4 febbraio 2015

La pillola dell'umilta': l'etica del potenziamento cognitivo


Mi sono imbattuto in questo interessante paper su uno dei nostri temi preferiti: Humility pills: building an ethics of cognitive enhancement, di R. Goodman.

Ne riassumo l'abstract:

L'uso di medicinali per il potenziamento cognitivo (MPC) sembra essere in ascesa sia nelle universita' che nei posti di lavoro, ma le sfide etiche che esso comporta sono spesso ignorate. Questo paper confronta la critica all'uso di MCP basata sull'Accomplishment Argument, l'affermazione che quanto prodotto sotto il loro effetto abbia meno dignita', valore e autenticita' di quanto prodotto senza intervento. Un altro aspetto dell'Accomplishment Argument e' che il potenziamento cognitivo danneggia il nostro carattere. L'Accomplishment Argument affida la paternita' di un progetto solamente all'autore, ma e' anche possibile affidarla in maniera impersonale e collaborativa. Questo paper prende in considerazione i benefici di quest'ultimo approccio (fra i quali troviamo l'umilta', un valore spesso sostenuto dai critici del potenziamento cognitivo), e sostiene che tale approccio sia consistente con l'uso esplicito di MPC. In questo articolo propongo un'etica del potenziamento cognitivo fondata su tolleranza, trasparenza e umilta', e discuto come istituzioni e individui possono costruire una cultura dell'uso dichiarato di MPC.

Chi volesse approfondire puo' leggere l'intero studio su The Journal of Medicine and Philosophy. E' interessante notare che l'articolo di Goodman e' stato pubblicato nel numero di giugno 2014 della rivista scientifica, un numero dedicato a temi ritenuti controversi in ambito bioetico...

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