9 ottobre 2009

Nanotecnologie per la difesa da attacchi biochimici

"Un'organizzazione terroristica rilascia un agente infettivo, incapsulato in nanoparticelle, presso otto aeroporti internazionali al di fuori degli Stati Uniti (l'obiettivo nel mirino dei terroristi). Il rilascio degli agenti passa inosservato in questi aeroporti, ma un network di sensori passivi presenti a due aeroporti internazionali USA riporta che la temperatura media dei passeggeri in arrivo e' piu' alta del solito. Allo stesso tempo, altri sensori registrano livelli elevati di enzimi epatici delle fogne degli stessi aeroporti. Una serie di laboratori mobili di pronto intervento, supportati da team della Guardia Nazionale, si recano sul luogo ad investigare e isolano l'agente nanotecnologico. Scoprono che e' stato progettato in modo di essere facilmente disperso nell'aria sotto forma di aerosol, per poi accumularsi nel fegato di coloro così infettati, dove l'agente infettivo e' rilasciato. Nel giro di 12 ore e' possibile implementare le contromisure necessarie. In un mondo in cui saranno presenti tecnologie avanzate di questo genere, avremo bisogno di altrettanto avanzati sistemi di monitoraggio."

Questo scenario e' stato liberamente tradotto da una nuova pubblicazione (Nanotechnology for Chemical and Biological Defense - vedi immagine), nella quale mi sono imbattuto su OpenSourceSensing. Lo scenario e' uno dei molti presentati, come e' di prassi nello scenario planning, ed e' ambientato nel 2030. Se lo considerate terrificante o rassicurante, dipende da quanto siete ottimisti o pessimisti, immagino...

1 commento:

forzalube ha detto...

Sembra la partenza per una nuova stagione di "24"