19 luglio 2009

Cultura e politica: due realta’ vicine ma non sovrapponibili, di Riccardo Campa

Ricevo e volentieri pubblico una risposta di Riccardo Campa (presidente dell'Associazione Italiana Transumanisti) ai miei recenti commenti su Divenire, la rivista pubblicata dalla AIT (qui, qui e qui).

Su questo blog sono apparsi alcuni commenti a una rivista di cui sono curatore: Divenire. Rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano. Colgo allora l'occasione per chiarire alcune questioni che sono state sollevate. Intanto mi sento di dover ringraziare Estropico per avere ospitato questo intervento e anche per la pubblicita' che sta facendo alla nostra rivista. Lo dico senza ironia. Come si suol dire, non esiste buona o cattiva pubblicita', l'importante e' che se ne parli. Tuttavia, mi pare che al curatore del blog sia sfuggito un aspetto importante che lo ha portato a formulare accuse di "politicizzazione" (e di un certo segno) della rivista. Divenire ha dei numeri tematici. Nel primo e' stato sviscerato il pensiero postumanista di intellettuali socialisti, come Trotksy e Junger. Il secondo numero era invece "liberale", infatti vi ha trovato posto un bel saggio di Angelo Maria Petroni, una recensione di un libro di Jacques Attali, un interessante intervento di Roberto Marchesini. Il terzo numero e’ dedicato al futurismo, quindi ci sono pervenuti contributi di intellettuali interessati a questo tema, in particolare un interessantissimo saggio di Guillaume Faye. Per ragioni storiche, al futurismo si sentono legati diversi intellettuali che appartengono all'area “di destra" o "nazionalista". Come ha correttamente sottolineato Estropico, questa etichettatura non puo’ certo essere appiccicata a me o al poeta Roberto Guerra, che siamo notoriamente “di sinistra”. Tuttavia, l’argomento del volume spiega la maggior presenza di intellettuali “di destra” nel terzo numero. Tra l'altro - lo dico tra parentesi - Faye e' stato recentemente protagonista di una svolta ideologica che lo ha portato su posizioni molto critiche nei confronti dell'area cosiddetta "neofascista", in particolare sulla questione del negazionismo e della politica estera filo-araba, assumendo posizioni non molto diverse da quelle dei neocon filo-americani e filo-israeliani. Ma tutto questo esula dalla questione della tecnica, del futurismo e del postumano e non ha nessuna incidenza sulla nostra decisione di pubblicare il suo saggio. Lo avremmo pubblicato anche se Faye fosse apertamente filo-arabo e anti-americano. Nel saggio si parla di futurismo, come fenomeno artistico e culturale. Faye propone una ricostruzione storica, imputando la morte prematura del movimento al risorgere di una "coscienza cristianomorfa" che – pur essendo in declino inesorabile da alcuni secoli – conosce un “apogeo sociale” nella seconda meta' del Novecento. La tesi ha un proprio fondamento ed e’ bene argomentata, ma come capita sovente in storiografia non e' esente da critiche. Per esempio, nel mio saggio "Il superuomo del futurismo" (incluso nel volume) - pur non entrando in polemica diretta con quello di Faye - sostengo con documentazione puntuale che i futuristi delle origini erano orientati "a sinistra" e, quindi, lo spegnersi del movimento puo' essere in parte imputabile anche alla svolta “a destra” (nel senso di orientata verso l'ordine e la tradizione) del regime mussoliniano. Sottolineo allora questi due aspetti: 1) irrilevanza dell'orientamento di Faye su altre questioni politiche; e 2) presenza di interpretazioni storiche difformi nella rivista. In questo modo, arrivo al punto chiave della questione, che mi pare sia finora sfuggita. Intanto, i collaboratori di Divenire non sono necessariamente transumanisti. Che io sappia, Faye non si e' mai definito transumanista. E nemmeno Petroni o Marchesini. Divenire e' una rivista accademica "sulla tecnica e il postumano". Cio' significa che potremmo anche dare la parola ad un anti-transumanista, se scrive qualcosa di interessante e ben documentato. O a qualcuno che non e' ne' anti ne' pro, ma si limita alla descrizione dei fatti, senza addentrarsi in proposte normative. Come tutte le riviste accademiche, Divenire sottoscrive le regole dell'ethos scientifico. Tra queste, una delle piu' importanti e' la regola dell' "universalismo" (codificata dal sociologo Robert K. Merton gia' negli anni Trenta). Che significa? Significa che l'intellettuale che manda un contributo ad un giornale scientifico deve essere giudicato soltanto sulla base delle teorie o delle idee espresse in quell'articolo. Ovvero, e' considerato un caso di disonesta' intellettuale esprimere un giudizio su un articolo sulla base delle caratteristiche personali dello scienziato o dell’intellettuale (razza, religione, ideologia politica, sesso, preferenze sessuali, eta', fama, infamia, nazionalita', fedina penale, ecc.). Infatti, molte riviste adottano la regola della blind peer review, ovvero il recensore non conosce il nome dell'autore dell'articolo. Ma anche chi non adotta questo sistema, sceglie recensori di provata onesta', ossia che non giudicano gli intellettuali per quello sono o che erano, ma semplicemente l'articolo proposto per la pubblicazione. Potrebbe anche arrivare un articolo di Amahdinejad (per dire, lo spauracchio del momento). Se il contenuto e' scientificamente accettabile e in tema con l’argomento della rivista, l'articolo deve essere pubblicato. Naturalmente, si possono sollevare dubbi sui criteri selezione degli articoli. C’e’ in fondo la liberta’ di parola e di critica. Quando pero’ si critica nel complesso una rivista e non il singolo articolo o la singola idea, la critica finisce per riversarsi sul curatore e su tutto il Comitato scientifico, che include personalita’ eccellenti anche del movimento estropico, come Natasha Vita More, nonche’ importanti esponenti del mondo accademico italiano. Ecco perche’ mi sono sentito in dovere di intervenire. Il mio intervento va dunque letto in difesa della reputazione non solo mia o della rivista, ma anche di questi eminenti scienziati e intellettuali.

Spero allora di avere chiarito il motivo per cui alcuni membri dell'AIT si sono un po' risentiti per la recensione di Estropico. Diciamo che c'e' stato un equivoco. Il recensore forse non sapeva che la rivista e' accademica e dunque: 1) guarda solo ai contenuti degli interventi; 2) i suoi contributori non sono necessariamente transumanisti (proprio perche' non e' un organo di informazione di partito, ma un laboratorio di ricerca scientifica).

E' vero che un blog non deve sottostare alle stesse regole di una rivista accademica, ma diversi membri dell'AIT si chiedono perche' non e' stata spesa una sola parola sul numero "liberale". Si chiedono se non ci sia un deliberato tentativo di appiattire l'AIT su certe posizioni, di destra o di sinistra, al fine di attirare dalla vostra parte i transumanisti di orientamento liberale o moderato. Nulla di male in questo. E' quello che fanno tutte le forze politiche. Pero', a quel punto, non puo' essere mossa a noi l'accusa di "politicizzazione" del movimento. La presenza di orientamenti politici molto diversi nella dirigenza dell’AIT, nel Comitato scientifico di Divenire e tra i collaboratori della rivista e’ la prova piu’ evidente del nostro tentativo di uscire da certi schematismi politici (che, lo dico tra parentesi, a mio parere servono solo a conservare il potere di una “casta” politico-finanziaria ormai al capolinea).

Chiudo con una considerazione. L'Associazione Italiana Transumanisti non e' un partito, ma un'associazione culturale. Le associazioni culturali e scientifiche nascono anche allo scopo di creare spazi d'incontro e discussione che superano le tradizionali divisioni tra partiti. Il fatto che nell'AIT e sulla rivista Divenire convivano e si confrontino sul tema della tecnica e il postumano persone provenienti da aree politiche molto distanti (dall'estrema destra all'estrema sinistra), e da aree disciplinari molto diverse (dalle scienze umane all’ingegneria) e' a mio avviso una ricchezza. Se non ci fossero associazioni di questo tipo, rimarrebbero sul campo solo i partiti tradizionali con le loro logiche tribali e di scontro, e nel mondo ci sarebbero meno idee e piu’ violenza.

Grazie per l'attenzione,
Riccardo Campa

2 commenti:

Roberto Guerra ha detto...

GRAZIE A ESROPICO X LA SINERGIA.
GRAZIE A R. CAMPA PER LA SINTESI RARA E NOBILE.

21 luglio 2009 40° luna!
"Uccidiamo il chiaro di luna passatista e paleoumanista... i nemici sono Altrove!

"TRANSUMANISTI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI"

Movimento Futurista
R.G.

Estropico ha detto...

Ringrazio Riccardo Campa per l'interesse dimostrato nelle opinioni di questo umile blogger, ma devo dire che nulla di quanto ho letto nella sua risposta sia servito a rassicurarmi. Il fatto che Divenire ospiti anche autori non in odore di neofascismo e' ovvio e non e' mai stato messo in discussione. Il fatto che ospiti anche autori non-transumanisti e' benvenuto, ma irrilevante. Il pomo della discordia e' sempre quello: il giudizio sui sovrumanisti e su come gestirli. Secondo il sottoscritto, le radici di sovrumanismo e archeofuturismo sono in ben torbidi terreni, il che li rende incompatibili con il transumanesimo. Cito Giorgio Locchi, spesso citata fonte di ispirazione per i sovrumanisti: il cosiddetto 'fenomeno fascista' altro non è che la prima manifestazione politica d'un vasto fenomeno spirituale e culturale, che possiamo chiamare 'sovrumanismo'. I fondatori del transumanesimo moderno, invece (vedi qui e qui, hanno cercato di ancorare l'anelito al postumano ai concetti del rispetto dell'individuo, della liberta', della tolleranza e della democrazia, sottolineando le radici sostanzialmente illuministiche, umaniste e liberali (in senso lato) del transumanesimo. Alla luce di cio' non credo che dare tutto questo spazio ai sovrumanisti su Divenire (e non solo nel numero dedicato al futurismo - vedi qui) e all'interno della AIT (a partire dalla decisione di nominare Stefano Vaj segretario nazionale) sia una scelta avveduta. Il fatto che Divenire abbia ambizioni accademiche e che si proponga come piattaforma per il confronto fra parti politiche diverse (estrema destra inclusa, come finalmente ammesso dallo stesso Campa) sarebbe anche encomiabile, se non si verificasse in questo contesto pre-esistente. Un contesto che rischia di dare l'impressione, ad osservatori esterni, che non solo l'AIT, ma l'intero movimento transumanista abbia simpatie di estrema destra. Come e' gia' successo. Con buona pace di Robert K. Merton dato che oggi chiunque sappia usare Google e volesse saperne di piu' su i vari autori sovrumanisti potrebbe facilmente giungere alla conclusione che siano di area neofascista, per quanto atipica e per quanto possano mordersi la lingua su Divenire. A questo punto sorgono alcune domande. La pesante presenza dei sovrumanisti su Divenire e l'alleanza fra Campa e Vaj servono a far avanzare il progetto transumanista o a soddisfare la brama di legittimazione dei sovrumanisti? Servono a diffondere idee transumaniste o idee sovrumaniste? La realta' dimostra che e' possibile dare risposte diverse a tali domande e temo che le risposte del sottoscritto e di Riccardo siano diametricalmente opposte...

Qualche altro punto degno di nota.

Le svolte ideologiche di Guillaume Faye sono irrilevanti. Quello che mi fa' gelare il sangue e' l'apprezzamento dei sovrumanisti per il suo Archeofuturismo, con le sue fantasie di soluzioni finali... (vedi qui, sotto "Gli scenari fanta-geo-politici di Archeofuturismo")

Liberali. Estropico vuole attirare transumanisti di centro, di sinistra e di destra - ma non di estrema destra... Come dimostrato dal fatto che questo blog ospita una serie di guest-bloggers assestati su posizioni politiche diverse.