22 giugno 2009

Mangia verdura e frutta che ti fanno... male!

La relazione di Legambiente per il 2009 sulla quantità di pesticidi nella verdura e soprattutto nella frutta non è affatto tranquillizzante e anzi sembra essersi verificata una inversione di tendenza negli ultimi due anni. Innanzitutto la richiesta degli agricoltori di pesticidi è stata di 153.000 tonnellate, 5.000 in più dello scorso anno. Tonnellate di materiale tossico che finiscono in particolare sulla frutta, le più colpite da residui tossici sono:

  • pere: 43.6%
  • mele: 34.7%
  • uva: 34.1%
  • fragole: 25.5%
  • pesche: 23.9%
  • agrumi: 18.7%
meno colpita risulta la verdura:
  • peperoni: 7.7%
  • insalate: 6.9%
  • pomodori: 6.5%
  • zucchine: 3.8%
  • cereali: 3.2%
Si tratta di residui di fitofarmaci "consentiti" dall'unione europea ma ve ne sono anche di non consentiti (irregolari), tremendamente tossici, che vengono usati soprattutto su mele, fragole, uva e agrumi:

Gli effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente del multiresiduo andrebbero adeguatamente verificati – ha dichiarato Francesco Ferrante di Legambiente -. Tra i campioni “da record” infatti sono stati trovati residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, tutti pesticidi che l’EPA (l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale) ha da tempo classificato come possibili cancerogeni e dei quali non conosciamo gli eventuali effetti relativi alla sinergia con le altre molecole presenti. Nonostante la normativa europea sui pesticidi sia stata recentemente modificata con nuove direttive tese ad armonizzare - con effetti non sempre migliorativi per l’Italia - valori e limiti nei diversi paesi, manca ancora una corretta valutazione dei possibili effetti sanitari della dose minima cumulativa”.

I contaminanti nell'uva si ripercutono ovviamente anche sul vino che arriva sulle nostre tavole. La relazione di Legambiente 2009 è prelevabile a questo link . E' molto utile scaricare il PDF poichè contiene la situazione regione per regione, ad esempio in Abruzzo i più contaminati sono i pomodori (44%), in campania le mele (81%), in calabria le insalate (83%) e cosi via con valori molto differenziati a seconda del territorio. E' quindi utilissimo consultare le tabelle contenute nel documento di Legambiente per vedere nella vostra regione quali sono i prodotti più inquinati da pesticidi. Il documento riporta altresì un elenco dettagliato dei contaminanti ed una descrizione della relativa tossicità e/o dei possibili effetti tossici sull'organismo umano.

10 commenti:

Estropico ha detto...

Quello dei pesticidi e' un problema di cui e' bene essere coscienti, ma non e' insormontabile. Basta lavare frutta e verdura in maniera adeguata (accuratamente, con acqua tiepida e usando sapone per i piatti). Sono anni che lo faccio e nel corso del tempo ho incontrato piu' d'una reazione, ehm... non esattamente positiva ("ma sei matto?!") Eppure la maggior parte dei pesticidi si ferma sulla buccia (proprio dove si trova anche buona parte dei nutrienti) e il sapone per i piatti e' studiato appunto per oggetti che vengono a contatto col cibo (naturalmente, dopo, bisogna sciaquare mooooolto accuratamente). E non ci si illuda che il "biologico" non abbia pesticidi. Ad ogni modo, non mancano certo gli studi epidemiologi che indicano i benefici di mangiare molta frutta e verdura. Quindi, a naso, direi che gli effetti negativi dei residui di pesticidi hanno meno impatto di quelli positivi dei nutrienti di frutta e verdura.

Franco Fiori ha detto...

Non basta lavare frutta e verdura, i contaminanti penetrano all'interno e inoltre sono presenti nel suolo e nell'aria. Inoltre comunque il cibo che consumiamo al giorno d'oggi oltre ad essere contaminaot da sostanze chimiche è anche gravemente depauperato di sostanze nutrienti per tanti motivi.
Un'alternativa sana sono gli integratori alimentari purchè 100% biologici e naturali. Avrei una marca da proporre, di una multinazionale che opera nel settore del benessere.. ma ovviamente non posso pubblicizzarla qui.

Painlord2k ha detto...

Teniamo conto che anche i parassiti che infestano la frutta possono essere causa di contaminazioni dannose. Quindi la scenta non è tra "biologico" buono e "chimico" cattivo, ma tra "parassiti" e "antiparassitari".

Anonimo ha detto...

Perchè non ci si deve illudere che il biologico non abbia pesticidi?

Non dovrebbe averne: nella coltivazione biologica è vietato l'uso sia di concimi chimici sia di antiparassitari chimici e cose correlate.

Per poter avere il marchio biologico è anche necessario che il campo dove si coltiva non sia stato utilizzato per coltivazioni tradizionali (quindi intensive e/o con uso di agenti chimici).
Se si vuole farlo è necessario asportare almeno mezzo metro di terreno e metterci al posto terra "sana".

Franco: che problema c'è a parlare di una ditta che fa le cose per bene? Sempre che sia vero ovviamente.
Io in particolare sto appunto cercando marche che fanno integratori biologici e naturali ma non ne ho ancora trovate.

Grazie,
Roger

Estropico ha detto...

Dalla prima fonte che ho trovato con google (pro-biologico): "Nessuno ha mai detto che le coltivazioni biologiche non usano alcun tipo di pesticida. Tuttavia la coltura biologica ricorre ad alcuni pesticidi solo in determinate condizioni e non c'è paragone con il non-biologico [...] Per essere comunque chiari, il biologico può usare pesticidi più che altro nelle colture di patate o nei frutteti, tuttavia i pesticidi permessi dalle associazioni di produttori biologici sono di origine naturale (come il Rotenone, un estratto di tropicali della famiglia delle Leguminose) o semplici prodotti chimici - composti di rame o zolfo."
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19835

Rotenone: http://it.wikipedia.org/wiki/Rotenone

extropolitca ha detto...

Senza quella che viene chiamata "Green Revolution" (Rivoluzione Verde) avvenuta negli anni 50-60, la resa per ettaro in agricoltura sarebbe probabilmente 1/4 o meno di quella attuale. Il che significa che, come minimo, i costi del biologico dovrebbero essere 4 volte superiori.
Il "biologico", per se, è solo una moda occidentale. Serve per estrarre denaro usando lo spauracchio della "chimica" a gente che ne ha troppo (evidentemente, visto che lo spreca). Non è molto differente dal vendere indulgenze per i peccati. O dal vendere un orologio a cucù fatto da un' artigiano e affermare che, solo per quello, è più preciso di uno prodotto industrialmente.
Se si discutesse di cibi più o meno utili per la salute, più o meno nutrienti, più o meno adatti a quella o questa persona o a quella o questa necessità, OK.
Ma così? Tanto vale parlare delle palle di ceramica per lavare la biancheria o dell'utilità delle cerimonie del Mago Otelma.

Anonimo ha detto...

Ringrazio Estropico per l'informazione sul Rotenone, che non conoscevo.

@extropolitica:
sul fatto che l'agricoltura attuale, a seguito dell'uso di concimi chimici, antiparassitari, e fertilizzanti abbia moltiplicato per 4 (ed anche di più) la produzione non c'è il minimo dubbio.

I dubbi sono invece molti (supportati anche da studi scientifici) sulla qualità del prodotto e sugli effetti del nostro organismo, principalmente a lungo termine.

E molti di noi al lungo termine, al contrario dei più, ci pensano parecchio :D

Per cui lo spendere di più (anche 4 volte tanto) non è strettamente definibile come "spreco", almeno secondo il punto di vista di chi ragiona guardando il più possibile in la.

Poi, siccome ancora un minimo di libertà esiste, sono ben contento che ognuno possa scegliere quale tipologia di cibo mangiare, così come la modalità della sua coltivazione.

Cordialmente,
Roger

Anonimo ha detto...

Un ultimo appunto sul Rotenone: facendo una ricerca ulteriore apprendo che è stato revocato dall'uso nell'agricoltura biologica a partire dal 10-10-2009.

Oltre alle certificazioni biologiche ci sono inoltre quelle biodinamiche che sono ancora più strette e che regolamentano anche le modalità di semina e raccolta.
Di queste ultime però non penso esistano prove scientifiche che ne dimostrino l'utilità ed in linea di massima concordo con extropolitica che probabilmente sono più una moda che altro.

Roger

Estropico ha detto...

Interessante, ma il rotenone e' solo un'esempio. Quello che volevo dire e' che anche chi compra il biologico* dovrebbe lavare tutto molto accuratamente.

*Che nome assurdo, "biologico"! Dove sono le carote meccaniche e le pere sintetiche? ;-)

extropolitca ha detto...

Il problema enorme del "biologico" è che non esiste, che io sappia, uno standard qualitativo. Solo standard di produzione, non standard di prodotto.
Dal mio punto di vista, sarebbe molto più interessante poter sapere che la frutta X è stata raccolta il giorno Y (magari anche all'ora Z), che contiene tot. carboidrati, tot. proteine, tot minerali, tot. vitamine.

Per far questo, però, ci vuole almeno la meccanizzazione spinta della produzione, una sistema di trasporto efficente e rapido, e probabilmente dei sistemi di produzione in serre high-tech.
Roba come quella che si può vedere qui su Next Big Future

http://nextbigfuture.com/2008/09/vertical-farming-details-and-updates.html

http://en.wikipedia.org/wiki/Vertical_farming