21 giugno 2009

Il primo cyborg: un topo



Leggo su fantascienza.com una notizia riguardo un argomento che mi interessa molto: un gruppo dell'Università di Reading guidato dal professor Kevin Warwick, sta conducendo delle ricerce su come i dati vengono salvati nel cervello (concetto alla base di scienze quali la Crionica ed il Mind-Uploading, ma anche di cure per malattie come l’Alzheimer, il Parkinson): come "effetto collaterale" (ironia pura), hanno avuto la prima bozza di Cyborg. Tutto il procedimento si può riassumere in modo "semplice": il cervello di un topo controlla un robot; più precisamente: "Sono stati prelevati prima di tutto un fascio di nervi da un feto di topo. Il fascio è stato poi trattato per scogliere le connessioni fra i neuroni. Questi ultimi sono stati posti in un MEA (Multi Electrode Array), una piattaforma composta da una rete di sessanta elettrodi in grado di raccogliere gli impulsi elettrici generati dalle cellule, le quali guidano a distanza i movimenti del robot. Non c’è nessuno altro input umano o dal computer: grazie al segnale Bluetooth, lo stesso usato sui cellulari, robot e neuroni interagiscono scambiandosi stimoli". Naturalmente la ricerca continua e si migliorerà in primis la quantità di input scambiabili tra topo e robot. Una scoperta importante è già stata fatta: "È singolare, perché riscontriamo differenze fra i singoli ‘cervelli’. Ne abbiamo uno sbruffone e attivo, mentre ce n’è un altro che invece sappiamo già che non arriverà dove vuole andare”. Godetevi il video postato in alto :) Bruno Lenzi

6 commenti:

Ugo Spezza ha detto...

Accidenti Bruno, lo sai che non mi sembra un comune robottino computerizzato.

Mi sembra che quando si avvicina agli ostacoli ha più il comportamento di un animale, ossia di tipo esplorativo. Certo questo non centra nulla col mind uploading in quanto qui è un cervello organico che controlla un ente fisico esterno e non il viceversa, però è interessante in quanto si potrebbero sviluppare protesi avanzate.

Bruno Lenzi ha detto...

In effetti Ugo l'andamento del robot sembra proprio quello. L'unica spiegazione al fatto che il robot eviti ogni tipo di scontro, è che nello scambio bilaterale (topo-robot, robot-topo) vengano trasmessi anche dati riguardo ciò che il robot vede. Il topolino, probabilmente fermo o non libero di muoversi liberamente interagisce tramite il robot, va quindi alla ricerca del percorso che esso stesso dovrebbe compiere (pensando di essere lui a muoversi).
NOn ho capito però a cosa ti riferisci nella seconda parte dell'intervento, quando dici che lo scambio è solo topo-robot e che non c'entra col mind-uploading. Dico nell'articolo che questo video "impressionante" è l'"effetto collaterale" del progetto, appunto perchè lo scopo è capire come le informazioni vengono salvate nel cervello (che poi è sbalorditivo come il topolino possa interagire col robot è un altro discorso). Ritengo che in ottica mind-uploading (trasferimento dell'informazione contenuta nel cervello in un calcolatore) sapere come i dati vengano salvati dal cervello sia fondamentale.
Ho frainteso? :)

Bruno

extropolitca ha detto...

Bruno, non c'è un topo collegato al robottino. Il robottino viene guidato da neuroni di topo estratti da un feto, disconnessi l'uno dall'altro e fatti attecchire sopra una "graticola" di semiconduttore da cui ricevono impulsi elettrici e a cui passano impulsi elettrici.

Questo implica che la rete di neuroni ha imparato a muoversi in quel modo nello spazio usando i sensori del robottino come segnali e controllando i motori del robottino così come controlla le gambe per muoversi.

Ugo Spezza ha detto...

Caro Bruno. In parte ti ha già risposto Painlord2k. E' veramente incredibile che dei neuroni biologici riescano ad attecchire su un circuito stampato e da qui ad interagire con dei meccanismi remoti controllati dallo stesso circuito.

Io ho trovato anche un altro video, forse anche più interessante, qui:

http://www.youtube.com/watch?v=1-0eZytv6Qk

ove si vedono proprio i neuroni attecchiti sul circuito stampato. Potrebbe essere una burla ovviamente (c'è sempre da stare all'erta con queste cose).

Per quanto riguarda il mind uploading la tecnica è però esattamente inversa, cioè produrre neuroni artificiali che emulino quelli biologici in tutte le funzioni. Però, effettivamente, ragionandoci a freddo posso darti ragione su un aspetto: se si riesce a capire come funziona questo interfacciamento potrebbe essere più facile realizzare il processo inverso in un secondo momento.

Bruno Lenzi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Bruno Lenzi ha detto...

Mea culpa per la poca attenzione e nel non rileggere l'articolo scritto tempo fa :)
Mi riferisco ugo al fatto che, dal momento che il mind-uploading è come lo descrivi una "tecnica esattamente inversa, cioè produrre neuroni artificiali che emulino quelli biologici in tutte le funzioni", capire come funzionano quelli biologici (scopo primario dell'esperimento) per emularli poi mi sembra requisito primario.
Mi scuso di nuovo (errore imperdonabile essendo io l'autore dell'articolo) per l'affermazione corretta giustamente da Painlord2k, a volte vado veramente di fretta e .. vabbè ci siam capiti :)

Bruno