5 dicembre 2016

E' giunta l'ora di regolamentare la crionica (o ibernazione umana)?

Capsule per la criostasi

Ispirato dal caso della 14enne inglese recentemente criopreservata presso il Cryonics Institute (ecco il primo articolo e un aggiornamento), oggi mi occupo dei risvolti e delle possibili conseguenze del caso in questione.

Faccio notare, innanzitutto, che al giudice inglese non e' stato chiesto un verdetto sulla crionica (o ibernazione umana, o criopreservazione, che dir si voglia). Il suo verdetto e' stato su una disputa fra genitori, separati, di figlia minore. La madre voleva che il desiderio della figlia di essere crioconservata fosse esaudito, il padre era contrario. Tutto qui. Se al centro della disputa ci fosse stata la scelta fra sepoltura o cremazione, il tutto non sarebbe certo finito sui giornali.

Detto questo, il giudice ha anche dichiarato quanto segue (dall'articolo del Guardian):

"La teoria scientifica sottostante la crionica e' speculativa e controversa, e il dibatto sulle sue implicazioni etiche e' considerevole. D'altra parte, la crioconservazione di cellule e tessuti tramite congelamento, e' un processo ben noto in alcune specializzazioni mediche, ad esempio la conservazione di sperma ed embrioni come parte del trattamento di fertilita'. La crionica e' crioconservazione portata all'estremo".

Un'affermazione piu' che accettabile per qualsiasi crionicista, direi.

Dicono che non c'e' pubblicita' negativa, c'e' solo la pubblicita'... Tutta questa attenzione improvvisamente dedicata alla crionica, pero', potrebbe anche avere conseguenze inaspettate. E quale impatto esse potrebbero avere e' tutt'altro che chiaro.

La britannica Human Tissue Authority, l'ente che ha il compito di regolamentare la rimozione, la preservazione e l'uso di tessuti umani, e' stata consultata al proposito e ha dichiarato di non avere competenza per intervenire nel caso specifico, ma ha anche aggiunto che:

"...attivita' del genere dovrebbero essere portate nell'ambito del quadro normativo se mostreranno segni di crescita [...] Stiamo raccogliendo informazioni sulla crioconservazione per determinare quanto sia diffusa attualmente, o potrebbe essere in futuro, e gli eventuali rischi che può comportare per l'individuo, o la fiducia del pubblico più in generale. Siamo in discussione con le principali parti interessate". 

Insomma, la possibilita' che il settore sia sottoposto a supervisione e' ora all'orizzonte.

I miei istinti mi dicono di diffidare degli interventi normativi statali, ma posso comunque immaginare vari scenari nel quale essi hanno un impatto positivo sul settore (e molti altri nei quali l'impatto e' negativo...)

Ma facciamo un passo indietro...

Avendo seguito per anni lo sviluppo della crionica, non posso che trovarmi d'accordo con quei crionicisti che da tempo non esitano a criticare la situazione attuale nel settore. E se siete mai passati per New Cryonet, avrete notato anche voi che il dibattito e' spesso... acceso.

Non ricordo chi, su quella lista di discussione, ha riassunto benissino il problema: l'attitudine di gran parte dei crionicisti e' che, vista la situazione attuale, dobbiamo esser grati a quei pochi volontari che dedicano il proprio tempo libero ad aiutare chi abbia bisogno di un gruppo di supporto, per non parlare di quei pochissimi crionicisti di professione che hanno dedicato la propria carriera 'alla causa' - e su questo non si discute. Una conseguenza di tale, dovuta, gratitudine, pero', e' una tendenza al facilmente perdonare, se non all'ignorare, le spesso ovvie carenze del servizio offerto.

Per esempio, il gruppo di supporto crionico coinvolto nel caso in questione e' Cryonics UK, un gruppo di volontari il cui ruolo e' il pronto intervento quando un iscritto e' in fin di vita.

Dal loro sito:

"Siamo un gruppo di volontari e il nostro obiettivo e' di fornire i seguenti servizi ai nostri iscritti, quando necessario (cioe' quando in punto di morte):

Rispondere rapidamente alla chiamata di emergenza
Recarsi sul luogo con [la nostra] ambulanza
Portare quattro iscritti di Cryonic UK per aiutare con la preparazione
Ottenere il prima possibile la dichiarazione di morte da un medico
Applicare supporto cardio-polmonare e iniziare l'abbassamento della temperatura
Somministrare medicinali ed iniziare la perfusione con crioprotettori
Assicurarsi che il corpo sia trasportato presso l'organizzazione crionica prescelta [per la conservazione di lunga durata]"

Mettere in pratica quanto sopra, casomai qualcuno pensasse non sia poi tanto complicato, e' un'impresa ai limiti dell'eroico. L'intervento puo' essere richiesto in qualsiasi momento (nel cuore della notte, a Natale, etc), ed avere quattro volontari disposti a mollare tutto e correre appena chiamati, magari a centinaia di chilometri da casa e senza sapere quanto dovranno stare via (dato che e' spesso difficile predire quando, esattamente, il paziente si deanimera') non e' cosa da poco.

Detto questo, e lo ammettono apertarmente anche loro, questi volontari non hanno qualificazioni mediche, e chiunque puo' entrare a far parte di un gruppo di supporto del genere, dopo aver ricevuto qualche sessione di training. Ho assistito ad una di queste sessioni, qualche anno fa, e la mia impressione, allora (cioe' ormai qualche anno fa), fu che era piuttosto rudimentale.

Una training session presso Cryonics UK


Non fraintendetemi, questa gente fa molto piu' del sottoscritto (non dimentichiamo che se io parlo, loro fanno...) ma il dibattito sui livelli di danni causati nella preparazione del paziente al trasporto, nonche' durante il trattamento finale presso Alcor o Cryonics Institute (o KrioRus), e' rovente.

E' per questo che ho cominciato a chiedermi se l'introduzione di una normativa da parte di un ente statale non potrebbe avere un impatto positivo. Sospetto, pero', che finirebbe col concentrarsi su quale siano le ultime volonta' del paziente e sulla prevenzione di possibili truffe al suo danno, piuttosto che sulla qualita' del servizio reso (cioe' sulla qualita' della crioconservazione ottenuta alla fine del trattamento).

Quello che sarebbe veramente necessario, e ogni tanto qualcuno ne parla su Cryonet, e' che il settore si autoregolasse, idealmente con la creazione di un gruppo super partes incaricato di analizzare le procedure delle varie organizzazioni crioniche e di valutarne i risultati. Le varie organizzazioni crioniche dovrebbero dare completo accesso ai propri laboratori e ai propri pazienti gia' criopreservati e le osservazioni e i test fatti dovrebbero poi esser resi pubblici.

Questo scenario, al momento, mi sembra alquanto improbabile...

I problemi sono molti: chi finanzierebbe questi esperti indipendenti?  Chi li sceglierebbe? Le organizzazioni crioniche stesse? E come reagirebbe una di questa davanti a una 'pagella' dei vari gruppi, nella quale la propria organizzazione ottiene un'insufficenza?

Non che mi aspetti nulla del genere nell'immediato futuro... Ma se mai qualcosa del genere si realizzasse, ho un candidato ideale al ruolo: Mike Darwin. E' un pioniere della crionica, avendo partecipato alla sua prima criopreservazione all'eta' di 17 anni, nei primi anni '70, ed e' stato Presidente e Direttore della Ricerca presso la Alcor (oltre ad altri ruoli in varie iniziative crioniche). Inoltre, e' un perfezionista e non ha peli sulla lingua, essendosi piu' volte trovato in aperta polemica con praticamente tutte le organizzazioni crioniche in esistenza (in genere su questioni tecniche). Purtroppo, tutte le caratteristiche che ne fanno l'ideale candidato per il ruolo di esperto indipendente, lo rendono anche praticamente inaccettabile alle organizzazioni che dovrebbe monitorare...

2 commenti:

mmorselli ha detto...

Cosa succederebbe se una persona deceduta avesse disposto per sé l'ibernazione e un magistrato disponesse per lui un'autopsia?

Estropico ha detto...

Questo e' un altro serio problema per la crionica, dato che 'vincerebbe' il magistrato... Se la morte avviene in circostanze inusuali, temo sarebbe difficile evitarla. Negli USA ci sono vari stati che fanno eccezione per quelle religioni che non accettano l'autopsia (vedi Avoiding Autopry for Cryonics http://www.cryonics.org/resources/avoiding-autopsy-for-cryonics), ma in Italia non ho idea di quale sia la situazione al riguardo.

Persino un'organizzazione relativamente meno 'strana' di Alcor e CI come la Dignitas, in Svizzera, fa notare che:

"Nella procura il socio può esprimere la propria volontà di rinunciare dopo la morte ad un'autopsia. A questo scopo si deve chiarire che, a causa di una situazione legale poco chiara, questo desiderio non potrà essere rispettato in tutti i casi."

Una nuova organizzione crionica: Oregon Cryonics
http://estropico.blogspot.com/2016/02/una-nuova-organizzione-crionica-oregon.html