17 ottobre 2016

Sfide ed opportunita' globali della senescenza negligibile

Popolazione mondiale al 2100 con vari tassi di natalita'
Un interessante studio sull'impatto delle potenziali tecnologie antisenescenza di cui siamo fan da queste parti.

Abstract (traduco liberamente)

Lo sviluppo di terapie antisenescenza potrebbe avere profonde implicazioni globali per fronteggiare le sfide dell'invecchiamento demografico. In questo studio esploriamo i possibili impatti di tecnologie in grado di eliminare la maggior parte delle patologie e conseguente mortalita'. Prendiamo in considerazione sia i benefici che alcuni dei ribilanciamenti sociopolitici che tali sviluppi potranno causare. Nella nostra analisi utilizziamo il sistema di forecasting International Futures per valutare le interazioni fra cambiamenti demografici, conseguenti cambiamenti in termini di costi per la sanita' pubblica e spese governative, alterazioni nella forza lavoro, conseguenti mutamenti economici e sostenibilita' ambientale. Siamo giunti alla conclusione che la larga diffusione di tecnologie antisenescenza causerebbe una rapida crescita demografica, facendo del tasso di natalita' una questione di enorme importanza. Allo stesso tempo, una forza lavoro di dimensioni molto maggiori e in migliori condizioni di salute causerebbe una rapida crescita econonica. Ma tutto cio' non va dato per scontato. Il costo dei trattamenti per l'intera popolazione adulta potrebbe dimostrarsi insostenibile per nazioni a basso reddito, senza sostanziali contributi fra nazioni e fra classi all'interno delle varie nazioni. In assenza di nuove tecnologie produttive trasformative, tali investimenti richiederebbero la virtuale eliminazione del pensionamento e una sostanziale ristrutturazione della finanza pubblica. La pressione sull'ambiente sarebbe anch'essa notevolente intensificata.

Punti salienti:

• Lo studio ha prodotto un modello delle conseguenze della quasi-eliminazione della mortalita' fino all'anno 2100

• La popolazione mondiale sarebbe di 14,6 miliardi (e in crescita), con tassi di natalita' medi.

• Sanita' e sistema pensionistico dovrebbero essere trasformati, sia a livello nazionale che globale.

• Il PIL globale pro capite crescerebbe, probabilmente, del 32%, rispetto allo scenario Base case [mancata introduzione di tecnologie antisenescenza].

• La domanda di energia crescerebbe di 7-8 volte, rispetto allo scenario Base case.

L'intero studio e' online, su ScienceDirect: Opportunities and challenges of a world with negligible senescence

Insomma, con qualsiasi dei tre scenari scelti dai ricercatori (alta, media, bassa fertilita' in presenza di tecnologie antisenescenza), otterremmo una crescita demografica, accompagnata da sostanziale crescita economica, che imporrebbe ulteriore pressione sull'ambiente. Dato che il "costo" di questo impatto ambientale e' di 100.000 vite umane salvate ogni giorno, mi sembra un prezzo che valga la pena pagare... Anche perche' in uno scenario di crescita economica e di conseguente diffusione del benessere, due altre tendenze sembrano emergere a fare da contrappeso: bassa natalita' e coscienza ecologica. Aggiungiamo una buona dose di progresso tecnologico che promette sistemi energetici e produttivi a basso impatto ambientale e forse-forse abbiamo una soluzione.

Inoltre, altri ricercatori hanno prodotto cifre piu' basse e Ramez Naam ha dedicato un capitolo del suo More Than Human proprio alla questione demografica, Allungamento della vita e sovrappopolazione, nel quale leggiamo che:

Nel 2100, lo scenario "medio" dell'ONU stima che la popolazione mondiale si stabilizzerà intorno ai 10 miliardi [come nella tabella in cima al post, tratta dallo studio sopra riportato]. Naturalmente, una previsione di quasi cent'anni nel futuro è particolarmente rischiosa, in quanto dipende dalla progressione indisturbata delle tendenze odierne e non tiene conto della possibilità di pandemie, di guerre mondiali, o di tecnologie che modifichino radicalmente l'umanità.

Le tecnologie per l'estensione della vita sono solo un'esempio di tali tecnologie, ma il loro impatto demografico sarebbe sorprendentemente limitato. Il demografo Jay Olshansky, nonostante un certo pessimismo nei confronti della fattibilità degli interventi mirati a rallentare l'invecchiamento, ha dimostrato come l'allungamento della vita avrebbe un impatto incrementale, piuttosto che esponenziale, sulla crescita demografica: "In pratica, anche se ottenessimo oggi l'immortalità, il tasso di crescita globale rimarrebbe più lento di quello visto nel dopoguerra con la generazione del baby-boom." Se l'intera popolazione mondiale fosse resa immortale in questo preciso istante, nel 2100 essa raggiungerebbe i 13 miliardi invece dei 10 miliardi oggi previsti, dato che il tasso di natalità è in declino.

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