20 luglio 2009

I neuro-hackers

In un recente, nonchè interessante, articolo su wired viene trattato un argomento di grande importanza (futura) dal punto di vista dell'ibridazione biologico/non biologico. Gli hackers (perdonate l'uso improprio del termine) da sempre si evolvono parallelamente al progresso tecnologico: all'inizio "manipolavano" computer a cui potevano accedere fisicamente, poi sono nate le cassette, i floppy disk, i cd, quindi la possibilità di intervenire su computer anche molto lontani, ma sempre in numero limitato. Con l'avvento di internet ogni computer può essere "toccato" (naturalmente se connesso :)) e con la nascita di nuovi sistemi operativi si sono diversificati anche i tipi interventi. Ma gli hackers non sono solo questo, sarebbe riduttivo parlarne riferendosi unicamente ai calcolatori elettronici: (a parer mio) può essere considerato hacker chiunque abbia una gran voglia di conoscere, di capire il funzionamento di ogni cosa ritenuta interessante, di non limitarsi a ciò che viene offerto ma di utilizzarlo come base per creare qualcosa di nuovo. Da questa (personale) definizione si capisce come in ogni ambito possono esserci degli hackers (sempre che questo termine significhi ancora qualcosa e benchè io non ami le etichette). In futuro la (nano)elettronica e l'informatica andranno a toccare inevitabilmente l'organo che maggiormente caratterizza ognuno di noi: il cervello. Questo futuro non è molto lontano dal momento che protesi neurali e tentativi di ibridazione biologico/non biologico li abbiamo già adesso, così come sistemi di controllo sanitario che vengono attaccati: basti pensare ai numerosi peacemaker attivi in pazienti con disfunzioni cardiache o al verificarsi tra il 2007 ed il 2008 di numerosi casi di attacchi a siti web di supporto a persone malate di epilessia (rimpiazzarono suddetti siti con animazioni lampeggianti che causarono crisi a numerose persone fotosensibili). Prendendo per buona la descrizione del cervello come l'hardware su cui "gira" la mente, cioè il software, sicuramente ogni hackers cercherà (in positivo ed in negativo) di intervenire su questo fertile terreno. Sul "Brain-Hacking" (così è stato definito), si è pronunciato nel suddetto articolo Hadley Leggett, parlando di come le neo-protesi evolveranno sempre di più verso sistemi wireless (e, aggiungo io, toccando non solo il cervello, ma ogni organo). Legget introduce un problema tutt'altro che semplice: cosa succederà quando ad avere virus o malfunzionamenti saranno i nostri organi (o ancora peggio il nostro stesso io) a differenza di oggi dove è molto diffusa la soluzione: formattiamo il computer e reinstalliamo tutto? Forse adotteremo l'altra soluzione oggi altrettanto diffusa: facciamo periodicamente il backup dei dati più importanti? Bruno Lenzi

7 commenti:

Painlord2k ha detto...

All'inizio il termine di hacker era stato dato ai patiti di trenini elettrici. Loro sono stati i primi a modificare l'hardware per adattarlo alle esigenze specifiche o per fare un uso creativo. Dopo di loro il termine è stato usato anche per chi si interessava sia di HW che di SW.

La questione dei virus è, IMHO, banale. Si utilizzeranno sistemi di sicurezza elevata, dove prima di poter modificare il SW delle protesi e delle interfacce si dovrann seguire procedure adeguate.
Ad esempio, per modificare il firmware del fegato, bisognerà sostituire fisicamente un chip, oppure utilizzare copie ridondanti dello stesso programma, in modo che se una viene corrotta, un'altra rimane disponibile.

Già adesso ci sono protesi che vengono programmate esternamente. Semplicemente si rende difficile accedere ad un pacemaker o a un defibrillatore e riprogrammarlo, facendo si che l'emittente e la ricevente debbano stare entro pochi cm di distanza tra di loro.
Se prevediamo di forzare un tempo minimo per riprogrammare una protesi o una interfaccia, possiamo rendere estremamente difficle la diffusione di un simile tipo di virus.

Rettilian ha detto...

Non si potrebbero conservare sempre i "dati più importanti", cioè i ricordi, coscienza.. sempre nel nostro cervello biologico? utilizzando la parte non biologica come potenziamento delle facoltà cognitive, una sorta di memoria di lavoro..
in caso di attacco da parte di virus informatici semplicemente perderemmo tale potenziamento, senza alcun rischio per noi stessi.

(è la prima volta che scrivo, spero di non risultare troppo banale e troppo disinformato!)

David ha detto...

Complimenti Bruno, una notizia che meritava di essere riportata.
Un film di fantascienza che tratta in modo affascinante il tema di "hackeraggio del cervello" è Ghost in the Shell, che tra l'altro merita di essere visto anche per l'interessante "impostazione transumanista".

David

extropolitca ha detto...

@rettilian
La soluzione più semplice è fare come fanno le banche:
i dati importanti vengono scritti su supporti che non possono essere cancellati in un secondo tempo. Non c'è modo.
Il problema più importante è se un virus o qualche altra cosa, va a modificare la logica di funzionamento del congegno facendolo smettere di funzionare, facendolo funzionare male o in modo non voluto dal proprietario.
Anche in questo caso, semplici accortezze di programmazione permettono di ridurre il rischio al minimo. Minimo non significa zero, ma solo che altri rischi diventano predominanti e preoccuparsi ulteriormente sarebbe insensato.

Ugo Spezza ha detto...

Ribadisco quello che dice David, Ghost in the Shell è un film superbamente animato e con una storia di un futuro cyberpunk di prima grandezza.

Ovviamente ci sono anche gli hacker che penetrano nel cervello degli umani uploadati...

Questa può essere una di quelle eventualità nelle quali la science fiction ha anticipato davvero la realtà.

Ugo

Bruno Lenzi ha detto...

Sono contento il post abbia generato diversi commenti.
La questione, IMHO, è delicata, ma probabilmente sarà resa concreta quando si avrà un buon margine di sicurezza riguardo problemi come un virus (d'altronde oggi come oggi comunque le possibilità di "beccare" un virus biologico sono tutt'altro che basse), come dice giustamente painlord2k.
@rettilian: la tua osservazione non è assolutamente banale e si procederà (si sta già procedendo!!) proprio in questo senso, almeno nella fase di transizione biologico/non biologico. Sempre a parer mio, tuttavia, un virus progettato per la parte non biologica riuscirebbe ad avere effetti anche su quella biologica (es. un malfunzionamento della parte non biologica del quale ne risentirebbe anche la parte biologica) o la situazione mostrana da extropolitica. Una via di ibridazione la vedo percorribile nel breve tempo, ma non in un futuro lontano, quando la quantità di informazioni e processi sarà così elevata che la lenta evoluzione biologica non potrà assolutamente sostenere (anche se costituirebbe la minima parte del "cervello").
@David: grazie caro David. Importantissima citazione, il film merita! Il secondo l'ho trovato meno stimolante, ma lo rivedrò in futuro. Ora vedrò una miniserie di 10 puntate di un manga giapponese dal titolo: Serial Experiment Layer (se non sbaglio), vi saprò dire.

Francesco De Paolis ha detto...

Serial Experiment Lain è a dir poco intrippante: auguri!