28 agosto 2009

Su Estropico: Il meccanismo dell’apprendimento, il quinto capitolo di Semi-immortalita', di Gabriele Rossi e Antonella Canonico

Utasa marigo samati velanozi ubet pirano. Co silagi limanisi anival zuramasita, dimoreta olimat felidi, gesifa menori. Bibasi? Nemaniri, nemaniri obaram tamasi.

Chiaro no? Provate a rileggere il paragrafo precedente ad alta voce (magari senza troppe persone vicino...). Che sensazione vi provoca? Nessuna, proprio nessuna? Allora siete persone semplici. Vi provoca una qualche sensazione un po’ indefinita di rispetto e vi riporta a qualche atmosfera rituale? Allora, anche se non lo sapevate, avete il privilegio di discendere direttamente dagli abitanti di Atlantide. Non ne siete convinti? Ecco altre prove. Rileggetelo ancora dentro voi stessi e concentratevi sulle parole che evocano maggiori sensazioni. Possibile che parole senza alcun significato siano in grado di provocare emozioni? “Nemaniri, nemaniri obaram tamasi”, ragazzi... Il significato ad alcuni di voi potrà ancora sfuggire ma quasi tutti avete la netta sensazione che significhi qualcosa. A condizione, naturalmente, che dentro di voi esistano i geni dei nostri progenitori atlantidei. Aiutiamo quelli che ancora non riescono a capirla e proviamo a fare delle ipotesi sul contesto della frase. Non dovrebbe essere una dichiarazione di amore e neanche, ad esempio, l’inventario di un negozio. Potrebbe attenere ad una invocazione all’interno di un rito religioso. O forse le parole finali di un giudizio di condanna per un grave comportamento. Ha in sé qualcosa di definitivo, qualcosa che condizionerà gli anni futuri. Questa almeno è l’opinione della maggior parte delle persone quando cerca di interpretare il significato del paragrafo. Che ovviamente non significa nulla. Smaltiamo rapidamente la delusione rispetto alle nostre origini atlantidee ed esaminiamo il percorso della nostra mente dall’inizio del capitolo a questo punto: poche righe, non più di un paio di minuti di tempo. Incontriamo un paragrafo composto da parole che non appartengono ad una lingua che conosciamo. La regolarità delle espressioni e la composizione delle parole attirano però, più o meno consciamente, la nostra attenzione e rendono plausibile l’esistenza di significati sottostanti. Sono tutte parole bisillabe formate da una consonante ed una vocale (o da una vocale ed una consonante). Impossibile sia casuale: la nostra mente si aspetta che ci sia un altro sistema intelligente dietro quel paragrafo. Ora ovviamente sapete che la frase è stata costruita appositamente per generare ambiguità, ma ciò non toglie che ci siano indubbiamente delle regolarità nella sua costruzione. Possiamo davvero escludere che in qualche lingua dell’universo, passata o futura, non significhi qualcosa? Se ricevessimo un messaggio di questo genere dallo spazio, la maggior parte di noi reputerebbe degna di essere esaminata la possibilità che fosse stato emesso da qualche forma di vita extraterrestre. Leggi tutto, su Estropico.org

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