21 gennaio 2016

Neuropotenziamento farmaceutico: una rassegna

Un'interessante, ma deprimente, panoramica della ricerca sul potenziamento cognitivo.

Interessante perche' ha solo preso in considerazione studi fatti su esseri umani in buona salute, deprimente perche' ci ricorda quanto poco sia a nostra disposizione... Anfetamine, Ritalin, Modafinil e nicotina sono le principali sostanze i cui effetti neuropotenzianti siano stati dimostrati. Sorpresa: anche l'aspirina, almeno in un esperimento. Nessun effetto invece per il piracetam e gli altri Racetam, ma la causa potrebbe essere la carenza di studi su umani (personalmente, il piracetam non ha alcun effetto su di me, ma e' una delle sostanze preferite nella comunita' nootropica e non mancano certo gli studi su animali da laboratorio).

Ecco il documento (Pdf): Neuroenhancement in Healthy Adults, Part 1: Pharmaceutical Cognitive Enhancement. A Systematic Review

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Fabio, sono GNR, commento spesso Estropico e una volta, qualche anno fa, scrissi anche un articolo per il blog. Invio quanto scritto sotto in forma di messaggio... ma se il proprietario del blog desidera, potrebbe essere pubblicato come articolo/post: a me infatti piacerebbe che quanto scriverò potesse generare una sorta di "dibattito" con altri utenti, eventualmente.
Invio il messaggio in due parti per via della lunghezza.

(Prima parte)
Ho riflettuto ultimamente sulla questione posta da alcuni pensatori, e mi riferisco a Kurzweil e Negroponte, della possibilità di assimilare informazioni in modo istantaneo grazie presumibilmente alla nanotecnologia.
Ci sono due punti su cui vorrei porre enfasi:

1. Come avverrebbe il passaggio di informazioni? L'unica cosa che sono riuscito a capire è: dei nanorobot arriveranno sino al cervello e saranno in grado di trasmettercele.
È evidente che siamo alla pura speculazione, ma siccome forse sono io che non ho trovato fonti più precise, domando: qualche autore ha spiegato più nel dettaglio questo passaggio, ossia come concretamente un nanobot sarebbe in grado di passare delle informazioni al cervello di un uomo?

2. Il secondo punto è più sottile; parla della differenza tra informazione e conoscenza. Assumendo che sia fattibile veicolare informazioni direttamente al cervello, non sono riuscito a capire se gli autori che ne parlano intendano la trasmissione di dati grezzi oppure di vera e propria conoscenza; mi spiego con degli esempi: io e un laureato in fisica teorica nonché dottore di ricerca con esperienza ventennale, possiamo avere sotto gli occhi lo stesso identico articolo scientifico sulle ultime scoperte nel campo della fisica delle particelle subatomiche; ma è evidente che, benché per me e per egli le «informazioni» ricavate dalla lettura dell'articolo siano le medesime, a livello di «conoscenza» avremo avuto un profitto radicalmente diverso, dopo tale lettura. Per me, digiuno di nozioni approfondite di fisica, l'articolo sarà risultato probabilmente incomprensibile, e dopo qualche ora avrò dimenticato tutto: le «informazioni» non avranno prodotto «conoscenza»; per il fisico, invece, le «informazioni» contenute nell'articolo saranno state un prezioso tassello da aggiungere al suo bagaglio culturale nel campo della fisica, e dunque avranno aumentato la sua «conoscenza».
Torniamo ora allo scenario transumanista: se grazie ai nanorobot saremo in grado di assimilare istantaneamente quantità sconfinate di dati (diciamo per esempio che, come Watson di IBM, potremo avere accesso in modo immediato all'intera Wikipedia), questi dati saranno da noi «compresi» altrettanto istantaneamente, andando a costituire «conoscenza», o saranno semplici dati grezzi, recuperabili a piacere in maniera, come detto, immediata, ma che costituiranno semplici informazioni non impiegabili con profitto, cioè che non costituiranno un vero e proprio incremento della cultura dell'individuo?
Se avrò accesso istantaneamente a milioni di pagine su Internet (magari pure interi libri, in versione digitale) che parlano del Rinascimento, questo cosa significherà? Acquisirò la forma mentis di uno studioso del periodo rinascimentale incredibilmente erudito, in grado cioè di padroneggiare pienamente la materia, oppure appena mi "sgancerò" dalle informazioni, queste non si saranno sedimentate nella mia memoria creando conoscenza, cultura, vero sapere?

Anonimo ha detto...

(Seconda parte)
Naturalmente potremmo fare innumerevoli esempi e parlare dell'apprendimento di una lingua straniera (magari scritta persino in un alfabeto diverso), dell'opera omnia di Shakespeare o di Dante; magari possiamo estendere la questione e andare là dove conoscenze teoriche e abilità pratiche si intrecciano: parliamo allora della competenza nel saper realizzare raffinati oggetti di artigianato, o addirittura nella capacità di saper padroneggiare un'arte marziale (ricordate quando Neo in Matrix impara il Kung Fu?).

Lungi da me dare o chiedere una risposta a queste domande; ne può casomai venire fuori una discussione interessante.

Una domanda però la voglio fare, anzi, ribadire: gli autori che ho citato (oppure altri, anche) hanno mai affrontato gli argomenti che ho esposto nei due punti di cui sopra, da questi specifici angoli visuali?

GNR

Estropico ha detto...

Per GNR: grazie per il commento, lo pubblichero' in settimana come articolo a se' stante per dargli evidenza, insieme alle mie risposte, per quanto limitate...

Ciao,
Fabio