23 ottobre 2009

Cyberfemminismo e Transumanesimo

Preferisco essere un cyborg piuttosto che una dea
(Donna Haraway, Manifesto Cyborg)

Sul sempre interessante H+ Magazine si trova un articolo intitolato Sull'importanza di essere una Cyberfemminista scritto da Kyle Munkittrick. Il cyberfemminismo è un'area ancoro poco esplorata da parte dei transumanisti e sembra che questo articolo voglia contribuire a colmarne la lacuna. L'autrice imputa, secondo me non a torto, all'intellettuale ed esponente transumanistaNick Bostrom di aver solo accennato a personaggi quali Nietzsche, Marx, Donna Haraway,Jean Baudrillard, Michel Foucault, Bruno Latour, Jurgan Habermas a cui andrebbe dedicata più attenzione.

Concentrandosi su quel "locus classicus" del femminismo che è il Manifesto per Cyborg: scienza, tecnologia e femminismo socialista nel tardo XXsecolo (1985) di Donna Haraway, più volte citato in vari testi transumanisti, si evidenzia come l'opera sia stata scritta per reazione all'eco-femminismo, "filosofia che vede la tecnologia come intrinsecamente patriarcale e che sostiene il comunismo e un'ecologia radicale come contrappunto a ciò che vede come il patriarcato occidentale capitalista". Ispirato parzialmente a Foucault (che però prende in giro anche lei), l'opera della Haraway sostiene invece che le forme stesse della potenza utilizzate dalle forze egemoniche possono essere utilizzate per la resistenza e la liberazione.

Haraway coopta il potere egemonico attraverso la figura del cyborg definito come una blasfemia, un'entità ironica, ribelle, e incompleta, che mina le categorie che stanno tanto a cuore alla società occidentale: animale-umano, organico-macchina e fisico-nonfisico. Il cyborg dellaHaraway è insomma una confutazione sia dell'eco-femminismo e sia del patriarcato occidentale capitalista, una sorta di soggetto postmoderno in grado di prendere le qualità dei suoi potenti nemici e utilizzarle per i propri fini. In breve, il cyborg di Donna Haraway "è ribellione incarnata in un unico soggetto tecno-organico".

Questo cyberfemminsmo da guerrilla, che è stato iniziato dalla Haraway e proseguito da teoriche come Judy Wajcman, N. Katherine Hayles e Nina Lykke, si concentra sui modi in cui la scienza e la tecnologia interagiscono con ruoli di genere e loro costruzioni reciproche nella società, e prende come nucleo assiomatico che, se la tecnologia è di per sé neutra, l'intero processo di sviluppo tecnologico, di progettazione e di ingegneria è influenzato dalla società e dalla cultura e, quindi, in parte dalle forze normative come il patriarcato.

Il Transumanesimo, afferma l’autrice dell’articolo, ha bisogno del femminismo, e della relativa teoria critica generale, soprattutto perché gli fornisce strumenti e concetti necessari per capire come “l’uomo” è costruito socialmente: “che cosa ci rende umani" è infatti costantemente oggetto di discussione perché il significato di "umano" cambia attraverso la storia e da cultura a cultura”. Per esempio, Foucault osservò nella sua Storia della Sessualità che un "sodomita" era considerato uno che aveva commesso l'atto di sodomia, forse una volta o in occasioni diverse, mentre la denominazione successiva di "omosessuale" fu di una persona con una patologia medicalmente o psicologicamente diagnosticata. In breve, un uomo che fa sesso con un altro uomo è passato da un singolo atto, un peccato, ad una condizione, uno stato problematicodell'essere.

"Le implicazioni per il transumanesimo sono chiare: se il metodo di Foucault di genealogia storica può essere utilizzato per decostruire ciò che viene visto come sessualità "naturale", allora si può dimostrare che quegli altri aspetti "naturali" del soggetto umano sono altrettanto costruiti e aperti al cambiamento, forse sotto forma di miglioramento (del corpo, della mente) oeliminazione (della sofferenza e della morte)".

È interessante notare che la femminista Elizabeth Grosz fa un parallelo tra Foucault e Darwin. Entrambi infatti espongono il progresso non-teleologico (cioè non mosso da un fine) della storia e, contemporaneamente, che il progresso umano, sia biologicamente e socialmente, è determinato in retrospettiva. "Il progetto transumanista, come ogni progresso tecnologico, porrà nuovi strumenti nelle mani delle autorità per controllare e regolare la vita. Femministe e teoriche critiche hanno fatto un'immensa quantità di lavoro esponendo tali sistemi di controllo e dimostrando la metodologia per cambiarli. Il modello transumanista di cambiamento politico deve, senza dubbio, essere costruito sul modello cyberfemminista di cambiamento politico".

L’autrice dell’articolo sottolinea poi come politicamente, femministe e transumanisti (soprattutto preciso io di area progressista e liberale), sono spesso in completo accordo su questioni riguardanti ad esempio diritto all’aborto, educazione alla sicurezza sessuale, e opzioni per il controllo delle nascite. Ciò rende auspicabile una convergenza di transumanesimo e femminismo a livello culturale e filosofico in quanto il solo emergere delle tecnologie non basterà a liberare l’uomo. Lo vediamo ad esempio con transgender e intersessuali. I più recenti progressi della tecnologia medica infatti permettono in modo abbastanza sicuro, indolore e veloce un cambio di sesso ma nel campo giuridico le cose sono complesse, pensiamo ad esempio: come avvalorare un certificato di nascita maschile con un certificato di licenza di guida femminile (o viceversa)? E chi può sposare quella persona? La legge per una persona che vive tra un binario socialmente costruito può essere un labirinto e una trappola in cui si cessa di essere una persona per la società in cui si vive.

Pur riconoscendo quindi la tecnologia come liberatoria in quanto fornisce una migliore assistenza medica ad esempio a coloro che hanno scelto una transizione sessuale, tuttavia la tecnologia non ha cambiato le norme sociali che intrappolano e limitano trans e individui intersessuali.

L’autrice conclude che abbiamo quindi bisogno di una “filosofia del cambiamento sociale” che si basi sulla dissoluzione delle norme culturali, sulla lotta contro le norme sociali e sulla critica al potere egemonico. Il Transumanesimo può promuovere le tecnologie, il potenziamento degli individui, gli esseri illimitati in cui possiamo trasformarci, ma esso necessita delcyberfemminismo “per preparare la strada, per modificare la politica e decostruire le norme della cultura e della società che legano la tecnoscienza alla mentalità del passato”.

Lascio ai lettori e alle lettrici la riflessione su questo discorso da cui comunque potremmo evincere una "morale" che personalmente mi sento di condividere, e cioè che la sola tecnologia se non accompagnata da diritti e libertà civili non potrà essere del tutto liberatoria.

Leggi l’articolo intero in inglese.

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