27 giugno 2016

Brexit: pessima per la scienza, ottima per Putin


L'Unione Europea ha molti, innegabili, problemi, ma gli inglesi non hanno mai completamente accettato il fatto che si tratta di un esperimento di sovranazionalita' unico al mondo, teso a superare le divisioni, gli odii e le guerre del passato.

Non e' un caso che nel 2012 la EU sia stata insignita del premio Nobel per la pace, con la seguente motivazione: "per oltre sei decenni ha contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa".

Non sorprendera', dopo tale introduzione, che per me la vittoria della Brexit sia stata una grande delusione. Avevo un brutto presentimento, ma speravo che il pragmatismo degli inglesi avrebbe infine prevalso... Purtroppo, il nazionalismo e' un animale sia feroce che potente, e una volta sfuggito, e' difficile rimetterlo in gabbia...

Da una trentina d'anni, buona parte della stampa tabloid inglese, martella i propri lettori con un anti-europeismo viscerale che evidentemente ha avuto effetto. Dopotutto, "e' il Sun che l'ha vinto" (It's The Sun Wot Won It), una sgrammaticata frase ormai entrata nel lessico politico inglese per descrivere l'influenza di certa stampa sui risultati delle elezioni.

D'altra parte non e' solo in Gran Bretagna che assistiamo all'emergere di populisti di destra con tendenze autoritarie/xenofobe... In Italia sappiamo bene chi ha esultato al risultato del referendum, in Francia e' Marine Le Pen, in America e' Donald Trump  ("E' una grande notizia che i britannici si siano ripresi il loro Paese").

Ma dal punto di vista geopolitico, il principale vincitore del referendum e' un altro populista antidemocratico (al punto da esser stato definito neo-zarista): Vladimir Putin, il quale ha commentato la vittoria della Brexit con un inquietante "Il risultato del referendum in Gran Bretagna avrà senz'altro conseguenze per il mondo e per la Russia". L'Unione Europea sara' piu' piccola e piu' debole. Il Regno Unito potrebbe facilmente non essere piu' tale, dato che gli scozzesi gia' pensano ad un secondo referendum sulla loro indipendenza (avendo votato Remain, contrariamente a Inghilterra e Galles). Inoltre, la Gran Bretagna e' stata una delle nazione piu' convinte nell'imporre sanzioni alla Russia dopo il suo intervento in Ucraina. E' ovvio perche' Putin si stia sfregando le mani... e perche' supporti, anche finanziariamente, gruppi di estrema destra e anti-UE in Europa. Anche in Italia la lunga mano di Mosca sembra cercare amici, a volte con inaspettate conseguenze per il transumanesimo italiano.

Ma passiamo ora a temi a noi piu' cari. Che effetto avra' la Brexit su scienza e tecnologie?

Stepen Hawking e altri 150 scienziati britannici, hanno descritto la Brexit come “un atto disastroso per la ricerca”, perche' mette a rischio sia i finanziamenti che la possibilita' di attirare ricercatori europei.

Da La Stampa:

"secondo un sondaggio realizzato dall’autorevole rivista Nature, l’83% dei ricercatori inglesi si è dichiarato contrario alla Brexit; in caso di sì alla Brexit la Gran Bretagna perderebbe una bella fetta dei fondi messi a disposizione dall’Unione per la ricerca: nei programmi europei il Paese guidato da Cameron è costantemente al primo posto per numero di progetti approvati. E se tra il 2007 e il 2013 il contributo dei britannici verso il fondo comunitario è stato di 5,4 miliardi di euro, nello stesso periodo l’Europa ne ha restituiti ben 8,8 ai ricercatori inglesi. E non è tutto, visto che il programma Horizon 2020 prevede altri 80 miliardi di euro in finanziamenti da distribuire entro i prossimi quattro anni."

L'accelerazione del progresso ha appena subito un rallentamento...

E che dire del superamento del nazionalismo, quell'irrazionale emozione che ci fa prediligere una nazione rispetto ad altre che magari non conosciamo neanche, solo perche' ci siamo nati? Quella esaltazione della nazionalita' che in passato ha aiutato le lotte di liberazione di vari popoli (Italia compresa), ma che oggi vediamo sfruttata dagli etnoidentitari spaventati dalla globalizzazione, come appunto e' successo con la Brexit?

Al proposito, cito un antesignano del transumanesimo, FM-2030, nato Fereidoun M. Esfandiary. Da Wikipedia:

"F.M. Esfandiary cambiò il suo nome in FM-2030 per due ragioni principali. In primo luogo, per riflettere la speranza e la convinzione che avrebbe vissuto per celebrare il suo 100º compleanno nel 2030, in secondo luogo, e cosa ancora più importante, per liberarsi della pratica diffusa di convenzioni che affondano le loro radici in una mentalità collettivista, ed esistono solo come una reliquia tribalisca del passato dell'umanità. I nomi tradizionali quasi sempre stampano un'etichetta identitaria collettivista - che varia con il genere e la nazionalità - sull'individuo, esistendo quindi come elementi di pensiero di prima facie, nel tessuto culturale umano, che tendono a degenerare in stereotipi, settarismi e discriminazione. Nelle sue stesse parole, "i nomi convenzionali definiscono una persona del passato: ascendenza, origine etnica, nazionalità, religione."

E traduco un suo commento sul nazionalismo, del 1970: "I nazionalisti che vogliono le tecnologie moderne ma non vogliono intrusioni negli affari interni del loro paese, sono assurdi. Si contraddicono da soli. Film, radio, televisione, telefono, telescriventi, telecomputer, satelliti di comunicazione - sono tutti intrusioni negli affari interni delle nazioni. Nessuna forza puo' erodere l'esclusivita' di una nazione tanto profondamente e rapidamente quanto le tecnologie moderne. Le nazioni, oggi, esistono per lo piu' solo in nome."

Una consolazione, dopo quel passo indietro geopolitico che e' la Brexit, e' il gap generazionale evidente nel voto, un gap che mi fa sperare in un altro referendum, fra una ventina d'anni, che riporti il Regno Unito nell'Unione Europea. Come dimostra la tabella qui sopra, pubblicata dalla BBC, piu' avanza l'eta', e piu' il tipico inglese diventa eurofobo.

Altra consolazione: la Gran Bretagna non e' mai stata un entusiastico membro dell'Unione Europea. Insieme a Olanda, alcuni paesi scandinavi e, a volte, la Germania, ha avuto un'influenza positiva su di essa, facendo da contrappeso agli istinti protezionisti e statalisti francesi, italiani e, a volte, tedeschi, ma e' anche sempre stata in retroguardia, se non facendo catenaccio, di fronte alle iniziative tese verso la "sempre piu' profonda integrazione", dall'Euro a Schengen. Paradossalmente, la Brexit potrebbe finalmente permettere di finalizzare il progetto europeo - ammesso e non concesso che non sia troppo tardi... I vari gruppi nazionalisti, etnoidentari, anti-immigrazione, neofascisti e, non a caso, anti-europeisti, potrebbero replicare il successo dei loro colleghi inglesi, sfruttando le giustificate inquietudini dell'elettorato per spingerlo a trincerarsi dietro vecchi confini, a cercare consolazione in vecchie mitologie, a rinunciare al futuro.

Alcune fonti:

La Stampa: Scienziati contro la Brexit: “Un atto disastroso per la ricerca”. In caso di uscita dall’Europa, la scienza britannica dovrebbe dire addio agli 80 miliardi di euro di fondi comunitari previsti fino al 2020

Wall Street Italia: Scozia, premier: e ora nuovo referendum per l’indipendenza dal Regno Unito.

Institute of Modern Russia: Putin’s Far-Right Friends in Europe

The Independent: Putin’s far-right ambition: Think-tank reveals how Russian President is wooing – and funding – populist parties across Europe to gain influence in the EU

6 commenti:

CapitanFede ha detto...

Scusa Estropico, ma è stato tenuto conto del fatto che i finanziamenti europei arrivano dagli stessi stati europei?
Ad esempio, controllando la pagina https://en.wikipedia.org/wiki/Budget_of_the_European_Union risulta evidente come il Regno unito (United kingdom) contribuisca per 77 miliardi annui al budget europeo. Inoltre si nota come i fondi dati all'Europa e quelli ricevuti da parte del Regno Unito si equilibrano quasi perfettamente.
Quindi è chiaro che uscendo il Regno Unito dall'Europa non dovrà più pagare i contributi alla UE e potrà utilizzare internamente i fondi a scopo di ricerca.
Correggimi se sbaglio.

Federico

Estropico ha detto...

Ciao Federico e grazie per il commento. Quei 77 miliardi sono il totale, non la parte dedicata alla ricerca. Certo, potranno farne quel che vorranno, ma nel mio post cito che "se tra il 2007 e il 2013 il contributo dei britannici verso il fondo comunitario è stato di 5,4 miliardi di euro, nello stesso periodo l’Europa ne ha restituiti ben 8,8 ai ricercatori inglesi". Inoltre, se la libera circolazione delle persone fosse compromessa, le (eccellenti) universita' britanniche potrebbero aver difficolta' nell'attirare ricercatori di talento. Come non bastasse, molti di questi, fino ad oggi, potevano portare con se' i propri finanziamenti europei per la ricerca e questa e' un'altra fonte che potrebbe prosciugarsi [1].

Ultima cosa, sempre dall'articolo di La Stampa linkato piu' sopra: "la Gran Bretagna potrebbe continuare a collaborare attraverso un accordo ad hoc. Un po’ come è successo alla Svizzera, che pur non essendo membro Ue, nel 2004 aveva dato l’ok alla libera circolazione delle persone interne all’Unione, così da garantirsi, tra le tante cose, anche una fetta dei fondi per la ricerca. Ma col referendum del 2014, che aveva posto dei limiti alla libera circolazione in risposta alla crescente ondata di immigrazione, il rubinetto del denaro è andato a chiudersi, garantendo solo alcuni finanziamenti basilari."

Ciao,
Fabio

[1] EU referendum: Stephen Hawking and 150 Royal Society fellows warn Brexit would be 'disaster for UK science. Being able to attract and fund the most talented Europeans assures the future of British science'
http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/eu-referendum-stephen-hawking-and-150-royal-society-fellows-warn-brexit-would-be-disaster-for-uk-a6922296.html

Anonimo ha detto...

Mah, e che dire allora degli studi di Kurzweil secondo cui nessun evento politico, né le guerre mondiali né la crisi del Ventinove (altro che Brexit), possono in alcun modo rallentare il progresso esponenziale?

GNR

Estropico ha detto...

Ne dico che: 1) Meno male! 2) Speriamo abbia ragione... 3) Certo, ma a volte mi viene il dubbio che sia una scusa per lasciarsi andare ad una specie di fatalismo tecno-ottimista.

Ciao,
Fabio

Anonimo ha detto...

Mi sembra però che i dati siano oggettivi :D
Ormai viviamo in un'era ultratecnologica, solo un evento drastico, una calamità ciclopica, potrebbero interrompere la corsa del progresso.

A proposito, è passato circa un anno da quando Ray annunciò The singularity is NEARER: si hanno novità?

Estropico ha detto...

Che io sappia, ancora nulla...

Ciao,
Fabio