14 dicembre 2016

Elon Musk nell'advisory team di Donald Trump

Mmm... Come ho gia' detto, non sono particolarmente entusisata della prospettiva di una presidenza Trump, ma continuo ad imbattermi in notizie che mi fanno pensare che, forse-forse (ma proprio forse-forse!) non tutto il male vien per nuocere... Ho gia' detto 'forse'? :-)

Prima c'e' stata quella sul ruolo ufficiale di Peter Thiel, poi quella di un longevista alla FDA (questa e' ancora solo una possibilita'), e ora leggo che Elon Musk (si, proprio quello della Tesla e di SpaceX) entrera' a far parte del suo advisory team...

Se son rose, fioriranno...

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Senza nessuna polemica: come mai questa profonda avversione per Trump? Al di là del generico e inconsistente "è impresentabile, ma tu guarda che tipo", andando su motivi concreti (niente categorie astratte come "populista" e simili, che non sono adatte a spiegare il disagio che porta le persone a votare in determinati modi, grazie) inerenti a politica interna ed estera; e sempre che sia possibile avere un'opinione politica da parte dell'autore del blog (capirei benissimo se non volesse, visto che non è esattamente il luogo adatto).
Grazie! ^^

Estropico ha detto...

Premessa: queste sono opinioni mie personali e non necessariamente rappresentano o intendono rappresentare quelle del movimento transumanista, o di un qualche suo gruppo.

Seconda premessa: Trump mi sta proprio antipatico, nel senso che oltre a sembrarmi un bullo, trovo anche che abbia una gran faccia da schiaffi - il che potrebbe influenzare, inconsciamente, la mia razionalissima analisi politica ;-)

Detto questo, spiego la mia avversione...

"Populista" e' un termine che non riesco a non utilizzare, ma, e qui veniamo al punto, essendo un populista di destra, per farsi eleggere ha fatto appello a sentimenti che non apprezzo: xenofobia, razzismo, nazionalismo.

Geopolitica: trovo le sue dichiarate simpatie per Putin semplicemente agghiaccianti, soprattutto per noi europei (ma ammetto che mi piace come abbia fatto marameo alla Cina, parlando con Taiwan).

Questo non vuol dire che non capisca le frustrazioni a cui accenni. Vuol dire che non mi piace il modo in cui le ha sfruttate per farsi eleggere. Inoltre, le sue promesse di rilanciare l'occupazione in America sono false: l'automazione, nelle due prossime decadi, creera' piu' disoccupazione di quanto abbia fatto la globalizzazione...

Come gia' detto, pero', sospetto che il Trump presidente sara' diverso dal Trump della campagna elettorale, e alcune sue scelte (Thiel, Musk, O'Neill) sono buone notizie. Per il momento, quindi, cerco di restare relativamente imparziale (un Trump-hater vero e proprio avrebbe ignorato le buone scelte di cui sopra), pur mantenendo una certa ansieta', motivata dalle ragioni qui brevemente illustrate.

Spero che questo soddisfi la tua curiosita' e ti pregherei di non dirottare questo post con una interminabile discussione off-topic...

Ciao,
Fabio

Anonimo ha detto...

Non c'entra nulla con la politica, un discorso "tecnologico": siamo sicuri che l'automazione creerà questa disoccupazione? Non sono ammonimenti che già si facevano ai tempi del luddismo? Qual è la differenza rispetto a 150 anni fa? La gente non smise di lavorare, anzi...
Questo perché, e lo dico da persona che crede fortemente nel progresso tecnologico, la scelta di armonizzare tale progresso con il lavoro (inteso come «dignità del lavoro») è una scelta tutta politica, ossia umana: il progresso non è qualcosa di naturalmente dato, come il moto degli astri o la Legge di indeterminazione di Heisenberg: l'uomo ha sempre la possibilità di gestirlo con le sue scelte.

Estropico ha detto...

Sai cosa? La pensavo anch'io come te - nuove tecnologie creano nuovi lavori - ma da un po' sospetto che quanto vediamo all'orizzonte potrebbe essere diverso, un vero e proprio salto di paradigma, con nuovi risvolti e conseguenze. Nel senso che non vedo molte occupazioni che non potrebbero essere fatte piu' economicamente/efficientemente da future innovazioni del settore robotica/intelligenza artificiale. Hai ragione quando dici che sono scelte politiche, ma queste sono fortemente influenzate dall'economia. Insomma, come minimo quella della disoccupazione tecnologica mi sembra una possibilita' da tener d'occhio... E' anche la ragione, sospetto, per la quale stanno partendo vari esperimenti, in giro per il mondo, con il reddito universale.

Ciao,
Fabio

Anonimo ha detto...

Sì sì, ma fondamentalmente sono d'accordo! Il mio unico dubbio è: 150-200 anni fa i luddisti e chi in generale temeva per la propria occupazione a causa delle prime innovazioni date dalla Rivoluzione industriale, presumo facesse discorsi in sostanza assolutamente identici e credesse che il lavoro salariato sarebbe scomparso o quasi. Invece aumentò e aumentarono le condizioni dei lavoratori, quasi paradossale pensando alle premesse che parevano indicare la scomparsa o drastica diminuzione del lavoro.

Anonimo ha detto...

Cercavo di documentarmi proprio sul rapporto tra progresso tecnologico, scelte politiche e disoccupazione, quando ho trovato questo articolo:

http://goofynomics.blogspot.it/2016/07/la-deflazione-dei-salari-mette-tutti.html?m=0

Mi farebbe molto piacere un parere da parte di Fabio estropico , senza polemica ripeto, per il gusto del confronto.

Estropico ha detto...

Devi scusarmi ma non mi interessa al punto di leggerlo tutto...

Ciao,
Fabio

Anonimo ha detto...

Basta il pezzo che segue^^:


««queste analisi si fondano su un paralogismo talmente evidente che non si vede (un po' come, secondo Pitagora, noi non percepiamo l'armonia delle sfere: ma questo lo sa solo chi era a Tignale): ci viene detto che le macchine che esisteranno fra tre decenni saranno in grado di fare il 50% di quello che gli uomini fanno oggi, nel mondo di oggi, con le macchine di oggi. Ora, la dottoressa Arcazzo non saprebbe esprimere concetto più profondo.

Applicate la backward induction. Pensate: con una Browning M2 un soldato di oggi, purché posto in posizione lievemente dominante e adeguatamente munito di munizioni (appunto), potrebbe sterminare (se ci fosse) un'intera orda di unni del V secolo d.C. lanciati al galoppo. Secondo i gambler frisoni questo spiega perché oggi gli eserciti, come tutti vedono, sono disoccupati, giusto? Ragionamento impeccabile, con un unico lieve e facilmente occultabile difetto: nel XXI secolo non ci sono gli unni del V secolo (però c'è il Fmi).

Noi non sappiamo come sarà il mondo fra 30 anni.

Però da circa 3000 anni sappiamo com'era il mondo 30 anni fa, ed era più o meno come quello di oggi. Il progresso c'è sempre stato, ed è stato fuoco, amigdala, ruota (non so esattamente l'ordine, ma sicuramente fra voi c'è un paleoantropologo), bronzo, ferro, ecc. Ci sono sempre stati i forti e i deboli, e i primi non hanno quasi mai ambito a fare l'interesse dei secondi, perché aiutare i deboli a diventare forti significa ridurre la propria fetta di torta. Dice: "Ma il progresso aumenta la torta! Vuoi mettere, ad esempio, un aratro di legno con l'agricoltura industrializzata che il TTIP ci vuole imporre! Sai la produttività?" Certo. Il progresso porta un aumento della produttività. Ma l'evoluzione della società porta uno sviluppo delle aspirazioni individuali, un aumento dei bisogni (reali o presunti ma comunque sempre legittimi). Alla fine il limite analitico di queste analisi sta nel considerare solo il lato dell'offerta. Certo che per produrre quello che ci occorre oggi le macchine di domani saranno più efficienti. Ma domani ci occorrerà quello che ci occorrerà domani (se avete difficoltà a capire la frase rileggetela, pensando che domani è un altro giorno, e non è ancora arrivato), e quindi avremo bisogno di creare molto più valore aggiunto di quanto ce ne occorra oggi, perché domani ne domanderemo di più.

Strano, eh? Gli uomini non vogliono stare bene: vogliono stare meglio. Ve ne eravate accorti? Certo. il meglio rischia di essere nemico del bene. Ma chi si accontenta gode poco, e comunque da quattro milioni di anni noi funzioniamo così. Attendo fiducioso la #pirreviù dell'antropologo di turno.

Quindi le analisi dei simpatici gambler frisoni non valgono la carta sulla quale potreste stamparle. Come dico ne L'Italia può farcela, se lo squilibrio distributivo (o la disoccupazione, che poi è la causa e l'effetto dello squilibrio) fossero un portato del progresso tecnico, a parecchie decine di migliaia di anni dall'invenzione dell'amigdala un'unica persona dovrebbe guadagnare 60.000 miliardi di dollari, e gli altri sei miliardi di persone avere un reddito zero (e essere disoccupate). Non è così, ovviamente.»»