2 giugno 2009

Il transumanesimo e i limiti della democrazia

Come instradare il progresso tecnoscientifico verso un futuro postumano desiderabile? Questa la domanda centrale della presentazione di Ronald Bailey al Workshop on Transhumanism and the Future of Democracy dell'Universita' dell'Arizona (pubblicata qui, su Reason). La risposta di Bailey, ormai trasformatosi in un (se non il) rappresentante di punta del transumanesimo libertario, e' nel rispetto dei diritti delle minoranze e non nella "feticizzazione" del processo decisionale democratico (e qui l'autore entra in aperta polemica con le posizioni del transumanesimo di sinistra, identificato nella presentazione con gli scritti di James Hughes). Una delle eredita' principali dell'Illuminismo, sostiene Bailey, e' quella della tolleranza. Tolleranza di chi e' diverso, parla un'altra lingua, prega un altro dio, o vive in modo diverso dal nostro. O, per dirla con John Rawls, tolleranza di chi abbraccia una "dottrina comprensiva ragionevole" diversa dalla nostra. In futuro, non tutti i nostri discendenti potranno essere descritti come Homo sapiens, ma rimarranno esseri moralmente responsabili delle proprie azioni. In quest'ottica, Bailey non vede ragione per cui gli stessi principi morali e politici (liberali) che oggi regolano le relazioni fra esseri umani, non possano anche regolare i rapporti fra umani "naturali" e umani potenziati. Un ovvio problema e' che i postumani (o alcuni di loro) potrebbero considerare i "non-potenziati" come esseri inferiori degni solo di essere loro vittime o schiavi. Non sarebbe certo la prima volta nella storia che un gruppo di esseri umani decidesse di eradicare, sfruttare, o tiranneggiare un altro gruppo... Ma il diffondersi delle istituzioni liberali ha gradatamente imposto limiti ai poteri dello stato e alle attivita' di gruppi tecnologicamente superiori che, fino ad un passato relativamente recente, non avrebbero esitato ad eliminare o soggiogare popoli "meno progrediti". Se tale dinamica continuera' anche in futuro, il mondo postumano potra' essere considerato un ulteriore progresso. In caso contrario, e questo e' un mio commento, rischieremo di perderci in un incubo archeofuturista. Riassumendo l'approfondito articolo di Bailey: in uno scenario in cui i diritti delle minoranze sono rispettate, coloro che adottano il transumanismo come propria dottrina comprensiva ragionevole avranno la possibilita' di realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni, anche se fossero una minuta minoranza. E lo stesso dicasi di chi adottasse altre dottrine comprensive ragionevoli (che potrebbero anche rigettare il postumano). Entrambi non rischierebbero di finire vittime della dittatura della maggioranza.

Nell'immagine, il banner del Workshop on Transhumanism and the Future of Democracy

1 commento:

Roberto Guerra ha detto...

L'intervento in questione mi sembra affascinante proprio per il futuro stesso del Transumanesimo e della futurologia italiane nel senso di una sua discesa in campo politica in Italia per accelerare l'evoluzione sociale e per superare, in ogni caso, certo impasse dell'attuale prevalente. Una modernità autentica che non decolla a livello politico-sociale. Il testo in questione, soprattutto la sua filosofia radicale e libertaria, contrapposta non solo a certo passatismo neoconservatore ma anche a certo socialismo obsoleto, mi sembra un ottimo link per un eventuale dibattito.