6 luglio 2009

The proactionary principle (2)

Dopo l'anticipazione della lista dei contenuti di The Proactionary Principle, il libro di Max More di prossima pubblicazione, ecco la traduzione di un estratto dalla bozza del primo capitolo:

Capitolo 1. Lo scontro con il futuro

L'umanita' deve confrontarsi con una sfida senza precedenti che sorge inevitabile dalla nostra storia evolutiva. Questa sfida emerge insieme alle nuove e potenti tecnologie capaci di trasformare sia la natura umana che il mondo intorno a noi. Gli esseri umani hanno sempre cercato di alterare la natura. Oggi tale impulso si unisce a biotecnologie, genetica, neuroscienze, nanotecnologie e tecnologie dell'informazione. Il risultato e' che stiamo rapidamente sviluppando i mezzi necessari ad introdurre fondamentali cambiamenti al nostro essere e al nostro ambiente. Il raggiungimento di questo momento storico presenta sia opportunita' che rischi. Dovremo far coincidere il progresso tecnoscientifico con il progresso nel decision making (processo decisionale) e nella scenarizzazione. La visione predominante del futuro nella nostra cultura, come dimostrato dalla fantascienza, e' una visione di esseri umani circondati da ipertecnologie avanzate, ma non da esse trasformati. Tali esseri umani hanno aspettative di vita, corpi, cervelli e comportamenti che ci sono familiari. Ma questa visione, per quanto diffusa, e' errata. Non solo il nostro futuro sara' "strano", ma lo saremo anche noi. Stiamo gia' procedendo verso la comprensione di processi quali l'ingegneria genetica, il longevismo, gli interventi mirati ai cambiamenti psicologici, la clonazione, l'impiego delle cellule staminali. Stiamo anche esplorando le implicazioni culturali, commerciali e sociali di una globalizzazione in fase di accelerazione, di cambiamenti demografici senza precedenti, e della proliferazione di scelte in tutti gli aspetti della nostra vita. Le ragioni per il nostro ottimismo sono piu' robuste di quanto generalmente creduto, ma nonostante cio' dovremmo essere piu' proattivi. Fino ad ora, generalmente e storicamente parlando, abbiamo usato il progresso tecnoscientifico per migliorare le nostre vite. Un'attenta analisi del passato dovrebbe infatti renderci grati del fatto che viviamo nel presente. Eppure sembra ci piaccia rimpiangere un paradiso perduto e lamentarci del continuo declino della civilta'. I profeti di sventura ci saranno sempre, ma oggi siamo davvero ad un punto cruciale e le cose potrebbero prendere una terribile piega: insieme ai meravigliosi prodotti offerti dalle nuove tecnologie, potremmo anche doverci confrontare con un potente bioterrorismo, armamenti nanotecnologici in grado di mettere a repentaglio la sicurezza del pianeta, nuovi narcotici ed esperienze artificiali tali da far sembrare innocua l'eroina, tecniche di controllo del pensiero, e intelligenze artificiali ostili. L'emergere di tali minacce in un mondo sempre piu' complesso e in un clima di incertezza potrebbe risultare nell'adozione, da parte di miliardi di persone, di varie forme di fondamentalismo. Altrettanto tragicamente, potremmo aggravare i correnti fallimenti nell'uso di tecnologie che potrebbero sia prevenire disastri che arricchirci, quali le biotecnologie in agricoltura e il monitoraggio ambientale. Siamo in corsa verso il futuro armati di visioni del mondo obsolete e di convinzioni non-testate. Se non diverremo piu' intelligenti, come individui, organizzazioni e societa', finiremo per trovarci su una traettoria che potra' solo risultare in uno scontro con il futuro. Dobbiamo affrontare scelte complesse e profonde con un cervello che si e' evoluto in tempi molto piu' semplici. Non siamo sufficientemente preparati per comprendere e gestire i rischi, l'incertezza e le ramificazioni dei cambiamenti nei complessi e adattabili sistemi del nostro mondo (a parte quelli piu' ovvii). La buona notizia e' che abbiamo spinto le nostre tecnologie a tal punto che esse stanno ottenendo la capacita' di trasformare sia l'ambiente che la stessa natura umana. La cattiva notizia e' che siamo arrivati a questo punto senza gli strumenti cognitivi ed istituzionali necessari a prendere decisioni in maniera sufficientemente intelligente, bene informata e saggia circa le tecnologie emergenti. Molte opzioni gia' esistono, a tutti i livelli, ma le utilizziamo troppo infrequentemente. Invece di utilizzare le migliori informazioni disponibili, reagiamo con la paura dell'ignoto e con la resistenza al cambiamento e al progresso. Ci lasciamo sedurre da quel canto di sirene che e' un futuro comodo, sicuro e senza sfide. I prossimi anni saranno un esame della nostra abilita' di gestire il futuro. Falliremo o passeremo l'esame?

Vedi anche: Il principio di proazione: l'alternativa estropica al principio di precauzione

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