1 giugno 2015

La Cina, il carbone e la tecnologia




La maggior parte dei problemi globali della società contemporanea possono essere largamente mitigati, se non completamente risolti, con l'intelligenza: ossia una combinazione di buon senso, tecnologia, azione politica ed investimenti.
Questo post sarà il primo di una serie di articoli dedicati a casi di successo in paesi che hanno affrontato problemi apparentemente irrisolvibili affidandosi a soluzioni tecnologiche di avanguardia.

Ed il problema dell’inquinamento, in Cina è monumentale e urgente. Secondo l’OMS, nel gigante asiatico 1,2 milioni di persone muoiono ogni anno prematuramente a causa di complicazioni legate all’inquinamento.
In aggiunta a questo, l’inquinamento genera danni gravissimi all’ambiente, riducendo fortemente la biodiversità e decimando le popolazioni di animali selvatici. Danni che gli ecosistemi impiegheranno decenni (se mai) a riassorbire.
In Cina, la grande maggioranza dell’inquinamento è di tipo atmosferico: in particolare, quello prodotto nel ciclo del carbone. La causa è combinazione micidiale di miniere a cielo aperto, sistemi arcaici di trasporto, ed uso indiscriminato ed incontrollato di questo minerale. In Cina il carbone viene usato tradizionalmente per scaldare le case, cucinare, oltre che per produrre più dell’80% dell’energia elettrica del paese.
Da anni la Cina si è dotata di politiche e leggi volte alla riduzione dell’inquinamento, ma le ha applicate con scarsa convinzione, ed ancor meno risultati: oggi il problema della contaminazione ambientale è ai primi posti nell’opinione pubblica, e anche nei giornali di partito ormai si parla apertamente di “airpocalypse”.
Per avere una dimensione del problema, si pensi che la Cina consuma una quantità di carbone paragonabile a quella di tutto il resto del mondo assieme. E che la qualità del carbone cinese è fra le più sporche.
In questo contesto, anche dietro a piccoli miglioramenti in percentuale, ci sono cifre enormi in termini assoluti, e, visto che l’aria contaminata è di facile “esportazione”, ogni risultato ha valenza tanto locale quanto globale.


Le buone notizie: dall’anno 2013 in poi la Cina ha cominciato a fare sul serio sulla lotta all’inquinamento, impiegando un mix di tecnologie d’avanguardia, cambi normativi e controlli, applicando finalmente con severità le norme già esistenti.


Alcune delle misure adottate:
- Chiusura di centinaia di piccole miniere a cielo aperto
- Messa al bando dell’uso del carbone per il riscaldamento delle case
- Il 90% delle centrali a carbone, oggi, ha installati sistemi di base per il controllo delle emissioni
- Importazione ed installazione su vasta scala di sistemi avanzati di trattamento dei fumi: filtri amminici, torri di lavaggio, scrubbers, etc…,
- Più del 60% del Carbone prodotto viene oggi “lavato” prima di essere trasportato, in comparazione a meno del 40% di pochi anni fa
- Entro il 2020, i livelli tollerati di inquinanti nei fumi delle centrali a carbone saranno comparabili a quelli di Europa e Stati Uniti
- Inversione massiccia in impianti di gassificazione del carbone: grazie a questa tecnologia il carbone viene convertito in singas, facile da trasportare e molto più pulito. Fra il 2014 e il 2020 la produzione cinese di singas aumenterà di 25 volte
- Creazione di joint-venture ed accordi di cooperazione tecnologica con Stati Uniti ed Europa volti alla diffusione di tecnologie pulite ed alla costruzione di impianti pilota d’avanguardia


Alcuni dei risultati ottenuti:
- Nello Hebei, l’inquinatissimo hinterland di Pechino, i livelli di polveri sottili PM 2,5 sono calati sensibilmente nel 2014, e, nel primo trimestre 2015 sono calati di un ulteriore 31%
- Un calo di circa il 30% dei livelli misurati di inquinanti in quasi tutte le principali citta costiere
- Le emissioni di biossidi di Zolfo, cause principale delle piogge acide, sono calate del 70% dal 2006, percentuali analoghe per gli ossidi di azoto
- Disaccoppiamento fra crescita del PIL ed uso del carbone: nel 2014 l‘economia Cinese si è espansa del 7,4%, mentre l’uso del carbone è diminuito del 2%
- Nel primo trimetre del 2015 il consumo di carbone è calato ulteriormente, risultando dell’8% inferiore a quello dello stesso periodo del 2014


Visto che ogni 6 persone, nel mondo, una è cinese, il fatto che questo colossale paese stia cominciando ad affrontare di petto il problema dell’inquinamento, è una buona notizia per il mondo intero. Certo, c’è ancora moltissima strada da fare, ma non per questo si può ignorare quante ne sia già stata fatta, ed il trend appare segnato.

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