18 marzo 2016

La deificazione, di Andrea Vaccaro

Nella rivista «Comunicazioni sociali» (Vita e Pensiero, Università Cattolica del Sacro Cuore, 2015, n. 3, 313-322), Andrea Vaccaro, con Postumanizzazione e divinizzazione, propone un accostamento tra i fenomeni tecnologici contemporanei e le immagini escatologiche dei Padri della Chiesa e si sofferma ad analizzare tre aspetti: a) il farsi uno dell'umanità, b) la dematerializzazione, c) la deificazione. 

Riportiamo la parte finale dell'articolo

c) la deificazione

Tra gli autori del farsi uno tecnologico al punto a) non è stato menzionato deliberatamente il nome di Francis Heylighen, l'autore oggi forse più impegnato nello studio del super organism o global brain. La sede più adatta per la sua citazione è infatti proprio questo punto c). Nel suo recente Return to Eden? Promises and Perils on the Road to a Global Superintelligence (2014) trattando di questa nuova creatura cosmica, elenca schematicamente le sue quattro peculiari abilità: onniscienza, onnipresenza, onnipotenza, onnibenevolenza. Gli esiti più avanzati delle tecnologie più innovative (semantic web, collective learning, living earth simulator, brain-computer interface, ubiquitous computing …) fanno presagire all'autore che una condizione di divinità è a portata di mano per la creatura postumana.

Il già citato patternista Kurzweil addita la stessa direzione nella sua opera maggiore sulla Singolarità. Ecco il passo: “L'evoluzione va nella direzione di una maggior complessità, una maggior eleganza, una maggior conoscenza, una maggior intelligenza, una maggior bellezza, una maggior creatività e livelli più alti di attributi fini come l'amore. In ogni tradizione monoteistica, Dio viene analogamente descritto con tutte queste qualità (…). Perciò l'evoluzione procede inesorabilmente verso quella concezione di Dio, anche se non raggiunge mai esattamente quest'ideale. Dunque possiamo pensare che il liberarsi del nostro pensiero dalle gravi limitazioni della sua forma biologica sia sostanzialmente un'impresa spirituale”.

La tecnologia dunque non teme di parlar di una sorta di deificazione.

Dal versante del giudeo-cristianesimo, chi propende per il 'giudeo' vive con gran timore la prospettiva del nuovo Adamo che coglie del frutto e della conseguente ira di Dio; coloro che invece tendono più sul polo 'cristianesimo' confidano con gioia nel Dio che “brama la divinizzazione degli esseri umani” come insegnava san Massimo il Confessore. Il concetto della 'divinizzazione' è al cuore della teologia dei Padri greci, tanto da far dire loro che il vero peccato di Adamo non sia stato il voler diventare come Dio, ma il credere all'insinuazione diabolica che Dio sia geloso della propria esclusiva divinità e non voglia condividerla con essere umano alcuno. Sono certi del contrario sant'Ireneo (“il Figlio divenne quello che noi siamo, affinché noi potessimo diventare quello che Egli stesso è”), sant'Atanasio (“il Figlio si è fatto uomo perché noi fossimo fatti dei”), san Basilio Magno (“l'umanità è nient'altro che una creatura che ha ricevuto l'ordine di diventare Dio”),  Clemente Alessandrino (che conia l'espressione), Origene,  Cirillo d'Alessandria, Dionigi l'Areopagita e molti altri che all'unisono cantano l'admirabile commercium di un Dio che scambia la propria divinità per la corruttibilità dell'umano, e non lo fa certo per guadagno.

Quando i cristiani apprensivi additano al pericolo di un'umanità che vuol farsi Dio senza Dio o, peggio, contro Dio, non tengono bene in conto che tale divinizzazione non potrà mai accadere né 'senza Dio' (perché 'ormai' Dio c'è), né 'contro Dio' (perché Dio più di tutti la vuole e, dunque, come potrà non accadere?).

Verso la divinizzazione, via tecnologia, sembra introdurre anche la Gaudium et Spes n. 33, quando sostiene che “specialmente con l'aiuto della tecnica ... molti beni, che un tempo l'essere umano si aspettava dalle forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con le sue forze”. I beni impetrati al Cielo hanno qualcosa di molto simile al concetto di 'miracolo divino'.

E infine ci sono le descrizioni escatologiche. Una delle principali caratteristiche dei corpi risorti sarà il 'sapere tutto': sarà a disposizione, si legge ne La città di Dio XXI, 21, “la scienza di tutte le cose, perché si potrà attingere alla fonte del sapere”; Bruno d'Asti, nella sua Expositio in Apocalypsim II, 8 spiega: “Aperto il settimo sigillo è fatto silenzio in Cielo perché non sarà più necessario parlare l'un l'altro: tutti, infatti, sapranno tutto”; Cassiodoro, nel De anima XII, entra nel dettaglio: sarà acquisito senza studio il contenuto di ogni disciplina, “quanto è grande il numero, la discrezione delle linee, l'armonia della musica, il moto degli astri ...”. Motori come Wolfram/Alpha non ci offrono al momento tutto lo scibile immediatamente, ma gli attimi di attesa non sono poi così lunghi. Aldilà delle specifiche nozioni disciplinari, poi, i beati avranno un'altra prerogativa conoscitiva secondo La città di Dio XXI, 29: “anche i nostri pensieri si apriranno scambievolmente”. E intanto il settore del mind reading o thought identification (John Dylan-Haynes, Jack Gallant, Gerwin Schalk …), mira a decifrare ciò a cui una persona sta pensando analizzando, via computer, le aree del cervello attivo. L'attiguo esperimento, in cui eccelle Henrik Ehrsson dell'Istituto Karolinska di Stoccolma, del cosiddetto 'scambio dell'io' - tramite la deviazione delle percezioni del sé fisico - rinvia invece alla domanda del discente curioso dell'Elucidarium (III, 17) di Onorio: “I beati possono dunque fare quello che vogliono. E se io volessi essere come l'apostolo Pietro?”, a cui il maestro spiega: “Essere simile a Pietro sì, essere lui stesso no”. Lo stesso maestro spiega che il santo in paradiso è “tanto onnipotente da poter creare un nuovo mondo” (non lo farà solo perché il bene che sta provando è così perfetto che non è neppure immaginabile uno migliore). La casistica parallela è corposa: il programmatore Tom Pittman, in Deus ex Machina, confessa che, in certi momenti cruciali del suo lavoro: “io che sono cristiano sento di potermi avvicinare al tipo di soddisfazione che deve aver sentito Dio quando creò il mondo”, e così ratifica l'antropologo Stefan Helmreich quando, visitando i laboratori di Vita artificiale di Santa Fe, apprese che per i programmatori di “Tierra”: “descriversi come una specie di dio è strategia frequente e un ricercatore mi chiese esplicitamente di 'pensare teologicamente per un momento'”. Gli esempi abbondano. Aubrey de Grey, il paladino della 'guerra all'invecchiamento', pronostica un imminente ringiovanimento cellulare che donerà la perenne giovinezza e gli esperti del paradiso, compreso san Tommaso, sono convinti che l'età dei corpi risorti sarà al vertice della parabola delle energie vitali, intorno ai trentatré anni insomma. Pier Damiani, nell'Opusculum quinquagesimum (XV), prevede che “tutti gli elementi obbediranno interamente alla felicissima volontà dei santi” e Eric Drexler, pioniere della nanotecnologia, assicura che, intervenendo a livello atomico, possiamo trasmutare il vile in prezioso e il malato in sano.

L'elenco potrebbe continuare.

Conclusione

È teologicamente entusiasmante notare come, in quest'epoca tra umano e post-umano, le descrizioni escatologiche dei Padri, sempre credute dai cristiani, ma fino a poco tempo fa inimmaginabili, stiano acquisendo, in virtù degli avanzamenti tecnologici, una forma 'possibile'. Certo tra le due realtà sussistono ancora molte differenze, ma occorre considerare che si tratta pur sempre di tentativi umani di “affrettare” il Regno (2Pt 3, 12) mentre sarà la Trascendenza a fare il resto. Una Trascendenza che mantiene sempre le sue promesse, anche se in forme non proprio aspettate, come l'avvento del Messia ha insegnato.

Dalla prospettiva della divinizzazione, il fenomeno del postumano perde così tutti i suoi caratteri di inquietante arroganza per apparire perfino troppo timido e avaro di fantasia e di desiderio: sono le promesse postumane a impallidire dinanzi alle promesse cristiane deificanti, e non viceversa.

Il Dio che brama la divinizzazione dell'essere umano e che non si perita a chiamare ogni tipo di vignaiolo riconduce provvidenzialmente l'attenzione sul punto omega della storia. Il postumano, in questa ottica, non è affatto una minaccia, ma un utile richiamo e uno stimolo, oltreché, come premesso, una rassicurante prefigurazione.

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