20 marzo 2015

Nanomedicina: promesse mantenute?

Accurins, un esempio di nanovettore multifunzionale
Il 1995 e' generalmente considerato l'anno di nascita della nanomedicina, dato che in quell'anno fu approvato il primo "nanofarmaco": Doxil. Nel 2013 i prodotti approvati (dalla FDA) erano 54 e altri 150 erano a vari stadi nel processo di approvazione. Il numero di studi di nanomedicina pubblicati in un decennio e' di 7400, dei quali 1874 solo nel 2013. I brevetti nanomedici, negli USA, sono stati 409 (dal 1976) con altri 679 in attesa di approvazione.

In a Perspectives article in Nanotechnology ("Has nanomedicine lived up to its promise?"), Il Professor Subbu Venkatraman, ha analizzato questi ed altri dati nel suo Has nanomedicine lived up to its promise? ed e' giunto alla conclusione che a giudicare dal livello di attivita' nella ricerca e dai finanziamenti, il settore della nanomedicina e' stato molto attivo, ma se guardiamo ai risultati clinici, l'impressione e' piu' modesta.

Due importanti motivi sono la potenziale tossicita' dei nanomateriali utlizzati e le difficolta' incontrate nel regolare il rilascio di farmaci dai nanovettori.

Nanowerk: Has nanomedicine lived up to its promise?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

In questo contesto, c'è differenza tra nanomedicina e "nanotecnologia applicata alla medicina"? Perché quando si parla del Ponte Nanotecnologico si fa riferimento spesso alla decade del 2030... ergo...

Estropico ha detto...

Diciamo che questi sono i primi frutti della ricerca in questa direzione e che, se paragonati per esempio ai progetti di "ingegneria speculativa" di un Robert Freitas (Nanomedicine), sono ancora molto rudimentali.

Ciao,
Fabio