24 novembre 2009

Ateismo sterile e ateismo fecondo


Il recente post di Ugo Spezza sull'ateismo "sterile" ha scatenato un robusto dibattito, e ha anche stabilito un nuovo record per il numero di commenti ricevuti. Temo pero' che si sia perso di vista il punto centrale del post e che la discussione si sia diretta piu' che altro verso altre questioni (crocefisso e tradizione, battezzo e sbattezzo, UAAR, laicita' e mangiapretismo). Dico subito che ignorero' questi temi: possiamo discuterne fino alla morte termica dell'universo, e potremmo anche arrivare ad un consenso, ma non sono altro che "contorno", ai fini di questa discussione. Il nocciolo della questione, e il motivo per cui Ugo ha usato il termine "sterile" nel descrivere l'ateismo, e' che esso non ha risposte alle Grandi Domande. Chi siamo? Dove andiamo? Ha un senso, la vita? Cosa c'e' dopo la morte? O meglio, le risposte dell'ateismo a queste domande sono tali da causare al sottoscritto una crisi di panico esistenziale: nasci per caso, campi come puoi, muori quando capita e finisci nel nulla... E' innegabile che le risposte del cristianesimo siano molto piu' attraenti: nasci e vivi nell'amore di Dio e quando muori la tua anima immortale va' in paradiso (se hai fatto il bravo...) Purtroppo, o per fortuna, il mio profilo psicologico mi impedisce di poter credere a tutto cio' (o forse e' il mio Dna), ma mi sembra ovvio che e' in questa offerta di speranza, per quanto discutibili ne siano le fondamenta, che le religioni hanno un chiaro vantaggio sull'ateismo. In assenza di un messaggio di speranza, vedo tre alternative:

1) un nichilismo distruttivo/autodistruttivo
2) uno stoicismo rassegnato
3) un umanesimo ammirevole, ma che ignora il problema-morte e che puo' solo essere descritto come una displacement activity (se mi dite come si dice in italiano mi fate un favore)

Azzardo un'ipotesi, se mi scusate la psicologia da strapazzo: quello che e' stato descritto come l'accanimento anti-cattolico della UAAR rientra nell'ultima di queste categorie. Ognuno gestisce il proprio terrore esistenziale come meglio puo': c'e' chi fa' il tifo per il Milan, chi ricorre agli stupefacenti, chi si dedica alla militanza politica, o alla propria famiglia, o ad una causa o religione qualsiasi. E c'e chi (scegliete voi la frase che preferite), lotta per la laicita' dello Stato / si accanisce contro i cattolici.

Il problema, come ho gia' scritto qui, "e' che il sottoscritto sta perdendo la pazienza con quegli atei, agnostici e razionalisti che avendo rigettato la speranza di una salvazione metafisica, non sanno prendere il passo logico successivo. Di fronte all'oblìo sul nostro orizzonte personale non riescono o non vogliono riconoscere che l'unica speranza di salvezza sia lo sfuggire ai limiti della nostra fragile, effimera umanita'."

E' stato detto che il transumanesimo mira a realizzare le promesse del cristianesimo con mezzi tecnoscientifici. Se cio' sia possibile e fino a che punto, resta ovviamente da vedere, ma l'obiettivo di questa tecnosalvazione mi sembra l'unico approccio che non sia una distrazione - o nichilista, o stoico. Solo innestando un messaggio di speranza sull'altrimenti sterile ateismo, possiamo farne un complesso memetico fecondo.

Image credits: new atheists, by arimoore

6 commenti:

Ugo Spezza ha detto...

Trovo molto acuto questo approfondimento di Fabio "Estropico" e ne condivido le linee essenziali. Vorrei però aggiungere quello che è, a mio modesto avviso, un concetto tanto importante quanto trascurato: quello del « LIMBO DELLA COSCIENZA ».

La maggior parte degli italiani nasce in un "ambiente cattolico", veniamo formati ed educati in questo ambiente, formalmente rigido in quanto ad etica comportamentale. Abbiamo contatti con prelati e suore che spesso si occupano della nostra educazione. Tale rigidità comincia ad essere venata da crepe in età adolescenziale, ci si accorge che i dogmi della fede non vengono rispettati (nemmeno dagli adulti) e che ignorarli non comporta nessuna punizione. Poi l'intelletto del giovane, nella scuola superiore, viene a contatto con le ipotesi della scienza sulla cosmologia e sulla biologia:

(1): l'uomo non è al centro dell'universo ma si trova su uno sparuto pianeta di uno sparuto sole in una sparuta galassia dispersa in un giga-filamento di galassie.

(2): Non siamo stati creati da un Dio a sua immagine e somiglianza ma siamo una razza evolutasi da mutazioni genetiche casuali a partire da primati e scimmie.

(3): Le leggi che governano il mondo sono riconducibili ad ipotesi razionalistiche e riduzionistiche (Teoria della Relatività - Meccanica quantistica).

Ecco quindi che avviene la perdita della fede, non si crede più in un Dio sceso in terra ed incarnatosi in un uomo che ha compiuto miracoli. E ci accorgiamo inoltre che, come dice Arthur C. Clarke: "Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia." tanto che oggi la scienza riesce a spiegare fenomeni una volta ritenuti divini.

E allora cosa accade? Accade che la maggior parte delle persone deriva verso l'ateismo, ma si tratta di un laicismo rimescolato alla fede precedente, che invece, anche se non lo si vuole ammettere, è andata «irrimediabilmente e definitivamente» perduta: in altre parole ci si viene a trovare in un LIMBO DELLA COSCIENZA.

Ora: o si rispetta la fede pedissequamente, se ne seguono i dogmi e si va in chiesa, oppure ci si affida totalmente e integralmente alla scienza per spiegare il mondo e dare un senso al divenire della propria vita. Rimanere nel LIMBO solo perchè molti altri lo fanno è controproducente per una propria crescita intellettuale e chiude un orizzonte per la ricostruzione della propria identità personale. In questo senso la filosofia moderna, in particolare quella che si appoggia allo sviluppo scientifico, può essere un valido aiuto per l'emersione dal limbo. Posso ad esempio suggerire, per iniziare, Julian Huxley in uno scritto che risale al 1957 ma che, per le idee esposte, oggi sembra profetico:

http://www.estropico.com/id218.htm

David ha detto...

Credo che la traduzione che si avvicina meglio al termine "displacement activity" sia sublimazione:

http://it.wikipedia.org/wiki/Sublimazione_%28psicologia%29

Questo bel post di cui condivido il messaggio mi ha fatto subito pensare a questo video in cui il geniale Woody Allen da ateo smaschera il concetto di morte per quello che veramente è:

http://www.youtube.com/watch?v=mAheD-aB-P8&feature=player_embedded

Qualche transumanista dovrebbe contattarlo :-)

forzalube ha detto...

Mi sembra che abbiate fatto tutti considerazioni piuttosto condivisibili, ma, secondo me, quand'anche la ricerca scientifica transumanista vincesse la sua battaglia con morte resterà sempre la necessità di trovare qualche "displacement activity". Altrimenti si correrebbe il rischio di annoiarsi per l'eternità...

Scusate l'igoranza (e la pigrizia di non cercare altrove), ma cos'è un complesso memetico?

Estropico ha detto...

forzalube ha detto: Scusate l'igoranza (e la pigrizia di non cercare altrove), ma cos'è un complesso memetico?

Un insieme di "memi" (un neologismo creato da Richard Dawkins):
http://it.wikipedia.org/wiki/Meme

Painlord2k ha detto...

La diffusione dell'ateismo e del pensiero "debole", dove tutti i gatti sono grigi, le culture equivalenti e ogni uno decide cosa è accettabile cosa non lo è, secondo alcuni è dovuta principalemente all'eccesso di benessere e di sicurezza che vengono dati per scontati.
Non essendoci, in pratica, ripercussioni per comportamenti che sono antisociali, si perde il senso della religione. Essere altruisti, un concetto che tutte le religioni hanno, diventa mal adattativo, se la società non lo ricompensa più o/e se non punisce chi non lo è almeno un po'. Se c'è meno necessità ha un individuo di cooperare per assicurarsi sicurezza e benessere, il numero degli individui e dei comportamenti individualistici e non cooperativi aumenterà, a danno di tutti.
Ogni uno di noi è più felice se può fare quello che vuole senza conseguenze, ma lo è meno se vive in un gruppo di persone che possono fare quello che vogliono senza conseguenze. O come disse Woody Allen "Non farei mai parte di un club che mi accettasse fra i suoi soci".

Senza un Dio (come nel Cristianesimo e nell'Ebraismo) a legare le persone nella sua religione l'ateo deve cercare una nuova religione, qualche cosa che lo leghi ai suoi simili, al suo prossimo. Nelle religioni orientali (dove non esiste un vero Dio che è una persona, ma più una forza indistita) questo è il culto degli antenati, la casta, etc.
Gli atei, in questo caso, come religione per legarsi in una società funzionante devono crearsi una religione senza un Dio, quindi sono costretti a rifungiarsi (almeno in passato) in concetti come razza, classe, nazione e simili. Certo, esistono anche atei senza religione, ma sono atomi di elio che si muovono dentro una società dove esiste una religione di qualche genere. E ne godono i vantaggi. Una società senza una qualche religione a tenerla unita non può esistere, non per molto.

Anonimo ha detto...

Dodo: rispondendo ad Estropico: non credo stia all’ateismo dare una risposta alle GRANDI DOMANDE, mi sembra che ciò equivalga ad attribuire all’ateismo un ruolo che non intende – né può – svolgere. L’ateo ha un atteggiamento nichilista, NON VUOLE dare risposte, non ricerca risposte metafisiche, ma al massimo si rivolge alla scienza e prende da essa quello che c’è da prendere. L’ateismo è più che altro una REAZIONE ad una cultura, ad una storia, che impone delle “verità” che non sono più attendibili lette attraverso le lenti dei giorni d’oggi. Sono tuttavia d’accordo con l’articolo di Ugo che si riferisce ad un “ateismo sterile”… si tratta di campagne pubblicitarie che credo danneggino le stesse persone che le finanziano… danno l’idea di atei preoccupati, che non stanno bene con sé stessi… non so, mi pare che una citazione di David renda bene l’idea, vado a memoria: “gli atei sono noiosi perché parlano sempre di Dio” (ricordo bene?). Io avevo simili reazioni da ragazzino, quando vedevo nell’ateismo una mia scoperta personale… ma a 25 anni sono ormai cose metabolizzate, e sarebbe forzoso e caricaturale continuare a sparare contro l’idea di un’esistenza di Dio… sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, dal mio punto di vista…
…Se non fosse per il fatto che quelli che rappresentano il dogma in questione, almeno in Italia, comandano le nostre vite con i soldi ed il potere che hanno… ma questa, come diceva Albertario, è un’altra storia.