27 ottobre 2016

Perché il Caricamento Mentale Solipsistico è il destino di ogni essere umano

Ricevo e molto volentieri pubblico un approfondito articolo di GNR sul mind-uploading ('caricamento mentale') e su una sua possibile conseguenza.

Perché il Caricamento Mentale Solipsistico è il destino di ogni essere umano

Parafrasando il vocabolario Treccani, il solipsismo è “l’atteggiamento filosofico di chi considera l’universo come semplice rappresentazione della propria, particolare coscienza”.

Senza voler approfondire, fu un concetto studiato tra gli altri da Cartesio, che se ne servì, in sintesi, per affermare che tutto ciò che esiste nel mondo sensibile potrebbe essere un’illusione, e l’unica cosa di cui poteva essere certo era la propria autocoscienza; poi il suo ragionamento ovviamente continua e si dipana non poco, ma noi possiamo fermarci qui.

Dunque, il solipsismo. Ai fini di questo articolo è irrilevante il giudizio sul mondo che vediamo ora quando ci svegliamo ogni mattina, ossia sul fatto che si tratti di un’illusione o piuttosto di vera materia (qualsiasi cosa voglia dire «vera»), perché l’approccio che ho intenzione di seguire è naturalmente quello tecno-transumanista, molto pragmatico, e partendo da tale approccio io arrivo alla conclusione che la prospettiva dell’Uomo, il suo destino, è, a partire dal mondo in cui attualmente si trova immerso quotidianamente, quello che io chiamo Caricamento Mentale Solipsistico (o Mind Uploading Solipsistico).

Infatti, la ricerca di felicità materiale e spirituale dell’uomo (minuscolo, individuo) si scontra sempre con le istanze dell’Uomo (maiuscolo, specie); in altre parole, poiché siamo miliardi su questo pianeta, si ha come conseguenza che ciascuno ha una propria ed esclusiva visione d’un mondo ideale, da qualsiasi punto di vista: dall’organizzazione della società a quella dell’economia, dalle forme d’arte a quelle d’intrattenimento leggero, dai costumi ai valori morali, dalle norme giuridiche al modo in cui prendono forma le relazioni sociali fra individui e fra comunità, dall'etica alle filosofie politiche eccetera. (Peraltro, se quanto ora detto sulle visioni dissonanti lo uniamo alla scarsità di risorse o alla difficoltà concreta, per avidità congenita nella specie umana o altre ragioni, di allocarle efficientemente, il risultato che si ha è il conflitto continuo e sostanzialmente sistematico, in forme variegate, da che mondo è mondo).

Quando e se la tecnologia renderà possibile il caricamento mentale (esula dai fini di questo articolo stabilire in che decennio e in che modo eventualmente il caricamento mentale sarà fattibile, basti qui presupporre per ipotesi che sarà realizzabile mentre nel contempo, poniamo, la nanotecnologia e sue ancor più avanzate derivazioni “sveglieranno” la Terra e l’universo per renderli eterni ed evitare la fine dell’Esistente in un Big Crunch o in una Morte Termica, cosicché «intelligenza batterà fisica» come nella Sesta Epoca di Kurzweil; vedi: La Singolarita' e' vicina, Capitolo 1) ogni essere umano che ne abbia la possibilità sceglierà di avvalersene, perché semplicemente troppo allettante è lo scenario che prevede di costruire il proprio universo e abitarlo, abbandonando i panni d’un semplice essere dell’universo, spettatore passivo e transitorio, e vestendo invece quelli d’un dio immanente che ha pieno controllo su tutti gli aspetti dell’universo stesso, come un Orologiaio d’infinita perizia; immagino persone che modellano la propria vita secondo la propria volontà, immersi nella società da loro creata che funziona in base alle regole da essi fissate, o altre persone che plasmano un mondo per mirarne gli sviluppi come fossero una divinità osservatrice, altre ancora che imposteranno un numero n di varie esistenze da vivere (come diversi salvataggi d’un videogioco), probabilmente anche enormemente differenti l'una dall'altra (magari saranno persone diverse o vivranno in epoche diverse o anche in mondi totalmente diversi, simili a quelli delle nostre opere di fantasia e di fantascienza, per esempio), a seconda del desiderio del momento, e analoghi esempi a non finire, con l’unico limite della propria immaginazione.

Sarà una simulazione, ma talmente perfetta, da qualsiasi punto di vista, in base a qualunque dei cinque sensi che ci mettono in connessione col Reale (cinque sensi i quali ci permettono l'ampissimo spettro di sensazioni fisico-emotive e spirituali che sperimentiamo ogni minuto), che non si potrà dubitare neanche un secondo della sua veridicità, poiché per colui che l’abiterà sarà strettamente reale, quanto il mondo che esperisce già oggi agli albori del 21° secolo e che Homo Sapiens ha esperito nei suoi millenni sul pianeta.

È come abbandonarsi a vivere in un videogioco? No. Voglio a tal proposito citare un altro articolo di Estropico dal titolo: “Universification. Cosa fa un essere superiore nel tempo libero?” di S.D.; vi si legge tra le altre cose: “Essere un universo che si sviluppa. Essere le sue leggi. Ed essere ogni suo individuo. Come nell'induismo, come nel platonismo, come nel taoismo… essere tutto: universificarsi. Ma non è come rintanarsi in un videogame? Proprio no. Ogni universo è reale per chi lo abita e fittizio per chi sia eventualmente all'esterno e ne veda i contorni”.

Dunque, una simulazione per modo di dire, giacché per colui il quale vi si sarà caricato dentro risulterà reale, a livello di percezioni e persino di sensazioni viscerali interne (fame… caldo… freddo… voglia sessuale… sonno… Ovviamente se lo desidererà, essendo il gestore delle leggi che regolano sia la simulazione sia il se stesso simulato; sarà architetto del mondo e di se stesso), esattamente tanto quanto l’attuale realtà lo è adesso per noi. Esattamente allo stesso, identico modo. Dunque sarà possibile parlare di simulazione solo perché l'individuo sarà consapevole di vivere all'interno di una simulazione (l'avrà creata lui e ci si sarà caricato all'interno lui, dopotutto!) e avrà facoltà di fare le modifiche che vorrà; ma dal punto di vista dell'esperienza sensibile si tratterà comunque di una vera e propria realtà (non ci sono probabilmente esempi migliori dei film Matrix e Inception per rendere l'idea e dare un'immagine vivida del grado di verosimiglianza di cui sto parlando).

Solipsismo: composto dei termini latini solus ‘solo’ e ipse ‘stesso’. Solo se stesso. Be', d'accordo, è ipotizzabile che potranno esserci persone, magari due amanti dalla straordinaria intesa intellettuale, che avranno una “weltanschauung” (concezione del mondo) talmente identica da voler caricare le proprie menti nella stessa simulazione, per costruire insieme il proprio universo, ma a mio parere sarà un’ipotesi rara, minoritaria, in quanto 85 miliardi di persone (si è stimato esso sia il numero di umani che sono vissuti sulla Terra, dalla comparsa della nostra specie a oggi, inclusi coloro in vita in questo istante) probabilmente coincidono con 85 miliardi di diverse concezioni del mondo ideale, dove per ideale io intendo: perfetto financo nei più minuziosi particolari; o, mutuando dalla religione un singolo vocabolo di grande chiarezza esplicativa: il paradiso.

S’impone ora un quesito decisivo: se si sposa la prospettiva solipsistica, un mondo ideale, inteso come ambiente con tanto di leggi fisiche, lo si può plasmare... ma che dire degli altri individui che lo abiteranno (o meglio, con cui noi popoleremo la simulazione)? Si può presumere che saranno considerabili come delle specie di simulazioni nella simulazione, così simili agli esseri umani del nostro universo attuale da esserne indistinguibili; in ultima analisi potrò pure sceneggiarne in qualche modo il modus operandi e persino il profilo psicologico (non dimentichiamo che sarò a tutti gli effetti il demiurgo del mio universo).

Certo, magari mancherà loro l’autocoscienza, ma… si torna al cartesiano discorso iniziale: io, strettamente, non posso essere certo di niente eccezion fatta per la mia coscienza soggettiva: questo vuol dire che già oggidì, in questa realtà che vivo giornalmente, non ho alcun modo di stabilire se le altre persone del mondo intorno a me siano davvero coscienti di sé! Potrebbe essere un’illusione, la loro autocoscienza, un’illusione che io do per scontato essere, al contrario, la verità! Pertanto, se gli esseri umani della simulazione saranno, appunto, simulati in maniera totalmente realistica in termini di aspetto e gamma di comportamenti, non avrò ragione di ritenerli meno veritieri, meno plausibili, meno reali, degli esseri umani con cui oggi mi relaziono, con cui scherzo, con cui faccio l’amore!
Perché, in sintesi, è reale ciò che le mie facoltà percettive mi fanno esperire come reale. Saprò che sono simulacri virtuali, esseri simulati… sì, ma il loro comportamento risultante sarà di veridicità totale, ripeto, totale; starà a me creatore della simulazione virtuale avere la forza (potremmo parlare di forza morale) di accettare questa cosa e, potremmo dire, conviverci. Come fosse un Truman Show dove però io, il protagonista, sono consapevole della finzione (nonché regista!).

Sull’ultimo discorso, ai fini di comprenderlo meglio, può essere interessante un passaggio di “Come creare una mente” di Ray Kurzweil, ancorché egli in quel saggio stia trattando, è bene specificarlo, argomenti un poco diversi sebbene sicuramente afferenti al cosmo transumanista, cosa non complicata da credersi se si conosce la persona in questione.

Kurzweil scrive: “Il filosofo australiano David Chalmers introduce un esperimento ideale che chiama in causa quelli che chiama zombie. Uno zombie è un ente che si comporta esattamente come una persona, ma semplicemente non ha esperienza soggettiva – in altre parole, uno zombie non è cosciente. Chalmers sostiene che, siccome possiamo pensare a uno zombie, gli zombie sono almeno logicamente possibili. Se vi trovaste a una festa e fra gli invitati ci fossero sia esseri umani "normali" sia zombie, come fareste a distinguere gli uni dagli altri? (Forse sembra la descrizione di una festa a cui siete effettivamente stati.)

Molti rispondono dicendo che interrogherebbero sulle loro reazioni emotive a eventi e idee gli individui di cui vorrebbero stabilire la natura. Uno zombie, pensano, tradirebbe la sua mancanza di esperienza soggettiva attraverso l'assenza di certi tipi di risposte emotive. Ma una risposta di questo genere semplicemente non tiene correttamente conto delle ipotesi di base dell'esperimento ideale. Se incontrassimo una persona non emotiva (per esempio una persona con certi deficit emotivi, come accade in talune forme di autismo) o un avatar o un robot che non ci convincono come esseri umani dotati di emozioni, quegli enti non sarebbero zombie. Ricordate: secondo l'ipotesi di Chalmers, uno zombie è completamente normale nella sua capacità di rispondere, compresa la capacità di reagire emotivamente; semplicemente non possiede esperienze soggettive. Il risultato finale è che non esiste modo per identificare uno zombie, perché per definizione non vi è alcuna indicazione evidente della sua natura di zombie nel suo comportamento”. [Fine del passaggio estratto dal libro di Ray Kurzweil].

Quindi posso immaginare il destino finale dell’Uomo come segue: grazie all'aiuto dell’iperintelligente tecnologia successiva alla Singolarità, ogni singolo essere umano che lo desidererà, nell'atto di abbandonare il proprio corpo o meglio di separare la mente dal corpo (corpo che magari nel frattempo era già diventato parte robotico e parte di carne, o anche solo robotico), saluterà in modo definitivo questo «piano materiale» caricando («uploadando») la propria coscienza in una macchina, presumo a quel punto estremamente piccola, forse su scala nanometrica, benché la dimensione non sia chiaramente rilevante.

È chiaro che arrivati in avanti con lo sviluppo di queste tecnologie ci si sarà interrogati a sufficienza e si saranno trovate strade utili a pervenire con gradualità al caricamento mentale, in modo da preservare l'identità del soggetto (l’arcinoto problema dell'identità: il soggetto caricato, l’Io, dovrò essere sempre «Io» anche post caricamento, non dovrà essere una banale e semplice copia. Dovrà trattarsi d’una sensazione analoga al risveglio dopo un'anestesia totale, o anche solo dopo essere andati a letto; si dovrà essere sempre e ancora «sé»).

Dunque, ogni singola mente umana continuerà a esistere dentro la propria macchina, la quale necessiterà solo dell'energia (energia di natura elettrica o di chissà quale altra natura, dipenderà da cosa avrà escogitato l'intelligenza della civiltà Uomo-Macchina) per il funzionamento, e dall'interno di essa, per così dire, plasmerà la propria realtà simulata (ma per l'individuo, ricordiamolo!, perfettamente reale) di cui potrà essere architetto, protagonista o ambo le cose, in eterno; nel frattempo la tecnologia post Singolarità, come accennato più su in quest'articolo, provvederà a manipolare le leggi dell'universo “reale” (o almeno reale rispetto a noi abitatori di questi primi scorci di 21° secolo e ai nostri progenitori) cosicché sia garantita la sua esistenza, voglio dire l'esistenza dell'universo reale, per sempre. Senza Big Crunch o Morte Termica. I quali eventi, da scongiurare infatti senza se e senza ma, pur dopo miliardi di anni spazzerebbero via le nanomacchine aventi all'interno le coscienze di quelli che un tempo furono umani, causandone in ogni caso la morte.


Se qualcuno volesse sollevare la seguente obiezione: “Ma nessuno sceglierebbe di autorecludersi in un virtuale universo fittizio, per quanto realistico!” risponderò in due modi: primo, come già discusso sarà possibile, per individui dalla straordinaria affinità intellettuale, caricare le proprie coscienze insieme nella medesima simulazione, garantendosi l'immortalità nello stesso mondo virtuale condiviso, almeno finché qualcuno non cambi idea (non sarà certo una scelta senza ritorno; così come, parimenti, l'immortalità della coscienza sarà tale solo finché lo si vuole: la vita eterna, o meglio di durata indefinita, prevede comunque la possibilità di essere terminata in seguito a decisione personale, basterà volerlo e porre fine al supporto organico della coscienza, cioè la macchina, la qual cosa risulterà nel trapasso dell'individuo); secondo, potrebbe sembrare una scelta da «allucinati» e «alienati», ma per allora saremo stati educati dall'avvento di tecnologie di realtà virtuale sempre più raffinate, ergo ci abitueremo gradatamente al concetto di esistenza in una simulazione… proprio come ci siamo abituati in maniera graduale a tutte le tecnologie che potremmo chiamare mediatiche (telefono - che Kurzweil definisce la prima tecnologia della realtà virtuale -, radio, televisione, Internet, telefonia mobile, reti sociali). Insomma, il paradigma “realtà virtuale/simulata immersiva” non piomberà dal cielo da un giorno all'altro, naturalmente; proprio come accade per ogni novità di codesto genere.

Una considerazione di tipo pratico: è proprio così impossibile provare a pensare già oggi cosa potrebbe voler dire (anche alla lontana) abitare un mondo plasmabile? Forse no. È quello che almeno parzialmente, con diverse sfumature di dettaglio, i cosiddetti onironauti sperimentano: trattasi del Sogno Lucido, ovvero ciò che, ancora oggi, l'Uomo possiede di più simile al concetto di realtà virtuale totalmente immersiva: dicesi Sogno Lucido un'esperienza onirica in cui il sognatore si accorge di star sognando (a chi scrive è capitato un paio di volte per caso). E, esercitandosi, perché ebbene sì ci si può esercitare!, sarà persino capace di arrivare ad avere un certo grado di controllo sul sogno!

Tra l'oggetto di questa breve trattazione, che è il Caricamento Mentale Solipsistico con susseguente realtà virtuale, e il sogno lucido c'è la stessa colossale distanza che intercorre tra il modellino di una Lamborghini e una Lamborghini vera: il primo può aiutare a farsi un'idea.

Chiosa a margine sul sogno lucido: materiale iniziale per chi volesse approfondire.

Vorrei concludere l’articolo con una considerazione sulla fede: lo scenario sin qui esposto può senz’altro sovrapporsi a livello concettuale a quello di una trascendenza spirituale-religiosa, per cui si avrebbe una tecnosalvazione grazie alla quale raggiungere la vita eterna e la possibilità di gestire un proprio cosmo, quindi diventando Dio, o ricongiungendosi a lui, che è poi grosso modo la stessa cosa almeno in qualche dottrina. Ebbene, come è stato già discusso su Estropico, sì, è proprio così: l’Uomo aspira da sempre a questo, da quando si è reso conto di esistere e che sarebbe dovuto morire; ha creato complessi rituali e architetture mentali, illusioni auto-indotte per credere e convincersi nell’immortalità dell’anima. La tecnosalvazione di matrice singolaritaria ha semplicemente la pretesa di raggiungere gli stessi scopi in maniera pragmatica, con strumenti concreti, e soprattutto non nell'Aldilà bensì nell'Aldiqua (c'è chi in tutto ciò ci potrebbe rivedere una sorta di riedizione del mito di Prometeo e della sua sfida al divino, forse). Come dice lo storico israeliano Yuval Noah Harari: “La Storia iniziò quando gli uomini inventarono le divinità e finirà quando gli uomini diverranno divinità”.

Un altro articolo di GNR su Estropico Blog: Se questa vita non basta piu'

9 commenti:

Roberta B ha detto...

Mi trovo particolarmente affine a certi enunciati dell'articolo in quanto il mio sogno di sempre è creare ed accumulare sapere da utilizzare in una personale ri-creazione del Cosmo, ovviamente aprendo - per le menti affini che lo desiderassero - le frontiere ad altri.
La Storia forse inizierà definitivamente quando questo playground mentale eterno sarà a portata di tutti.

Anonimo ha detto...

Ciao Roberta,
sì, la prospettiva che desideravo mostrare col mio articolo, in sostanza, è proprio quella che più sinteticamente esponi tu! ;)

GNR

Anonimo ha detto...

Giacché inoltre parli di "creare e accumulare sapere da utilizzare": avevo riflettuto anche su questo tema

http://estropico.blogspot.it/2016/01/nanobot-cervello-mi-senti-cervello.html?m=1

GNR

mmorselli ha detto...

Siamo sicuri che questo articolo abbia fatto i conti con l'Oste, ovvero la natura umana? Qualsiasi esperienza ci permetterà di vivere la tecnologia futura per avvalercene dovremo sempre trovarla interessante, e ciò che troviamo interessante è legato a doppio filo al meccanismo di ricompensa (problema -> soluzione -> ricompensa) del nostro cervello. Un eventuale mind uploading non potrebbe lasciarsi alle spalle questo meccanismo, o smetteremmo di essere felici e soprattutto di sperare nella felicità, che è il meccanismo che ci permette di gestire il fatto che essere sempre felici sarebbe l'equivalente di non esserlo mai (discriminiamo infatti solo differenze nel nostro umore, non stati assoluti). In sunto, in una simulazione per quanto perfetta che però so essere una simulazione verrebbe meno il meccanismo di ricompensa, perché nulla sarebbe difficile, tutto sarebbe possibile e di conseguenza niente sarebbe problema. Senza problema, niente soluzione, niente ricompensa. Potrei alzare il mio umore meccanicamente, come oggi fa una droga, ma non funzionerebbe, perché poi dovrei riabbassarlo, ma come potrei sopportarlo sapendo che la possibilità di uscire da quel livello è completamente nelle mie mani? Sarebbe come mettere un dito sulla fiamma per godere del momento in cui lo tolgo. Chi lo farebbe?

La soluzione: creare universi E CONDIVIDERLI, proprio la varietà di pensiero umano ci viene in aiuto in questo caso, introducendo un meccanismo non controllabile. Non possiamo sapere se la nostra simulazione sarà apprezzata da altre persone, se la troveranno divertente o noiosa, geniale o banale. Riuscirci ci consentirà di innescare il meccanismo di ricompensa, sperare di riuscirci ci darà un obbiettivo di automiglioramento e ci renderà sopportabile il tempo prima del prossimo test in cui metteremo alla prova il nostro operato. Più persone (vere) avremo nella nostra simulazione, più ci sentiremo appagati, che in fondo è quello che già accade nella vita reale, solo che sarà in un universo perfetto e virtualmente eterno, in cui ogni errore potrà essere corretto rincorrendo una asintotica perfezione.

Anonimo ha detto...

Mi trovi parzialmente d'accordo (anche se non sono sicuro che il meccanismo di ricompensa sia l'unica strada alla felicità, e si badi che non parlo certo di droghe o espedienti simili), ma si tratta in fondo di un falso problema, come si deduce neanche troppo indirettamente dallo stesso articolo: chi avrà la forza morale di fronteggiare un solipsismo de facto, vivrà solipsisticamente; chi avrà voglia della condivisione con altri esseri umani reali «in senso stretto» (vedasi discorso sul confronto tra esseri umani simulati nel mondo virtuale ed esseri umani con cui si interagisce già oggi), non avrà invece che da procedere in tal ottica.

GNR

ViceDei ha detto...

Vorrei che si avverasse, concretamente, ciò che esponi nella seconda parte:(creare universi e condividerli... Etc. etc.) più persone vere, ora, simili o uguali obbiettivi sino all'inverosimile. Proposta fattibile?!

ViceDei ha detto...

Vorrei che si avverasse, concretamente, ciò che esponi nella seconda parte: (creare universi e condividerli... etc. etc.) persone concrete, ora, animate da simili o uguali obbiettivi sino all'inverosimile. Proposta fattibile?!

mmorselli ha detto...

@GNR, al livello più intimo del nostro cervello non esiste altro che la chimica, felicità è il nome che la nostra coscienza attribuisce a passaggi di endorfine, un po' come "verde" è il nome che la nostra coscienza attribuisce allo stimolo sul nervo ottico di una particolare frequenza elettromagnetica. Il cervello si è evoluto così come meccanismo di sopravvivenza, non possiamo farci molto, a meno di non voler credere a livelli di coscienza esterni al cervello, come l'anima, concetti che, da uomo di scienza, non includo nei miei ragionamenti finché non li potrò misurare. La maggiore o minore forza morale è, sempre a livello neurale, una differenza nelle soglie tra godimento di una soluzione e necessità di un nuovo problema. Nel mondo reale non sono strettamente necessarie le altre persone per avere problemi da risolvere, ma in un mondo virtuale perfetto che controllo completamente serve un meccanismo esterno che non posso controllare. Fossero anche esseri umani simulati devono però essere esterni alla mia simulazione.

Anonimo ha detto...

Sì, ma ti invito a rileggere la mia risposta sopra: è sostanzialmente un falso problema!