6 giugno 2009

Identificati geni che rallentano processo di invecchiamento

Scienziati britannici guidati dalla prof.ssa Linda Partridge, hanno individuato geni che controllano il processo di invecchiamento, questa scoperta potrebbe portare a nuovi farmaci per prevenire le malattie di cuore e la malattia di Alzheimer. Un altro passo avanti nella scoperta dei geni chiave che possono rallentare il processo di invecchiamento, una notizia degna di nota che nel nostro paese non ha avuto stranamente il risalto che invece meriterebbe. Si è scoperto che la mutazione in un singolo gene che riguarda l'insulina (un ormone prodotto dal pancreas relativo alla quantità di glucosio assorbita dal fegato), estende la durata di vita degli animali in laboratorio, - come vermi, mosche della frutta e topi - e sembra giocare lo stesso ruolo per l'uomo. La prof.ssa Linda Partridge, direttore dell'Institute of Healthy Ageing presso la University College di Londra, e tra i principali biologi evolutivi al mondo specializzati nella ricerca sull'invecchiamento, sostiene che la ricerca potrebbe contribuire a curare o ritardare molte malattie simultaneamente con i farmaci. Partridge, che ha presentato una conferenza pubblica alla Royal Society a Londra, dice che affrontare le cause di invecchiamento piuttosto che curarne i sintomi offre le migliori prospettive per trattare con le malattie che derivano da essa. Ritiene inoltre che questi progressi scientifici stanno offrendo la speranza di migliorare lo stato di salute durante l'invecchiamento negli esseri umani e stanno ispirando un nuovo approccio nella ricerca sull'invecchiamento. La prof.ssa Partridge ha dichiarato: "La ricerca sulle malattie associate con l'invecchiamento è generalmente svolta da comunità separate di ricercatori che hanno letto riviste differenti, partecipato a conferenze differenti e generalmente non comunicando gli uni con gli altri. "Ma con un approccio diretto alle cause di invecchiamento stesso si potrebbero trattare, o almeno ritardare, un ampio spettro di condizioni contemporaneamente. È probabile che nel prossimo decennio la natura dei principali meccanismi biochimici e cellulari che determinano la longevità e l'invecchiamento saranno identificati." Farmaci che inibiscono le vie nutrienti negli esseri umani potrebbero riprodurre gli effetti di una dieta sana e agire non solo per aumentare la durata di vita, ma per prendere di mira una vasta gamma di malattie legate all'invecchiamento, quali le malattie cardiovascolari, tumori, diabete e morbo di Alzheimer. Ha poi aggiunto: "Il principale fardello relativo ai problemi di salute si trova nella parte più anziana della popolazione. Le nuove scoperte sull'invecchiamento hanno aperto la prospettiva di aumentare il numero di anni che le persone godono in buona salute, con un ampio spettro di farmaci che prevengano le malattie dell'invecchiamento". Fonte: Telegraph.co.uk e Dailymail.co.uk (by David)

3 commenti:

Franco Fiori ha detto...

si si tutto molto interessante.. ma manca sempre un dettaglio importante: quali EFFETTI COLLATERALI avrebbero queste terapie farmacologiche? Cosa succederebbe nel corpo umano modificando o spegnendo l'attività di un gruppo di geni? Ammesso e non concesso che sia possibile alterare l'espressione genica in tutte le cellule del corpo umano prendendo una pillola.
E quale sarebbe l'efficacia effettiva, l'aumento di aspettativa di vita reale e la reale capacità di prevenire o curare l'alzheimer etc?

extropolitca ha detto...

Lo sapremo solo provando.

Franco Fiori ha detto...

Si ma mi chiedo se valga la pena di "provare" su soggetti umani.
Non è che le aziende farmaceutiche prospettano per certi trattamenti un'efficia che in realtà sanno già non essere possibile ?
Perchè in questi articoli non si parla mai degli effetti collaterali e dei rischi di queste terapie?