30 maggio 2016

La criopreservazione al centro del nuovo romanzo di Don DeLillo

Segnalo l'uscita di Zero K, di Don DeLillo, "osservatore acuto della società americana nel passaggio di millennio e del suo immaginario collettivo" (Wikipedia). Non si tratta di un autore transumanista o di fantascienza, ma al centro del suo ultimo romanzo c'e' un tema che ci interessa: la criopreservazione.

Su Amazon, Zero K e' descritto (traduco-riassumo) come uno dei migliori romanzi di DeLillo, uno dei grandi autori dei nostri tempi, un'ode al linguaggio, allo spirito umano, alla vita e, allo stesso tempo, una meditazione sulla morte.

E su Fantascienza.com leggo che la "FX, il braccio via cavo della Fox, canale noto per Sons of Anarchy e la serie animata Archer" si e' aggiudicata "i diritti del suo nuovo romanzo, Zero K, previsto in uscita in patria a giugno, con il progetto di farne una serie tv."

La trama "ruota intorno a miliardario Ross Lockhart, la cui giovane moglie, Artis Martineau, ha una malattia allo stadio terminale. Lockhart ha però investito molto in una remota struttura segreta in cui la morte viene tenuta sotto controllo e i corpi vengono conservati finché la scienza non troverà il modo di riportare i malati a una condizione ottimale. E lui spera di riuscire a dare una chance alla moglie."

Ho appena scaricato Zero K e non l'ho ancora cominciato, per cui non posso dire se lo si possa descrivere come pro o anti-crionico. Scommetterei che l'autore non miri ne' all'una ne' all'altra posizione, ma che abbia scelto il tema della cosiddetta ibernazione umana solo in quanto vicino ad un tema da lui spesso trattato, quello del nostro rapporto con la morte. Alcune frasi del protagonista, pero', fanno ben sperare che, se non altro, la ragioni del rifiuto della morte siano coerentemente presentate: Siamo nati senza averlo scelto. Dobbiamo morire allo stesso modo? Non e' parte della gloria umana il rifiuto di accettare quel destino?

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