13 gennaio 2014

Ascensore spaziale: si puo' fare!

Da queste parti ci occupiamo spesso di tecnologie 'ipotetiche' - tecnologie che, al momento, e' solo possibile intravedere all'orizzonte, e la cui realizzazione dipende dal superamento di una spesso lunga serie di ostacoli. Il che, fra l'altro, spiega il nostro interesse per l'exploratory engineering, la progettazione ed analisi di sistemi non correntemente realizzabili (il termine, non a caso, fu inventato da Eric Drexler, il "padre" delle nanotecnologie). Il rischio, ovviamente, e' che uno dei molti ostacoli di cui sopra si dimostri, in pratica, insuperabile... Ebbene, ora leggo, su Space Elevator Blog, che secondo la International Academy of Austronautics, una delle nostre 'tecnologie ipotetiche' preferite, quella degli ascensori spaziabili, e' "fattibile".

Un giudizio raggiunto dopo uno studio di fattibilita' durato vari anni e recentemente pubblicato e acquistabile qui in formato cartario e su Amazon in versione Kindle:  Space Elevators: An Assessment of the Technological Feasibility and the Way Forward.

Dal comunicato stampa della IAA e dal look inside di Amazon (traduco-riassumo):

Il rapporto indaga le questioni fino ad ora individuate tramite lo sviluppo dei concetti di base nel settore degli ascensori spaziali nel corso degli ultimi dieci anni. Si apre con un riassunto delle idee presentate da Edwards e Westling nel loro "The Space Elevator" (2003). Da allora e' nato un movimento globale i cui singoli membri si concentrano sulla propria specialita', applicandola allo sviluppo di uno ascensore spaziale e delle relative infrastrutture. Il rapporto provvede risposte a questioni di base quali: perche' costruire un ascensore spaziale? E' possibile? Come sarebbe possibile integrarne i vari elementi, creando un "sistema di sistemi"?

Gli autori individuano l'anello debole del progetto nella disponibilita' di materiali sufficientemente robusti e allo stesso tempo leggeri per la costruzione di un cavo di 100.000 Km di lunghezza. Il terzo capitolo del rapporto e' dedicato a tale problema e sostiene, sulla base di proiezioni, che esistano "buone prospettive" perche' i materiali necessari divengano disponibili negli anni '20 di questo secolo.

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