17 giugno 2017

Ray Kurzweil predice la fine delle nazioni



Mmm... Penso che il buon Ray si dimostri un po' ottimista in questo breve video. O meglio: certo, la tecnologia ha accorciato le distanze, la globalizzazione e' una realta', e la tendenza, sul lungo termine, e' probabilmente destinata a continuare, ma mi sembra impossibile ignorare il fatto che da qualche anno siamo testimoni di una certa controtendenza i cui sintomi vanno dalla crescita di varie forme di etno-nazionalismo, alla retromarcia della democrazia, all'affermarsi di sempre piu' regimi autoritari (da Putin a Erdogan) e a fenomeni quali Brexit e Trump. D'altra parte, ogni azione genera una reazione, e non e' certo il caso che globalizzazione e tecnologie informatiche non creino problemi, oltre al creare possibilita'...

5 commenti:

mmorselli ha detto...

Non credo sia eccesso di ottimismo, gli attuali sentimenti nazionalisti sono solamente la risposta ad una crisi economica, ma le crisi economiche rappresentano le fluttuazioni a breve-medio termine dell'evoluzione sociale, quella a lungo termine e tutto un altro paio di maniche. Se partissimo dall'idea che fra 50-70 anni tutti i combustibili fossili saranno esauriti e per fare fronte a ciò avremo organizzato la società sull'idea di un'energia onnipresente e virtualmente illimitata questo segnerà la fine dell'economia per come la conosciamo oggi, basata sulla conquista e protezione delle risorse limitate. La fine dell'economia segna anche la graduale fine delle nazioni, perché è per questo che sono nate e tutt'oggi si difendono, per difendere l'economia. Non sarebbero più utili, quindi non sarebbero più difese e gli accorpamenti avverrebbero in modo naturale, anche perché la forma di governo sovrastante sarebbe molto diversa da quella attuale, dal momento che anche i governi hanno come scopo primario l'amministrazione e la difesa dell'economia nazionale.

Estropico ha detto...

Spero tu abbia ragione, ma ho appena letto Il tramondo del liberalismo occidentale, di Edward Luce (che uscira' in italiano ad ottobre). Non e' una lettura rassicurante, ma analizza in profondita' come siamo andati dall'euforia della caduta del muro di Berlino, alla... perplessita' (?) di fronte a un Trump, ad una Brexit, alla crescita dei regimi autoritari (Putin, Erdogan, etc), alla mancata democratizzazione della Cina, all'avanzata del nazionalismo e, peggio ancora, dell'etno-nazionalismo...

Qui c'e' parte del primo capitolo su un blog a caso (preso da la Repubblica): http://materialismostorico.blogspot.co.uk/2017/06/e-nato-il-liberalismo-chiagne-e-fotte.html

Ciao,
Fabio

mmorselli ha detto...

Ci siamo evoluti pessimisti perché 100.000 anni fa essere pessimisti nei riguardi di una potenziale minaccia come una tigre in agguato ci garantiva maggiori probabilità di sopravvivenza e procreazione che non l'ottimismo.

Analisi che partono da Trump e Brexit fanno parte di un errore classico che deriva appunto da questa nostra componente evolutiva: prevedere il futuro basandosi sul presente o al massimo il passato prossimo.

Il futuro si prevede basandosi sulla totalità del passato, non sul presente, ma la nostra mente si trova più a suo agio con i problemi di breve durata. Se ci poniamo in qualunque punto della storia passata, sufficientemente lontano da oggi, vedremo solo "brutti momenti che stanno per concludersi in preludio ad un'era migliore", questo perché in quel caso il futuro lo vediamo, non lo prevediamo, anche il medioevo siamo in grado di consideralo solo un periodo di transizione, uno stadio della gestazione che conduceva al rinascimento e all'età moderna.

La mia simpatia verso il longevismo deriva proprio da questo, bisogna vivere molti anni per poter arrivare a confrontare il proprio passato con il proprio presente alla distanza necessaria per vederne la curva ascendente.

Anonimo ha detto...

Ma voi pensate a qualcosa come un'equazione "Nazioni=Guerra"?

mmorselli ha detto...

Più che guerra, eccessiva competizione commerciale. L'Europa è fatta di Stati Nazionali e non vede guerre armate da tempo, ciò nonostante è percepibile il malessere generato dal farsi la guerra in casa per accumulare surplus sfruttando oltretutto il cambio fisso della moneta. Se invece che Stati Nazionali fossero Stati Federali ci sarebbe ancora competizione commerciale, ma sarebbe sana, perché buona parte del surplus finirebbe nella banca centrale e ridistribuito invece che nelle casse di pochi Stati a svantaggio degli altri.