4 giugno 2009

L'ultimo esorcismo. Filosofie dell'immortalita' terrena (3)

Ho finalmente avuto occasione di finire il gia' segnalato "L'ultimo esorcismo. Filosofie dell'immortalita' terrena", di Andrea Vaccaro. Le prime due parti, "Gli autori" e "I concetti", sono un tour de force delle idee centrali di immortalismo e transumanesimo, dei principali "paladini dell'immortalità" e dei loro principali critici: Ray Kurzweil, la singolarita', Eric Drexler, la nanotecnologia, Marvin Minsky, Max More, Andy Clark, Jaron Lanier (autore di un manifesto contro quello che ha definito "assolutismo cibernetico"), Hans Jonas (preoccupato dal "Prometeo irresistibilmente scatenato"), Jurgen Habermas (che vede la prospettiva del postumano come "un dubbio [che] e' stato improvvisamente gettato sulla nostra identita'-di-specie") e persino il bioconservatore / bioluddista Jeremy Rifkin. Non mancano accenni a Aubrey de Grey, Nick Bostrom e a molti altri, sia nel campo transumanista che in quello bioconservatore.

La parte che ho letto con piu' interesse, pero', e che si distingue per originalita' nel panorama delle pubblicazioni sul tema del postumano, e' stata senza dubbio la terza, "Incroci teologici", nella quale l'autore esplora la relazione, a volte conflittuale, fra filosofie dell'immortalita' e teologia, e nella quale giunge alla conclusione che le due "probabilmente, hanno da dirsi molto di piu' di quello che, a un primo sguardo, possa apparire." Devo dire che leggere questa parte del libro puo' essere un'esperienza a volte disorientante per chi, come il sottoscritto, e' ateo dall'adolescenza, ma ogni tanto fa bene aprirsi a nuove esperienze intellettuali... E' in questa parte che emerge una delle piu' marcate differenze fra cristiani (immortalisti o meno) e atei (buona parte dei transumanisti - ma non tutti): l'autore rimane ancorato al concetto dell'esistenza di un'anima metafisica (come suggerisce anche il titolo di un suo precedente libro: Perché rinunziare all'anima? La questione dell'anima nella filosofia della mente e nella teologia), mentre il sottoscritto e, sospetto, molti dei lettori di questo blog, accettano l'uso del termine solo come metafora di network neurali ancora da scoprire e comprendere. Di conseguenza, molti degli scenari del postumano sono visti con ambivalenza da Vaccaro: quella che per i transumanisti e' una realizzazione che apre infinite possibilita' ("l'uomo non e' altro che un modello cibernetico"), per Vaccaro porta alla "perdita di dignita' della dimensione spirituale".

Vaccaro esamina poi i molti paralleli fra le promesse del Cristianesimo e quelle dei "profeti dell'immortalita'", una coincidenza polemicamente descritta come "il saccheggio del paradiso" e delle metafore cristiane. E' impossibile ignorare, in questa parte del libro, una certa insofferenza nei confronti di questo "saccheggio" e un certo risentimento verso la "spiritualita' impoverita" dei tecno-gnostici che vedono nella tecnologia un mezzo per espandere la propria spiritualita' (la reingegnerizzazione della spiritualita', per usare la frase di Kurzweil). Questa reazione dell'autore sembra confermare che Cristianesimo e Transumanesimo sono, almeno in parte, risposte diverse agli stessi bisogni profondi e quindi in concorrenza per l'attenzione di un pubblico spinto da simili motivazioni. Una certa "gelosia" (da entrambe le parti) sembra inevitabile. Questo attrito mi fa pensare al fenomeno geologico della tettonica delle placche e piu' precisamente al traumatico incontrarsi di due placche, che potremmo descrivere come un incidente stradale al rallentatore. In questa metafora le due placche sono rappresentate dai complessi memetici del Cristianesimo e del Transumanesimo. Come dicevo nel post sull'intervista di Vaccaro all'Avvenire, "da tempo sostengo che transumanismo e religione dovranno trovare (anzi, troveranno) un modus vivendi che permettera' all'uno di far breccia fra le persone di fede e all'altra di sopravvivere nell'era del postumano. Non che il processo sara' semplice e indolore, per entrambe le parti, ma questo [l'uscita di L'ultimo esorcismo] mi sembra un ovvio segno dei primi sussulti in quella direzione."

Nel capitolo "Incroci sull'immortalita' - L'ultimo nemico ad essere sconfitto sara' la morte", l'autore adotta un tono piu' chiaramente transumanista, o quantomeno immortalista. Criticando i miti e gli archetipi quali quelli di Adamo ed Eva e della Torre di Babele, Vaccaro sottolinea la profonda differenza fra il Dio del Vecchio e del Nuovo Testamento: il primo invia l'angelo della morte e confonde le lingue degli uomini per bloccare la costruzione della Torre di Babele (un tentativo di raggiungere il Cielo), ma il secondo e' un Dio vicino, "che si fa vedere attraverso il Figlio e non si stanca di incitare tutti gli uomini a raggiungerlo". In quest'ottica, "ogni progresso tecnico e scientifico, attuato chiaramente nel rispetto della vita umana in ogni sua forma*, non e' così un oltraggio a Dio, ma un tratto aggiunto al suo disegno sull'uomo, che dispieghera' il suo senso solo ad opera compiuta." Inoltre, "tentare di vincere ogni forma di male, compreso il male che conduce alla morte, significa fare la volonta' di Dio".

* (La frasetta inclusa in questo paragrafo, naturalmente, apre un vaso di Pandora su temi quali aborto, embrione, cellule staminali embrionali, diritti riproduttivi, etc, e marca quello che probabilmente rimarra' una linea di confine fra cattolici e molti transumanisti per anni a venire...)

Nella conclusione (L'amicizia di fede e tecno-scienza), Vaccaro offre la sua visione di quello che potra' essere il modus vivendi di cui sopra. Da uomo di fede, non riesce rinunciare al mistico, "perche' il Mistico c'è", e non riesce a comprendere il punto di vista di chi considera "il mistico" il risultato dell'equilibrio elettrochimico presente nel cervello di chi il mistico lo prova direttamente. Questa purtroppo non e' certo una novita': alcune persone di fede vedono gli atei come spiritualmente handicappati e alcuni atei vedono i mistici come affetti da turbe mentali... E' un dialogo fra sordi che non sono sicuro valga la pena di seguire (personalmente: a ognuno il suo). La soluzione offerta dall'autore a questo problema e' sintetizzata in un paragrafo a pagina 141: "Uno stile particolarmente felice sembrano impersonare [...] coloro che camminano dietro lo slogan 'Dio non ha un sito web' ed e' come se dicessero: noi della conoscienza tecno-scientifica [...] 'facciamo il nostro', e anche con efficacia. Per la conoscenza spirituale rivolgersi altrove." Mi sembra un compromesso accettabile, almeno per il momento, purche' non si "scomunichi" chi segue altri approcci - perche' non estendere il dialogo tra fedi anche ai tecno-gnostici? Sul lungo termine, pero', temo che questa domanda di monopolio sulla conoscenza spirituale non sara' sostenibile di fronte ai progressi della tecnoscienza, con particolare riferimento alle neuroscienze, ma su questo, ovviamente, Vaccaro non sarebbe d'accordo.

Concludo con una perfetta descrizione di questo compromesso, tratta da Preambolo al contratto di "salvazione minore" tra teologia e tecnologia di Carlo Pelanda: "In cambio dell’apertura da parte della morale cristiana alle promesse della tecnica creeremo – con la "c" minuscola - un eden. Con la "e" altrettanto minuscola perché non vorrà mai implicare la sostituzione della teologia con la tecnologia. Qui il punto: Chiesa e futurizzanti sanno che esiste un conflitto potenziale tra le due, sempre più esplosivo man mano che la seconda mostra di poter modificare le basi profonde della vita. Cosa che mette sotto tensione la prima in quanto custode di una Creazione ricevuta e quindi rigida. Ma questa rubrica ha sempre raccomandato di evitare il conflitto. Perché la rivoluzione tecnologica non potrà realizzarsi senza consenso e quindi avrà bisogno di una convergenza tra tecnica e morale [...] la Chiesa ha segnalato la condizione di convergenza: la priorità antropica, cioè una nuova tecnica sarà definita morale se si mostrerà chiaramente a favore dell’Uomo. Capito, grazie, sigliamo il contratto di "salvazione minore", a voi il monopolio di quella Maggiore."

1 commento:

David ha detto...

Innanzitutto complimenti sinceri per la recensione.
L'opera di Vaccaro rappresenta un primo passo decisivo, e da non sottovalutare, verso una possibile convivenza, o come viene detto nella recensione modus vivendi, tra scienza e fede.
Ritengo che sia coraggiosa e innovativa la terza parte del libro in cui l'autore "sgancia" la concezione dell'Antico Testamento, tesa a proibire e ammonire l'azione dell'uomo-demiurgo e a far sentire l'uomo succube di un “Dio vendicatore”, dalla visione del Nuovo Testamento che nella sua lotta al male e alla sofferenza e nel suo amore per la vita può essere considerata vicina a quello che si prefigge il transumanesimo nel suo combattere la malattia, l'invecchiamento e nel migliorare la condizione umana in generale (naturalmente esistono anche grosse divergenze tra cristianesimo e transumanesimo ma ora non mi ci soffermo perchè occuperebbe troppo spazio e tempo).
Quil'autore compie un atto veramente dirompente, forse chi è transumanista e non segue la teologia non riesce ad avvertire in tutta la sua forza e spessore questa "piccola rivoluzione teologica".
Inoltre personalmente ho condiviso per certi versi il suo discorso sulla spiritualità considerata come parte integrante dell'essere umano, addirittura definita come "fatto evolutivo" (basandosi sugli studi del neurologo James H. Austin). In effetti credo da tempo ormai che la spiritualità, declinata nelle sue diverse e numerose forme, sia una cifra caratteristica dell’essere umano (e lo dimostrano millenni di storia religiosa). Il problema però è che tra le numerose forme di spiritualità, alcune favoriscono atteggiamenti bioluddisti e bioconservatori incompatibili con il transumanesimo (penso a certa sacralizzazione della Natura da parte di pagani e panteisti, ad atteggiamenti di “fuga dal mondo” da parte di certi gnosticismi contemporanei e alla stessa concezione cristiana del peccato originale e della colpa che fa pesare sull’uomo una maledizione divina…).

Più in generale penso che tra spiritualità e transumanesimo si possa eccome trovare un modus vivendi e anzi ne possa nascere un confronto proficuo per entrambi solo se:
1) la spiritualità non assuma atteggiamenti dogmatici o rigidi ma invece si apra al dialogo e alla ricerca con altri approcci (filosofia, arte, scienza, ecc…), il libro di Vaccaro è un ottimo esempio di questo tipo di “spiritualità aperta e dinamica”.
2) il transumanesimo non rifiuti a-priori con atteggiamento di superiorità il confronto con questo tipo di spiritualità aperta perché nell’evoluzione post-darwiniana è necessario liberarsi sì di alcuni fardelli religiosi ma ciò non autorizza a spazzare via con un colpo di spugna l’intera esperienza religiosa in quanto tale.
3) si distingua il discorso della religione da quello della chiesa, chi inquina il dibattito sovrapponendo tout court i due piani non aiuta il dialogo. Confrontarsi con la religione come “fenomeno dell’esistenza umana” non significa accettare gli abusi perpetrati dalle chiese in nome di Dio. E viceversa condannare alcuni atti o affermazioni di una chiesa non dovrebbe implicare chiudere la porta a teologi, religiosi, credenti disponibili al dialogo.

Ho qui espresso solo alcune mie impressioni positive, poi ho trovato nel discorso di Vaccaro anche punti deboli e poco convincenti su cui però mi riservo di parlare nella mia futura recensione… :)