1 luglio 2009

La macchina ecostalinista

Per ridurre le emissioni di CO2 del 90% dovremo abbandonare le idee emerse dall'Illuminismo quali liberta' individuale e indipendenza... Questa l'opinione di un "esperto" con il quale si e' confrontato Anders Sandberg ad un recente dibattito su futuro e valori (e un'idea strisciante che si sta purtroppo diffondendo). La risposta di Sandberg e' stata che in realta' sarebbe necessario ridurre le emissioni di circa il 120% e che i valori visti come superati dal suo collega sono invece indispensabili in tali circostanze. Il problema e' che ridurre le emissioni non sarebbe sufficiente, se si e' convinti che stiamo gia' osservando effetti maligni sul clima e che stiamo per raggiungere un punto di non ritorno. Oltre alla riduzione di emissioni e' necessaria la creazione di carbon sink (assorbitori o serbatoi di anidride carbonica). Sandberg confessa di essersi divertito ad osservare la reazione inorridita della sua audience quando ha affermato che le probabili alternative di fronte a noi sono l'accettare i cambiamenti climatici o l'impiego su scala massiccia di OGM per l'assorbimento di CO2. Quello che il suo pubblico avrebbe voluto sentirsi dire, invece, e' che per risolvere il problema del mutamento climatico basta spingere i politici ad adottare delle politiche anti-consumiste che riaffermino i buoni vecchi valori di comunita', ambiente ed austerita', una visione del futuro che Sandberg descrive come "ecostalinismo". In questo scenario, le "irrazionali" ed "egoistiche" decisioni degli individui sarebbero controllate, democraticamente of course, dalle autorita'. La giustificazione morale sarebbe fornita dal fatto che tale controllo sarebbe imposto per il bene comune sul lungo termine... E qui Sandberg traccia un parallelo fra la Guerra al terrorismo (e il modo in cui ha creato un clima in cui l'espressione di dissenso puo' esser vista come "tradimento") e la tendenza, fra gli apostoli del mutamento climatico, ad accusare di "negazionismo" chi con loro dissente. E cita come esempio di questa tendenza la giornalista australiana Margo Kingston, secondo la quale il "negazionismo climatico" dovrebbe essere un crimine tanto quanto il negazionismo dell'Olocausto. L'ovvio problema con questo approccio e' che la ricerca scientifica sarebbe soffocata ed eventuali errori e/o contraffazioni passerebbero inosservati, mentre quello che serve e' invece un robusto e libero dibattito che porti ad una reale comprensione della situazione. L'ortodossia corrente sul tema del cambiamento climatico e' che la societa' dei consumi sia alla radice del problema, che il geoengineering non sia fattibile e che l'idea stessa di adattarsi ai mutamenti sia inaccettabile, ma Sandberg e' tutt'altro che convinto (e lo stesso dicasi del sottoscritto). Ad ogni modo, se davvero la situazione e' d'emergenza e sono necessarie soluzioni drastiche, e' ancor piu' necessario preservare le voci di dissenso che osano gridare che il Re e' nudo. Potranno avere torto o ragione, ma ci proteggono da quegli eccessi di fede nelle proprie idee che fanno spesso naufragare un progetto.

2 commenti:

mauriziodaniello ha detto...

Per tirarti su di morale leggi questo :
L'eco-ottimista che cambia l'America

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/ambiente/ottimismo/ottimismo-due/ottimismo-due.html

Ciao

Anonimo ha detto...

Quanta confusione!
Si mescola il problma del global warming con quello del petrolio con il consumismo.

Entro un periodo inferiore al decennio le energie fossili saranno soppiantate dal solare a 20 centesimi per watt installato, dai supercapacitori, dai biocombustibili prodotti da alghe, dall'eolico in quota.
Tutte cose già fatte.
Il problema è solo vincere le ovvie resistenze poste da chi fa business sui fossili e da altre naturali e prevedibili resistenze al cambiamento.

Il dibattito pro o contro il GW è diventato un colossale pantano di ipocrisie, interessi, corruzione e disinformazione virale che durerà ancora per qualche anno.

Luca