21 febbraio 2009

L'Evoluzione non è il Diavolo

Alcuni estratti da L'evoluzione non e' il Diavolo (su La Stampa), un articolo sulla conferenza "Evoluzione biologica: Fatti e teorie. Una valutazione critica 150 anni dopo L'origine delle specie", organizzata dalla Pontificia università Gregoriana in collaborazione con l'Università di Notre Dame (Indiana, Usa) e con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura. Datemi pure dell'eterno ottimista, ma questi mi sembrano segnali positivi (i miei commenti sono in corsivo):

La controversa teoria dell'Intelligent Design (Id, disegno intelligente), viene derubricata a livello di "fenomeno di natura ideologico e culturale"[...] L'Id [e'] un fenomeno di natura ideologico culturale, meritevole perciò di un inquadramento storico, ma certamente non da discutere sul terreno scientifico, filosofico o teologico". Una scelta che "pur non essendo vincolante per alcuno, come del resto dimostrano iniziative prese da altre istituzioni pontificie, qualifica nettamente questo convegno e lo spirito che lo caratterizza".

Sul bicentenario della nascita di Darwin e il 150mo della pubblicazione di 'L'Origine delle Specie': Nessun universitario, che sia cattolico o meno, può rimanere indifferente a queste ricorrenze. Non si tratta qui, minimamente, di 'celebrazione' in onore dello scienziato inglese, ma si tratta semplicemente di prendere la misura dell'evento, che ha segnato per sempre la storia della scienza e ha influito sul modo di comprendere la nostra stessa umanità".

"...la novità del paradigma ha spinto parecchi seguaci di Darwin ad oltrepassare i confini della scienza per ergere qualche elemento della sua teoria, o della sintesi moderna realizzata nel corso del XX secolo, a ‘Philosophia universalis’”. E’ il caso del materialismo storico, usato in passato e ancora oggi nei Paesi comunisti per combattere la religione. “Lungo questa scia – ha osservato poi Leclerc - si sono diretti troppo spesso gli stessi avversari del darwinismo, confondendo la teoria scientifica dell’evoluzione con l’ideologia onnicomprensiva che la snaturava, per rigettarlo del tutto in quanto totalmente incompatibile con una visione religiosa della realtà"...

“Dalla prospettiva della teologia cristiana, evoluzione biologica e creazione non si escludono affatto: potremmo infatti affermare — considerando il termine evoluzione nel suo significato più ampio, senza riferimento ad uno o più specifici meccanismi evolutivi, ma inteso come progressiva diversificazione, organizzazione e complessificazione della morfologia dei viventi — che l'evoluzione è in fondo il modo con cui Dio crea”.

Questo punto e' particolarmente interessante dal mio punto di vista ateo e darwinista, nonche', guarda un po', estropico. Quando si parla di "progressiva diversificazione, organizzazione e complessificazione" non riesco a non notare forse non necessariamente una legge vera e propria, ma certamente una "legge" nel senso in cui la legge di Moore e' una legge. La complessita' avanza e il risultato sono organismi piu' adatti a sopravvirere nel proprio ambiente, anzi: organismi sempre piu' in grado di modificare e controllare il proprio ambiente a proprio uso e consumo. In altre parole, ci troviamo di fronte ad un incremento dell'estropia (come ho sostenuto in La nona transizione dell'evoluzione). L'ovvia differenza e' che il sottoscritto chiuderebbe l'estratto qui sopra in maniera leggermente diversa: "l'evoluzione e' in fondo il modo in cui l'estropia crea"...

“Chi potrebbe negare – ha proseguito - ad esempio, che anche ciò che ai nostri occhi appare come puro gioco d’azzardo non segua lo scopo nascosto di chi possiede tutte le regole del gioco, cioè di un Creatore? Solo quando l’aleatorietà o l’indeterminismo di un fenomeno naturale vengono trasformati in un apriori filosofico, sostenendo che nel mondo non c’è alcuna progettualità, né avrebbe senso cercare nell’evoluzione alcun significato voluto da un Creatore, solo allora può sorgere un apparente, ma fallace, contrasto fra scienza e teologia”.

Ovviamente, questo e' il punto di vista di un credente, ma anche un miscredente come il sottoscritto puo' capire la spinta a rifiutare la visione (nichilista) di un universo senza direzione e senza senso. Anzi, il miscredente in questione potrebbe persino porsi, se e' onesto con se stesso, una domanda da molti ignorata: le motivazioni della ricerca di un "senso", di una direzione, non sono forse le stesse, o simili, per il cattolico così come per l'ateo-darwinista-transumanista? Certo, le risposte sono diverse, ma quella e' un'altra storia...

Nessun commento: