23 novembre 2008

Vitamina D, prevenzione, esami del sangue

Leggo, su WorldHealthNet, che in un recente studio la vitamina D3 (colecalciferolo) si e' dimostrata inefficace nel prevenire il tumore al seno (qui l'abstract: Calcium Plus Vitamin D Supplementation and the Risk of Breast Cancer). Innanzitutto, sia chiaro che i risultati negativi sono altrettanto interessanti di quelli positivi, ma noto un problema con lo studio in questione: i volontari dello studio hanno ricevuto 400 Unita' Internazionali (UI) per sette anni, cioe' una dose piuttosto bassa. Inoltre, i fabbisogni individuali, l'assorbimento e il metabolismo della vitamina D non sono uniformi - illustro cosa intendo con un esempio personale: dato che sono in trasferta in America, ne ho approfittato per fare una serie di esami del sangue "longevisti" (quelli offerti dalla Life Extension Foundation). Fra le varie sorprese, tranquilli, nulla di serio :-) c'e' anche quella di un basso livello di vitamina D, addirittura al di sotto di quanto considerato normale dal laboratorio di analisi. Cio' e' sorprendente se si considera che il sottoscritto assume 800 UI di vitamina D da anni e 1800 UI da circa otto mesi. Penso che la causa di questa situazione rimarra' un mistero, ma almeno ora posso prendere provvedimenti (ho aggiunto altre 1000 UI e faro' un'altro esame prima del rientro per monitorarne gli effetti). Cosa ci insegna tutto cio'? Innanzitutto che avrebbe molto piu' senso scegliere come obiettivo di studi del genere il livello di una certa sostanza nel sangue, non semplicemente la quantita' somministrata. Secondariamente, che il longevismo "al buio", cioe' senza un minimo di monitoraggio, e' un percorso irto di pericoli, fra i quali quello dell'assunzione di livelli subottimali di una sostanza. E quando si tratta di una sostanza come la vitamina D3, la quale sta diventando una vera e propria superstar delle vitamine, grazie alle continue scoperte sulla sua azione preventiva, si tratta di un pericolo che vogliamo evitare ad ogni costo.

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