22 settembre 2009

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia (7). Il contributo di ExtroPolitica

Mirco Romanato (ExtroPolitica) ha scritto un contributo personale alla settimana teologica dedicata al tema dell'immortalita' terrena organizzata dalla Diocesi di Pistoia che non e' stato incorporato in quello del Network dei Transumanisti Italiani per ragioni logistiche e che e' quindi stato inviato separatamente.

I post precedenti, sugli interventi di Vaccaro, Aldo Schiavone e Stefano Grossi sono qui, qui e qui, rispettivamente). Il contributo di Max More e' qui, quello di James Hughes qui e quello del Network dei Transumanisti Italiani qui.

Il Cristianesimo, nel momento in cui apparve, fu rivoluzionario; ancora oggi lo è per molti degli stessi motivi.

Gregorio di Nissa nel IV secolo scriveva:

“Nel voler interpretare con una definizione la natura del cristianesimo potremmo dire che il cristianesimo è imitazione della natura divina[…]poiche la creazione dell’uomo fu fatta a imitazione dell’immagine di Dio […] e il cristianesimo promette che l’uomo sarà ricondotto alla felicità originale”.

Sant’Agostino scrive dell’ “Adamo immortale” per descrivere Adamo prima della Caduta. Ma con l’incarnarsi del Messia, l’Uomo viene liberato dal peso del Peccato Originale. Diventa possibile per lui incamminarsi sulla strada che porta a riguadagnare le caratteristiche dell’ Adamo
originale, dell’Adamo Immortale.

Nella Genesi Dio soffia il suo alito nell’Uomo per dargli vita, cosa che non fa per tutto il resto del creato. E dal Vangelo sappiamo che in Gesù Dio si e fatto Uomo per amore nostro. Ireneo scriveva:

“L'uomo infatti, avendo, […] una giusta concezione delle cose […] e di colui che le ha create […] riceverà da lui una gloria maggiore, progredendo sino a divenire simile a Colui che è morto per lui. Infatti egli stesso si è fatto a somiglianza della carne del peccato per condannare il peccato e, dopo averlo così condannato, allontanarlo dalla carne e richiamare l'uomo alla sua somiglianza, assegnandolo a Dio come suo imitatore e riconducendolo al regno del Padre e augurandogli di vedere Dio e di comprendere il Padre”

Gesù (come Paolo) fu artigiano, creatore di cose. Al contrario i fondatori di altre religioni, nacquero nobili, furono pastori oppure mercati e guerrieri. Il cristianesimo si diffuse velocemente tra i gruppi più produttivi della società romana. Nel VI secolo San Benedetto da Norcia fece diventare le arti pratiche e il lavoro manuale elementi fondamentali della vita monastica, insieme alla preghiera e alla lettura meditativa delle Scritture.

Nel IX secolo si affermo' l’idea, grazie a Giovanni Scoto Eriugena, che il corporale, i sensi esterni e il corpo fossero necessariamente legati a corpo e spirito e “divenne uno dei più forti impulsi per lo sviluppo e la realizzazione tecnologica dell’uomo”. I fondatori della moderna tecnologia sentirono che la più alta giustificazione dei loro sforzi tecnologici era quella di riguadagnare l’Imago Dei, di collaborare con Dio alla realizzazione del suo Regno e di condividere con lui il dominio sulla Terra.

Ugo di San Vittore, seguendo Eriugena, collego direttamente le arti meccaniche, come quelle liberali, alla salvezza e al recupero dell’uomo caduto. Credeva che le arti meccaniche fornissero all’uomo un aiuto contro la sua debolezza fisica, risultato del peccato originale, e, come le altre branche della conoscenza sono comprese nel lavoro religioso di ricostruzione della nostra natura precedente.

Molti altri sono gli esempi che si potrebbero fare, ma lo lasciamo ad autori più esperti di noi in queste materie.

Il transumanesimo non è che la versione contemporanea di questo desiderio di imitazione del divino, di ricerca della perfezione. La tecnologia moderna ci permette e ci promette un enorme potere sul creato che ci è stato affidato da Dio e questo potere richiede che l’uomo si trasformi in meglio per poterlo gestire in modo illuminato. La parabola dei Talenti e quella delle Mine ci ricordano qual è il destino di chi non mette a buon frutto quello che gli è stato affidato e che non basta conservarlo così come lo abbiamo ricevuto. C’è una strada davanti a noi, che è ricca di insidie e di tesori, ma non c’è modo per noi di tornare indietro e, probabilmente, non c’è mai stato.

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