9 giugno 2009

La crionica in Italia: un "caso senza speranza"?

Un articolo di Ben Best su Long Life (Hopeless Cases, pdf) ci ricorda quanto sia ardua la strada per chi, vivendo in Italia, volesse organizzare la propria sospensione crionica (o ibernazione, o criopreservazione). Come indica il titolo, l'articolo descrive una serie di "casi senza speranza" per i quali il Cryonics Institute (C.I.) non ha potuto offrire una sospensione crionica nonostante gli sforzi sia del C.I. che di alcuni parenti del "paziente" in questione. Ignoro i casi all'estero (USA e Spagna) e mi concentro su quello italiano. Tutto comincia con la telefonata al C.I. di un cittadino italiano deciso a criopreservare la propria madre, recentissimamente deceduta. Per superare gli ostacoli della lingua, Best lo mette in contatto con altri iscritti italiani di C.I., i quali a loro volta lo mettono in contatto con l'agenzia mortuaria inglese (Albin & Sons - qui la loro pagina dedicata alla crionica) che si occupa dei casi europei per conto di C.I. Il primo problema e' l'impossibilita' di rilocare il cadavere dalle celle frigorifere dell'ospedale ad un contenitore riempito di ghiaccio secco allo scopo di abbassarne la temperatura. Di conseguenza, la paziente rimane in una cella frigorifera per quattro settimane, una situazione tutt'altro che ideale... Non e' chiaro per quale ragione cio' sia avvenuto, ma Best sospetta che parte del problema sia il fatto che il trasporto di cadaveri, in Italia, e' permesso solo se il cadavere in questione e' stato sottoposto ad imbalsamazione. Nel nostro caso cio' non e' avvenuto, il che ha creato un insormontabile ostacolo al trasporto in Gran Bretagna, presso la Albin, dove la salma sarebbe stata collocata in ghiaccio secco in attesa del volo verso il Michigan, dove ha sede il C.I. Per qualche motivo, Best non e' riuscito a convincere il figlio a far imbalsamare la madre (forse per problemi logistici?) L'imbalsamazione in se' non e' un problema dal punto di vista crionico, anzi, nelle circostanze avrebbe anche offerto un minimo di preservazione. Il secondo problema e' che una sorella dell'uomo che ha contattato Best e' assolutamente contraria all'idea della criopreservazione della madre. Nel caso di un figlio che richiede la criopreservazione di un genitore, il C.I. richiede che tutti i figli siano d'accordo sul procedere - una richiesta implementata dopo numerose esperienze negative di questo tipo e tesa ad evitare le complicazioni, anche legali, che spesso risultano da liti familiari. Come si puo' immaginare, la nostra storia non si conclude bene. Dopo alcuni vani tentativi di risolvere la situazione, la salma e' rimossa dalla cella frigorifera, non per il viaggio verso la Albin, l'America e (forse) il futuro, ma verso il cimitero...

La morale piu' importante di questa triste vicenda, per i crionicisti italiani, e' che l'imbalsamanzione e' "assolutamente indispensabile", e cio' secondo i responsabili della Albin, i quali hanno anni di esperienza nel trasporto di cadaveri dall'Italia. Non solo l'imbalsamazione e' obbligatoria per il trasporto fuori dall'Italia, ma persino da comune a comune. Questo ostacolo e' solo uno dei molti, ma significa, come conclude Best, che "i crionicisti italiani dovranno accettare di essere imbalsamati prima del trasporto dall'Italia o, in alternativa, organizzarsi in modo di 'deanimarsi' in un'altra nazione."

1 commento:

Roberto Butinar ha detto...

Mi sembra che l'opzione di "deanimarsi in un'altra nazione" sia l'unica opzione ad oggi perseguibile per sperare di ricevere un trattamento adeguato.

Certamente pero' anche questa opzione non è così semplice ed economicamente alla portata di tutti, soprattutto se questo deve implicare una degenza lunga in un paese straniero e ad ogni modo non si può applicare a situazioni a decorso veloce.

Restano in ogni caso sul campo tutte le problematiche legate allo stato attuale della tecnica, le implicazioni sul se e come (con quale residuo del sé, con quali possibilità economiche, affettive in un tempo futuro, etc.) del potenziale risveglio.

Egoisticamente confido in un rapido sviluppo della medicina tale da rendere la crionica presto non piu' necessaria.

Contemporaneamente la legge non dovrebbe creare ulteriori ostacoli ad un'operazione già di per se stessa difficile da realizzare. Su questo fronte credo che l'adesione al progetto di un personaggio famoso o la sponsorizzazione diretta di un gruppo di influenza (google ad esempio) inizierebbe a spostare una parte dell'opinione pubblica.

Attualmente il tutto è ancora attorniato di un alone di scetticismo e sospetto, anche per l'assenza di una presa di campo da parte di persone note ed influenti.

Come dicevo qualche tempo fa, se ad esempio Stephen Hawking sottoscrivesse un piano crionico, la cosa gioverebbe di sicuro alla causa, almeno sul piano internazionale.