25 marzo 2014

Il Foglio recensisce Death is Wrong

Gennady Stolyarov, autore di Death is Wrong
Ricordate Death is Wrong, di Gennady Stolyarov? L'ho segnalato quando e' uscito, il gennaio scorso, e ora vedo ha attratto un certo interesse nella anglosfera grazie ad una campagna di crowfunding lanciata dall'autore per distribuire 1.000 copie gratis della sua opera immortalista a 1.000 ragazzi (il libro e' mirato appunto ai lettori piu' giovani).

Se non volete seguire il link qui sopra ecco un rinfresca-memoria...

Dalla pagina di Amazon (traduco/riassumo): La morte e' il nemico di ognuno di noi e deve essere combattuta con medicina, scienza e tecnologia. Questo libro ti introduce alla piu' epocale, piu' ardua, piu' rivoluzionaria sfida di fronte all'umanita' e al movimento per l'estensione radicale delle speranze di vita. Partendo dagli esempi di vari organismi estremamente longevi, Death is Wrong passa per le varie recenti scoperte scientifiche che aprono la strada alla superlongevita', per poi illustrare le ragioni dell'immortalismo. Se hai mai pensato che la morte, per se', sia un'ingiustizia, non sei solo. Leggi questo libro e scoprirai come, chiunque tu sia, anche tu puoi contribuire a sconfiggere la morte.

L'eco dell'iniziativa e' ora arrivato anche in Italia, grazie ad una recensione su Il Foglio, un giornale che ha un rapporto amore-odio con transumanesimo, longevismo ed immortalismo - ok, oggi come oggi, piu' odio che amore... Anni fa ospito' alcuni fra gli articoli piu' transumanistici mai apparsi sulla stampa italiana, a firma del Professor Carlo Pelanda (oggi purtroppo sempre piu' rari - eccoli raccolti, qui e qui, su Estropico), solo per poi seguire la scia di Francis Fukuyama e del suo celebre articolo 'Biotecnologie, la fine dell'Uomo' (qui il botta-e-risposta Fukuyama/Il Foglio/transumanisti).

Nel caso della recensione di Death is Wrong, firmata da Pietro Minto, temo che siano gli impulsi piu' recenti ed anti-transumanistici de Il Foglio a dettarne l'approccio. Non che ci sia nulla di nuovo, e' il solito misto di scetticismo e cinicismo, il tutto sospinto da quel potente motore descritto da Aubrey de Grey come la pro-aging trance, o trance pro-invecchiamento (guarda caso, ho un post in arrivo verso la fine di questa settimana che si occupa proprio di questo pernicioso meccanismo psicologico).

Qualche (classico) esempio, seguito dai miei commenti:
A fine lettura, arriva il Don Pizzarro di Corrado Guzzanti a illuminare la via: “Se deve nasce e se deve morì, sennò al regno dei cieli quando ce vai? Che l’avemo fatto a fa’?”.
Lascio la risposta a quei transumanisti credenti che pur non rinunciando all'aldila' non hanno fretta di arrivarci e non sono d'accordo con Don Pizzarro, e passo al resto.
"Death Is Wrong" è un breve safari in una mente votata ciecamente al progresso e dominata dalla paura.
Voler evitare la morte significherebbe essere "dominati dalla paura", a quanto pare. Portando il tutto alle sue logiche consequenze, e alla vita di tutti i giorni, dovremmo darci allora alla vita spericolata? A non guardare prima di attraversare la strada? Fumare tre pacchetti di Marlboro al giorno? Guidare a folli velocita', ubriachi e senza cintura? Magari con Vasco Rossi a palla sullo stereo? :-) A che punto il voler evitare la propria morte smette di essere semplice buon senso e si trasforma nella codardia citata da Il Foglio? E a che punto il "non essere dominati dalla paura" diventa stupidita' suicida?
Il futuro di Stolyarov sembra bandire il malumore e i disagi personali, una distopia in cui il sorriso è uniformemente obbligatorio. Una nuova umanità fatta di buonumore e speranza pare però un incubo per chi magari disistima la morte ma non sa ancora se definirla “sbagliata”. La vita umana è anche fatta di amarezza, noia, frustrazioni, problemi personali e disordini sociali. Che siano tutti curabili? O meglio: che ci convenga farlo? Potrà mai andare tutto bene per sempre? Viene quasi spontaneo sperare di no.
Questa ultima critica di Minto se non altro mi sembra piu' comprensibile, una comprensibilita' che sospetto sia dovuta al fatto che condivido questo salutare e scettico approccio ai progetti utopici, visti i frutti che hanno dato nel corso della Storia. Devo dire, pero', che pur essendo passati circa tre mesi da quando ho letto Death is Wrong, non me lo ricordo come particolarmente utopico - a meno che si voglia considerare tout court utopico l'immortalismo per se', cosa che capirei anche... E non e' che manchino i transumanisti proni ai sogni ad occhi aperti futuristico-utopici, ma abbondano anche quelli che hanno dedicato la propria carriera allo studio dei rischi esistenziali all'orizzonte, un approccio che piu' anti-utopico non si puo'. Mi riferisco, naturalmente, nientemeno che a due fondatori del transumanesimo moderno quali Nick Bostrom e Anders Sandberg, entrambi al Future of Humanity Institute presso l'Università di Oxford.




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