa che diventerà la nuova pietra filosofale.

Michele Loi ha detto...

Post interessante. E' un bel tema anche per noi che ci occupiamo di giustizia sociale.