13 novembre 2009

L'AntiPinocchio: transumanismo in strani posti...

Da qualche settimana, fra le varie rubriche de l'Avvenire, il "quotidiano di ispirazione cattolica", ne troverete una intitolata l'AntiPinocchio, a firma di Andrea Vaccaro (appena intervistato dal sottoscritto su Estropico). Il che potrebbe causare qualche perplessita', visti gli attacchi di qualche anno fa lanciati proprio sull'Avvenire contro il transumanesimo (qui un esempio, sul vecchio sito). Ma Vaccaro e' l'autore di "L'ultimo esorcismo. Filosofie dell'immortalita' terrena" (qui recensito su Estropico Blog) e ha avuto un ruolo fondamentale nell'organizzazione di quella pietra miliare che e' stata la recente Settimana Teologica di Pistoia intitolata "L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia", per cui penso proprio che ripubblichero', col permesso dell'autore, i suoi articoli piu' on-topic per questo blog. Anche se, così facendo, daro' adito a qualcuno di darmi dell'ateo-devoto, ma tant'e' - non c'e' peggior sordo di chi non vuol sentire... Piu' interessante e' il chiedersi cosa sia cambiato in questi ultimi due-tre anni, per quale motivo siamo passati dagli attacchi, ad una rubrica critica ma simpatetica al transumanismo. Nei miei commenti all'attacco dell'Avvenire, linkato sopra, avevo scritto: "Esiste una contraddizione fondamentale e insuperabile fra l'ambire al post-umano e il cristianesimo? L'intuizione (speranza?) di Estropico è che il cristianesimo e le altre religioni si adatteranno agli sviluppi tecnologici del futuro così come si sono adattate ad altri sviluppi nel corso della storia. Ci saranno diffidenze, adozioni parziali e rifiuti (alcuni temporanei, altri permanenti), ma emergerà infine un modus vivendi che permetterà ai fedeli di beneficiare del progresso tecnologico, anche in aree che sembrano sconfinare su territori precedentemente riservati al divino, come quelle dell'allungamento della vita e della modifica delle proprie capacità fisico-intelletuali. Tecnologia e morale da sempre si confrontano e si influenzano l'un l'altra in una inevitabile relazione che, nonostante le frequenti fasi tempestose, può essere fruttuosa - se entrambe sanno reagire in maniera positiva alle sfide che si lanciano a vicenda." Che sia iniziata la fase del confronto fruttuoso? Ma bando alle ciance, ecco il primo degli articoli dell'AntiPinocchio.

Tutt’un’altra fiaba, di Andrea Vaccaro

Non si tratta di bugie e verità. Non è questione di etica, ma di tecnologia. Forse, di etica della cultura tecnologica.

Generazioni e generazioni di fanciulli sono cresciute ascoltando la favola di Pinocchio, il ragazzino fatto di materia inorganica che aspirava a diventare una persona in carne ed ossa. I fanciulli dello scorso secolo, catturati dalle avventure del burattino senza fili, alla fine gustavano la fortuna dell’essere nati nella loro condizione e si compiacevano del proprio stato di esseri umani, al naturale.

Le cose cambiano, si sa, e a volte si ribaltano pure. E così oggi alle giovani generazioni viene raccontata la favola dell’uomo che aspira a rendere il proprio corpo un qualcosa di plasmabile secondo volontà, un qualcosa di scelto su misura, fatto ad arte, artificiale per l’appunto.

Pettorali “scolpiti”, fianchi “levigati”, forme “modellate”, per un corpo “costruito” secondo l’arte del “body-building”. Parti del corpo rimpolpate con materiali nati per altri fini e parti del corpo aspirate con generosità, tanto che sta diventando un problema ambientale lo smaltimento dei quintali di grasso estratto con liposuzione. Volti un po’ attempati che vengono tagliuzzati, stiracchiati e ricuciti in posti che non si vedono come le sarte facevano con i vestiti che cadevano un po’ male. Corpi senza divieti di affissione e di perforazione: con tatuaggi così sottili da dover frugare per vederli e tatuaggi estesi come murales; con piercing che sbucano e rilucono dove e quando meno te lo aspetti. Corpi, ahimè, così “pompati” che dinanzi a talune manifestazioni sportive stenti a capire se si tratti di gare tra atleti o esibizioni di prodotti di case farmaceutiche. Corpi disseminati, con la voce nella segreteria telefonica, la memoria per le cose da sbrigare in un file in evidenza, l’orecchio in una qualche suoneria per essere all’erta anche quando non lo siamo e l’occhio che sembra arrivare fin dove la web-cam dell’uomo può farci guardare.

Fin qui, si tratta dell’Antipinocchio più superficiale, si potrebbe dire perfino “comune”. Il livello successivo, decisamente più profondo, è rappresentato dai corpi in una conturbante intimità con la tecnologia, imperiosamente attratti da quello che qualcuno chiama il “sex appeal dell’inorganico”, il cui prototipo incontestato è il cinquantacinquenne professore di Cibernetica dell’Università di Reading, vicino Londra, Kevin Warwick, per gli amici Captain Cyborg. E’ lui la prima vera icona celebrata dell’Antipinocchio da quando si è fatto “innestare” alcuni millimetrici chip nell’avambraccio sinistro con la funzione di trasmettere segnali neurali (quello che si chiamava la “forza del pensiero”), via computer, a luci, porte e termostati del proprio ufficio, a dispositivi robotici collocati anche in altri continenti, infine a Irena che, in ossequio alle promesse matrimoniali, ha seguito il marito nell’esperimento, forse solo un po’ dubbiosa nel chiedersi se questo rientrasse nella buona o nella cattiva sorte.

Un maestro contemporaneo di pensiero insegna che, in natura, la persona è il soggetto che agisce mentre la cosa è l’oggetto che può essere manipolato; quando, però, è il corpo umano ad essere forgiato, ecco che la persona avvilisce se stessa e scivola al rango di cosa. Si dà lo spazio, tuttavia, pure per un’interpretazione meno cupa: l’io capace di dar forma al proprio corpo è un io che ha conquistato margini di libertà dinanzi al dato naturale. E’ un’interiorità che emerge, con autonomia, dalla materia di cui è costituita. E’ una coscienza che sembra quasi giocare con la propria esteriorità, sapendo di essere, inspiegabilmente, identica e diversa da essa.

Picture credit: Pinocchio, by Gilmoth

4 commenti:

Bruno ha detto...

Sono veramente perplesso. Io non riesco a vedere alcun punto di conciliazione tra il transumanesimo e qualsiasi religione. L'adattarsi della religione alle scoperte scientifiche non è altro che un arrancare, pretendere di tenere su un palazzo che si sgretola con dei colpi di stucco. Credo che per la maggioranza dei transumanisti e dei lettori di estropico non ci sia bisogno nè di un dio nè di una sovrastruttura come la chiesa. Ancora di meno per l'uomo postumano, virtualmente immortale ed esso stesso creatore di vita intelligente.
Dal post mi sembra di desumere la convinzione la moralità coincida con la religione. Niente di più scorretto, a mio avviso. Moralità ed etica sono assolutamente indipendenti dalle religioni che semmai hanno fatte loro alcune regole. La moralità non nasce dalla bibbia o da qualche altra "sacra" scrittura ma è essa stessa insita nell'uomo.

saluti

Estropico ha detto...

Concordo sul fatto che la religione non sia affatto l'unica "bussola morale" a disposizione. Ma il punto e' che recentemente stiamo assistendo ad una serie di aperture, dal mondo cattolico, su alcuni dei "nostri" temi. A questo punto dobbiamo decidere se vogliamo opporci per principio a qualunque cosa dicano i cattolici, o se vogliamo incoraggiare il progresso verso le tecnologie postumanizzanti. Secondo me, un mondo cattolico anche solo parzialmente ben disposto verso di esse e' preferibile ad un mondo cattolico al 100% bioluddista e bioconservatore. La mia scelta e' quindi la seconda, per cui non ho problemi a cercare un dialogo costruttivo quando e dove possibile con i cattolici. Se poi l'uomo postumano avra' o meno bisogno delle religioni, e' una questione di cui potremo tornare a discutere una volta postumanizzati... :-)

David ha detto...

In realtà probabilmente la tecnologia sta avendo un effetto di "reincantamento del mondo" per usare un termine di Erik Davis nel suo Techgnosis (che vi consiglio di leggere, visto che si parla anche di estropici...). La religione non finirà affatto con un mondo ipertecnologico, probabilmente cambierà solo forma.

E i transumanisti razionalisti (come me) ne devono tenere conto, anche il cattolicesimo credo che subirà una trasformazione ma non scomparirà, quello che dovremmo cercare di fare in quanto transumanisti è quindi proseguire in un confronto costruttivo con i cattolici proprio per evitare che questi ultimi diventino bioludditi radicali. E Vaccaro fa ben sperare nella direzione di convogliare la tradizione cattolica nelle grandi sfide del futuro postumano.

David

David ha detto...

@Bruno: bisogna però fare un distinzione tra morale ed etica. La morale è l'insieme dei comportamenti umani che seguono norme condivise, mentre l'etica è la riflessione razionale sui comportamenti morali. Pertanto non è esatto dire che "Moralità ed etica sono assolutamente indipendenti dalle religioni". Molte volte i concetti di religione e di morale invece coincidono.